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ANALISI DELLA FASE IN SARDIGNA
Come già valutato nell'analisi generale, l'imperialismo (ovvero la massima fase evolutiva del capitalismo, in cui si formano i monopoli capitalistici caratterizzati dal legame tra ambito produttivo economico e mondo finanziario) controlla in questo determinato momento storico lo scenario mondiale. Questo momento storico, come già detto, è segnato dalla crisi del sistema capitalistico, ed il peso di questa crisi viene scaricato sulle masse popolari del pianeta, condizione che determina una situazione di instabilità per il controllo mondiale imperialista e che si evolve, sotto questo aspetto, su due direttrici opposte ed inconciliabili: da una parte la lotta delle masse popolari contro il peso della crisi generale che essi sopportano, dall'altra la tendenza dell'imperialismo di soffocare le lotte e risolvere il problema della crisi con la tendenza alla guerra. La Sardigna 1 , in questo scenario generale, si inserisce con tutte le sue particolari contraddizioni: è una nazione non sovrana all'interno di uno dei principali Stati imperialisti del mondo appartiene ad uno Stato il quale appartiene al blocco strategico filo-USA e per questo sopporta il peso di questa alleanza col paradossale aspetto che “gli alleati di chi ti nega la sovranità possono a loro volta negarti la sovranità”. (Sulle voci dello smantellamento della base USA di S. Stefano noi diciamo che gli statunitensi per noi se ne saranno andati solo quando davvero se ne saranno andati) pur essendo ogni giorno sempre più palesemente riconosciuta anche da alcuni settori della borghesia come nazione a sé, la Sardigna vive la pesantissima contraddizione della negazione del proprio diritto alla sovranità sotto molteplici aspetti. Del manifestarsi di questi aspetti sono artefici a volte lo Stato italiano, a volte l'alleanza dell'imperialismo italiano con imperialisti di altri Paesi il colonialismo in Sardigna manifesta di avere, tra i suoi effetti, il compimento del genocidio nazionale del Popolo Sardo L'argomento è molto vasto e preferiamo quindi affrontarlo sviluppando in maniera per lo meno essenziale i punti fissati:
La Sardigna appartiene forzatamente a quello Stato plurinazionale governato dalla borghesia imperialista italiana che è conosciuto come Stato italiano. La sua sovranità sul suo territorio è assegnata all'attuazione dello Statuto Autonomo Regionale, il quale ha pertinenza legislativa su tutti gli aspetti secondari del governo di un territorio e su nessun aspetto essenziale. Lo Stato italiano, che decide su tutti gli aspetti fondamentali della vita del nostro popolo (dalla regolamentazione economica alla destinazione d'uso del territorio) ha una voce in capitolo non contrastabile dalla legislazione regionale: possono essere esempio le bocciature della Corte Costituzionale italiana alle proposte di referendum sulla zona franca, sulle basi militari, su un referendum consultivo regionale riguardo alla base USA di S. Stefano ecc. La situazione che vive dunque la nostra nazione è innanzitutto quella di una nazione che non può realmente avere una sua sovranità. L'ulteriore problema che grava su questa situazione è che l'Italia è uno degli Stati imperialisti più potenti del mondo, con una solida e sperimentata rete di rapporti internazionali in particolare proprio nei confronti dell'asse atlantico, il che, come è abbastanza semplice capire, significa che mettere in discussione questo tipo di assetto chiama in causa tutta una serie di rapporti interimperialisti. I Paesi Imperialisti in maniera reciproca tra loro, dalla “caduta” del franchismo in poi, sembrano (forse consci del pericolo che può rappresentare) non voler sostenere in nessun caso le lotte delle nazioni oppresse interne a Stati imperialisti; questo per ora appare confermato nonostante i rapporti tra Stati imperialisti siano, per quanto apparentemente pacifici, tendenzialmente conflittuali. Il non volersi combattere tra loro usando questa carta lascia ben supporre che all'occorrenza possano fornirsi di mutuo soccorso almeno per quanto riguarda questo tipo di problemi. All'interno degli Stati imperialisti dunque è sì molto più difficile la lotta per la conquista della sovranità nazionale, ma, se confermata, la nostra ipotesi dimostrerebbe che questa lotta svolgerebbe già di per sé stessa una funzione antimperialista. Infatti se uno Stato imperialista fomentasse l'indipendentismo in una nazione interna ad un altro Stato imperialista nemico, con lo scopo di condurre in questo modo contro di esso una guerra, noi potremmo anche dire che questa sarebbe una guerra interimperialista, ovvero tra imperialisti, seppur condotta con metodi non convenzionali. Ma se si dimostrasse vera l'ipotesi che gli Stati imperialisti ostacolano vicendevolmente lo sviluppo della lotta delle nazioni oppresse interne (es. lo sporco lavoro reciproco che Spagna e Francia svolgono in funzione antibasca, o la reiterata persecuzione dell'IRA da parte della Repubblica d'Irlanda in combutta con le autorità britanniche ecc.) in queste condizioni (e solo in queste) la lotta per l'indipendenza è antimperialista per sua stessa accezione. La Sardigna non appartiene a nessuna nazione statuale, come per esempio è il caso della Val d'Aosta per la Francia o del Sudtirolo per l'Austria, e per questa condizione molto più difficilmente qualche Paese imperialista sarebbe disposto ad avversare l'Italia per dei “figli di nessuno”. Quanto più è chiaro che nessun Paese imperialista appoggerebbe l'indipendenza sarda in funzione antiitaliana tanto più è vero che la lotta per l'indipendenza in Sardigna è di per se stessa antimperialista. Nella nostra lotta per l'Indipendenza si sviluppa uno scontro inconciliabile tra imperialismo ed antimperialismo.
In virtù della negazione della sovranità nazionale sarda, lo Stato italiano esercita la sua in terra nostra. Questo genera una situazione di asservimento della nostra terra addirittura doppia: infatti l'Italia, considerando come sua la nostra terra, non solo la occupa e la usa a suo piacimento, ma per giunta la affitta, la cede, la presta, la regala come segno di amicizia ai suoi alleati. Questo, è inutile dilungarsi davanti a tanta spudorata evidenza, è il caso delle servitù e basi militari sia NATO che USA. Le più imponenti ed importanti esercitazioni della NATO si svolgono da lungo tempo in Sardigna. Lo Stato italiano ha, come se non bastasse, un profitto enorme nell'affittare le aree per esercitazioni interforze. Notoriamente niente di questi profitti viene investito in Sardigna se non per ulteriori scopi bellici o comunque per settori economici strettamente legati all'occupazione militare. Il nostro popolo, con tanta evidenza vittima dell'odiosa schiavitù imperialista e militarista, si ritrova paradossalmente a fornire la propria patria affinché su di essa gli eserciti dell'imperialismo provino, inventino, sperimentino, affinino le più perfette e brutali tecniche di annientamento di esseri umani. La situazione per cui il 66% delle installazioni militari italiane si trova in Sardigna ha motivazioni sicuramente non casuali: se avessero creato ricchezza certamente sarebbero state tutte in Italia. E' interessante notare che la restante fetta di percentuale è dislocata in gran parte in Friuli, altra nazione senza Stato all'interno dello Stato italiano. Coincidenze. Tuttavia, le installazioni militari pongono condizioni particolarmente favorevoli al permanere e sedimentarsi del colonialismo per cui questa altissima percentuale sarda è assolutamente “comprensibile”. Questo tipo di destinazione d'uso ha infatti bisogno di enormi spazi aperti col minor numero possibile di abitanti (fondamentalmente perché meno gente protesta e meglio è); non produce ricchezze nei territori interessati ma anzi li impoverisce totalmente e per giunta sprecando ricchezze; impone, attraverso il necessario impiego di personale, il trasferimento di un ingente numero di persone fedelissime in un territorio di molto dubbia fedeltà all'invasore 2 ; tiene distante dal centro dell'imperialismo (essendo noi, nella visione italocentrica, periferia) i rischi per la salute che questo tipo di attività implica, sia per rischio di incidenti sia per livello di inquinamento che queste presenze causano; terrebbe distante dal centro dell'imperialismo (e avvantaggiandosi anche dell'esiguità della popolazione) una eventuale protesta popolare per reazione ai rischi appena esposti; contribuisce, attraverso una attenta e mirata dislocazione dei siti, a garantire una efficace e continua presenza di fedelissimi nei punti nevralgici di quello che, a ragione, lo Stati italiano considera un territorio tra i meno italianisti e più propensi a dare vita a ribellioni. Tutto ciò possiamo considerarlo maggiormente se messo in relazione a una di quelle notizie “rivelazione” che escono fuori raramente in questi ambiti, e cioè che sin dagli anni '50 il Pentagono USA consigliava vivamente all'Italia di assicurarsi in ogni modo l'assoluto controllo strategico della Sardigna in quanto territorio fondamentale per il controllo del Mediterraneo e del Nord Africa. Non è un caso che la base segreta di Gladio (organizzazione paramilitare anticomunista creata dai servizi segreti) fosse, e tuttora è, in Sardigna… In uno sviluppo dello scontro tra imperialismo ed antimperialismo il nodo verterà tra nemici e difensori della Sovranità Nazionale Sarda.
La Sardigna e la sua millenaria cultura vengono lentamente conosciute nel mondo. Sempre più esponenti della cultura borghese si ritrovano a dover ammettere, davanti ad un'evidenza che l'italianismo democristiano del passato non riesce più a celare, che il Sardo è una vera e propria lingua e che il popolo che la parla è una vera e propria nazione senza Stato… Molti di quelli che nel passato sono stati tra i più accaniti nemici della nostra lingua, oggi tengono conferenze nelle quali ammettono che la prima lingua romanza di cui si abbia testimonianza scritta è proprio la nostra, dovendo riconoscere che la si parlava e scriveva prima che nascessero il francese, lo spagnolo, figurarsi poi l'italiano… Sentire riconoscere questo tipo di cose è importante perché dimostra che chi con tutte le sue forze ha cercato di distruggerci come popolo (e non ce l'ha fatta) oggi è costretto ad ammettere davanti a tutti almeno che esistiamo! Cose del genere sono certamente dei passi avanti, seppure non enormi, ma comunque passi avanti. Tuttavia la borghesia italiana che ci riconosce come nazione, e che dai tempi del Kosovo ha imparato a fingersi in favore dell'autodeterminazione dei popoli, non può permettersi il lusso di essere conseguente nei nostri confronti. Cosa ci guadagnerebbe la borghesia italiana dalla nostra indipendenza? Evidentemente niente. Ma siccome non sta neanche bene negare l'indipendenza a ciò che si definisce nazione, la borghesia italiana unionista, con a capo il suo illustre esponente Ciampi, preferiscono falsare la realtà. Preferiscono accomodarsi gli animi sentenziando che siamo tutti Italiani, che l'Italia valorizza le regioni, i regionalismi, le parlate, che tutela le minoranze (odioso termine) con apposite leggi ecc. Tutti sanno, sia la borghesia che le nazioni oppresse dell'Italia, che questa declamata unità nella diversità è in realtà sottomissione alla sola classe sociale che ha interesse a tenere unita quest'Italia: la borghesia imperialista italiana. Questa classe al potere in Italia, composta dagli industriali e dai banchieri, alleata degli USA, della mafia e del Vaticano, nemica degli interessi dei lavoratori italiani e dei popoli che compongono lo Stato italiano è la vera artefice del colonialismo che in questa determinata epoca storica tiene soggiogata la nostra terra. In altre epoche lo fu questa o quell'altra nazione, in altre il feudalesimo italiano, in altre la monarchia reazionaria, la borghesia nazionalfascista, oggi la borghesia imperialista italiana. Essa opprime la Sardigna con la potenza propria di uno Stato imperialista moderno. Il manifestarsi dell'imperialismo in Sardigna assume fondamentalmente la caratteristica del colonialismo. A volte lo Stato italiano sviluppa il suo colonialismo in maniera autonoma, ad esempio distruggendo la nostra lingua nazionale e imponendo la sua, rapinando le tasse destinate alla Sardigna, impiantando sistemi economici funzionali non alla Sardigna ma alle multinazionali italiane, appropriandosi delle materie prime sarde che poi vengono lavorate in Italia, agevolando l'assalto stile Far west per gli imprenditori italiani che “investono” in Sardigna 3 , depotenziando il sistema ferroviario ed obbligandoci a usufruire quasi esclusivamente del trasporto su gomma, imponendo Parchi di ogni tipo (naturali, letterari, culturali, geominerari, artistici ecc.) purchè diano la garanzia di non produrre niente e di dover sempre essere legati ai finanziamenti (assistenzialismo coloniale) eccetera. Il colonialismo italiano in Sardigna si sviluppa in definitiva su tre principali campi d'intervento, ovvero quello economico innanzitutto, quello militare e, come conseguenza di questi primi e per ovvia necessità, nell'ambito culturale. Altre volte lo Stato italiano attua il suo sfruttamento in Sardigna in accordo con imperialisti di tutto il mondo: tipico è l'esempio degli intrecci fittissimi tra finanza mondiale e rapporti economici in Costa Smeralda e in altre zone costiere della Sardigna 4 , ma sono molto interessanti anche gli annunci di bandi lanciati a livello mondiale affinché da qualche parte si possa trovare qualcuno che venga in Sardigna e porti via in maniera pressoché gratuita le ricchezze del sottosuolo. Tanto per citare un esempio quest'ultimo è il caso del carbone (su cui si stanno gettando come avvoltoi ditte dall'Italiana Enel alla spagnola Endesa per proseguire con colossi statunitensi ecc.), o delle sabbie silicee 5 , o del granito sardo che i Sardi devono solo estrarre perché la lavorazione deve avvenire in Italia (discorso molto simile vale anche per il corallo), per non parlare poi delle ditte prima australiane e poi canadesi che estraggono l'oro per tonnellate col solo vincolo di assumere quattro o cinque operai del posto (a Furtei dopo aver preso tutto l'oro possibile hanno lasciato, oltre ai disoccupati, anche un territorio con altissimo inquinamento da cianuro, utilizzato nell'estrazione). L'utilizzo da parte delle forze della NATO del nostro territorio è poi l'esempio più evidente del connubio tra imperialismo italiano e mondiale e di tutto ciò che, come accennato, esso crea alla nostra terra. La realizzazione di una vera Sovranità Nazionale in Sardigna passerà attraverso lo sviluppo della lotta anticolonialista.
L'esistenza e la persistenza del colonialismo italiano in Sardigna è dovuta non solo all'intervento attivo italiano, ma anche ad un intervento passivo sardo. Su quale sia l'intervento attivo italiano abbiamo accennato. L'intervento passivo sardo è dato in parte da quel settore che abbiamo visto riguardo alle basi militari: essi sono gli unionisti più sfegatati presenti poiché anche nel loro eventuale essere di impiego “civile” la loro vita materiale è garantita dall'occupazione militare della nostra terra e ragionano come militari occupanti. Inoltre in questo settore passivo è fondamentale il ruolo di quella composita e variegata borghesia sarda che viene definita “borghesia compradora”: all'interno di questa ampia varietà, composta non stabilmente da alcune categorie della media e piccola borghesia sarda, ed alcune categorie di terziario, riconosciamo tutta quella fascia politico-economico-sociale 6 che ha un guadagno diretto dato dal ruolo di intermediazione tra la borghesia colonialista italiana o comunque internazionale, e le masse popolari sarde. Ai bordi di questa alleanza stanno due figure in cerca di ruolo storico autonomo e che solo saltuariamente alzano la testa: quella parte di borghesia sarda che oscilla tra il ruolo di compradora e di nazionale a seconda della convenienza, e le masse popolari sarde. Quando la borghesia sarda non trova un ruolo attivo si traveste da italiana e fa gli interessi dell'Italia trattenendo le briciole. Quando le masse popolari sarde non trovano un ruolo attivo nella vita sarda i suoi membri solitamente o si autodistruggono (delinquenza e galere, droga, alcol a fiumi ecc.) o emigrano. Il fenomeno dell'emigrazione delle nostre masse popolari assume le dimensioni di un esodo biblico. Negli ultimi cinquant'anni sono scomparsi dalla Sardigna all'incirca la metà dei Sardi: effetti del genere negli ultimi duemila anni li ha avuti solo la peste nera del ‘600! Se noi prendiamo in considerazione questa deportazione di massa 7 dovuta a fattori politico-economici, e la rapportiamo al fatto che le masse popolari sarde sopportano non solo il peso del colonialismo ma anche il continuo altalenare di italianismo e sardismo da parte dell'infida borghesia sarda ci rendiamo conto di chi è la vera vittima di questo stato di cose. Le masse popolari sarde sono storicamente le fautrici e le custodi della cultura sarda: esse hanno creato e tuttora sono le protagoniste della cultura sarda, perché la cultura sarda è ed è sempre stata una cultura popolare. La borghesia compradora, gli antichi printzipales, e prima ancora baronetti e tirannos minores nostrani hanno sempre tradito e ritradito i propri fratelli, purché convenisse alle loro tasche. In questo determinato momento storico, e con un'accelerazione vertiginosa negli anni (solo in apparenza paradossalmente) dell'Autonomia Regionale, va avanti subdolamente ed inesorabilmente la distruzione e l'asservimento delle masse popolari sarde, la loro deportazione in massa, l'annientamento della loro cultura popolare. Esse prendono il mare e si trasformano in cittadini tedeschi, francesi, italiani, i restanti diventano italofoni e vedono la loro cultura distrutta e poi ricostruita nelle varie proposte accademiche ed altisonanti, una sorta di mostro di Frankenstein linguistico-culturale, mezzo comunicativo inutile e sterile, ma adeguato per una borghesia sarda che forse ha deciso di nascere una volta per tutte. Questo terrificante processo ha un nome che tutti sospettano e che nessuno osa dire, forse per paura di spararla grossa, forse per scaramanzia, forse perché erroneamente ancora si crede che tacere un problema è quasi risolverlo a metà, ma il vero nome di questo processo in atto è genocidio. Genocidio di un popolo, genocidio del Popolo Sardo che piano piano sta scomparendo e sta diventando altro. Purtroppo, nonostante la gravità del problema, le masse popolari sarde non sono mai riuscite a costruire una organizzazione che rappresentasse le sue aspirazioni più genuine e profonde se non in pochissimi casi e per periodi comunque limitati (si pensi a Su Populu Sardu e a poche altre esperienze). A Manca pro s'Indipendentzia si pone l'obiettivo di divenire un'organizzazione adeguata al compito di portare avanti le istanze espresse dalle masse popolari sarde e condurle verso un avanzamento nella strada della liberazione nazionale e sociale. La sovranità nazionale e la lotta anticolonialista come presupposto di una lotta per l'indipendenza e il socialismo sono l'unica strada percorribile per la salvezza e la creazione di un futuro per le masse popolari sarde! 1 Come premessa, per capirci, specifichiamo che noi intendiamo per Sardigna la Nazione sarda, cioè l'unità dell'isola di Sardigna e delle isole ad essa pertinenti col complesso dei suoi abitanti che sono riconoscibili nell'universalmente accettata definizione staliniana di nazione. I Sardi stabilmente all'estero (quindi Italia compresa) rappresentano la Diaspora sarda e non precisamente la Nazione sarda.
2 Se in Sardigna è presente il 66% del territorio ad usi militari di tutt'Italia probabilmente (azzardiamo una cifra verosimile visto che i dati sono difficilmente reperibili) almeno un terzo dei militari in carriera vivono qui. Se poi consideriamo che queste migliaia di persone vengono a stabilirsi in Sardigna con la propria famiglia capiamo che si tratta di alcune decine di migliaia di persone (e, badate bene, molto spesso residenti e quindi anche votanti) strettamente fedeli alla politica di occupazione militare in terra sarda. Quando poi andiamo a vedere quante persone sono legate a ditte in qualche modo impegnate in forniture o servizi anche saltuari a basi o comunque installazioni militari la cifra aumenta ancora considerevolmente. Gli interessi di tutti coloro che in Sardigna si oppongono al colonialismo vanno a scontrarsi in maniera assolutamente insanabile con quello zoccolo duro italianista che dal colonialismo ci guadagna. La cessazione dell'occupazione coloniale garantirebbe la rinascita e lo sviluppo della stragrande maggioranza dei Sardi, ma questa minoranza italiana o comunque italianista cercherà di impedirlo ad ogni costo: è infatti dal colonialismo che essa riceve il lavoro. Nella stessa misura in cui la stragrande maggioranza e per lo stesso motivo il lavoro non lo ha…
3 Specialmente gli imprenditori del nord Italia ed in particolare i bresciani, solitamente nel campo tessile ma non solo, hanno imparato il gioco molto remunerativo: essi arrivano in Sardigna e con la compiacenza della Regione ricevono enormi quantità di miliardi, senza dare alcuna garanzia fuorché essere imprenditori italiani e la disponibilità ad assumere per un tot di tempo un certo numero di persone. Scaduto quel periodo che li vincolava prendono il malloppo e scappano, anche se spesso dopo un certo periodo addirittura ritornano e ripetono impunemente lo stesso gioco. I nostri soldi se ne vanno per arricchire i miliardari norditaliani e per creare altri disoccupati. Questo genere di rapina del resto non è neanche nuovo: tutti ricorderanno l'esorbitante finanziamento per la creazione dei poli petrolchimici e riguardo a questo il particolare che il finanziamento superava di gran lunga la spesa effettiva, con grande felicità di Moratti, Rovelli e compagnie che intascarono i soldi pubblici… 4 E' risaputo che in queste zone prosperano abbondantemente gli affari e gli investimenti non solo dei finanzieri e dei capitalisti ma anche delle mafie di tutto il mondo, ma come ben sappiamo in Sardigna la repressione è impegnata a perseguitare un ormai inesistente banditismo: evidentemente tollerare gli affari della mafia rende bene anche a chi non passa per mafioso… 5 L'ex presidente della Giunta regionale di Forza Italia Mauro Pili ricorderà bene, dato che quando era in carica firmava illegalmente e senza sentire il parere di nessuno concessioni minerarie a chiunque bussasse al suo ufficio. 6 Quando si parla di ciò che generalmente viene definito clientelismo in realtà in Sardigna si sta indicando il ruolo clanista della borghesia compradora. Essa è la guida indiana sarda degli interessi italiani, separa il nostro popolo in guerre di campanile e campanilisticamente spartisce le briciole che lo Stato investe. Unisce in enormi cordate simil-mafiose interessi interni (dei compradores) con interessi coloniali, incanta le masse popolari col miraggio del lavoro e spiana la strada agli imprenditori più avventurieri del colonialismo, lega gli interessi del consistente terziario insieme a quelli della politica parassitistica e questi insieme agli interessi della borghesia imperialista. Tende a negare con tutte le sue forze un ruolo alle masse popolari colonizzate da una parte predicando il fatalismo, lo scoraggiamento, la propria inferiorità, e dall'altra corrompendole ed ostacolando la loro insofferenza con ogni mezzo: dall'inganno, alla minaccia, dalla persecuzione sbirresca alla promessa di occupazione.
7 Deportazione che comunque è forzata solo per le masse popolari: la borghesia sarda emigra non per fame ma per aumentare i propri affari. Abbiamo già detto comunque che la Sardigna come Nazione Sarda e la Diaspora Sarda (o Disterru) sono comunque due cose diverse. L'emigrazione annienta lentamente la Nazione Sarda e favorisce la sua riconversione in Diaspora.
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