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ANALISI DELLA FASE INTERNAZIONALE 

FASE IMPERIALISTA DEL CAPITALE E NOSTRI COMPITI

 

Crisi generale del capitale: ripercussioni sulle masse lavoratrici dei paesi imperialisti e sulle masse delle colonie.

La fase in cui si concretizza il lavoro politico di a Manca pro s'Indipendentzia che ha come obbiettivo principale il socialismo e l'indipendenza nazionale è caratterizzata dalla seconda crisi generale di lunga durata del capitalismo, iniziata alla metà degli anni 70. Generale nel senso che non riguarda solo alcuni aspetti, ma il complesso della società, quindi di estensione mondiale.

Essa all'origine si manifesta come crisi economica per sovrapproduzione assoluta di capitale. Infatti, nonostante tutto l'ingente plus valore che i capitalisti estorcono alle masse lavoratrici, essi se lo vedrebbero ridotto se lo investissero su nuovi cicli produttivi; cioè, non riuscirebbero a trarre dall'investimento di tutto il loro capitale un profitto adeguato per la sua valorizzazione.

E' ovvio, che i capitalisti per valorizzare il loro capitale (perché questo è il loro scopo), devono trovare altre vie.

La ricerca forsennata che i capitalisti hanno intrapreso per la valorizzazione del loro capitale, ha portato: ad una crescita smisurata del capitale finanziario, alla centralizzazione di capitali a livello mondiale, alla lotta che i singoli capitalisti si fanno per togliere profitto agli altri capitalisti ( i contrasti economici tra i gruppi imperialisti diventano antagonisti) * , ad uno sfruttamento maggiore delle masse lavoratrici e al saccheggio indiscriminato dell'ambiente.

Quindi i capitalisti, non investendo il loro capitale in nuovi cicli produttivi, sconvolgono l'intero assetto della produzione e riproduzione della società.

Da ciò deriva che le manifestazioni della seconda crisi generale di capitale sono: una crescente disoccupazione, una crescente emarginazione, un malessere e un malcontento sempre più diffusi.

Dalla sua origine economica la crisi trapassa sia in crisi politica che in crisi culturale. Una crisi mondiale e di lunga durata per l'appunto.

La crisi politica ha per contenuto i contrasti di interessi diversi che si generano tra i vari gruppi che compongono la borghesia imperialista.

Le istituzioni, i modi e le concezioni che essi hanno creato per regolarizzare i loro contrasti e per dirigere le masse lavoratrici non sono più adeguate (capitalismo dal volto umano, fandonia dei revisionisti moderni). Da ciò nascono le instabilità croniche dei regimi politici dei vari paesi e le instabilità delle relazioni internazionali. Un esempio di questo potrebbe essere l'instabilità dell'iter diplomatico dell'Italia nei confronti del mondo arabo negli ultimi vent'anni.

La crisi culturale nell'epoca imperialista del capitale, si manifesta nella messa in secondo piano da parte della borghesia, della ricerca scientifica, della comprensione del mondo reale e dei processi sociali, mentre da risalto e pone in primo piano la cultura dell'evasione, elabora e propaganda teorie che non danno il senso reale ai rapporti sociali, ma che difendono l'esistente proclamandone l'eternità.

Le masse lavoratrici si ritrovano di nuovo sommerse dall'oscurantismo clericale, trovano rifugio in sette esoteriche, si rivolgono a dei ciarlatani per risolvere i propri problemi, vengono manipolate e disinformate dai vari organi di stampa o televisivi. La cultura dominante è la cultura della borghesia imperialista nel senso che corrisponde agli attuali rapporti di produzione, viceversa la cultura delle masse è la pratica che si acquista nella lotta, e non le prediche dei preti, dei loro capi e dei santoni di tutte le religioni o gli scritti e gli interventi dei vari personaggi pagati dalla borghesia.

La crisi generale di lungo periodo allarga sempre di più il divario tra le masse popolari e la borghesia imperialista, cioè tra quelle classi che per vivere devono lavorare e dall'altra quelle che sfruttano il lavoro altrui. È di lungo periodo perché non può essere risolta a breve termine con singole e piccole misure, anche se vi potranno essere una serie di riprese e di pause. Ogni manovra che la borghesia attua per uscire dalla crisi generale a breve termine è un'illusione. I tentativi alternati dei governi di centrosinistra e di centrodestra negli ultimi 15 anni in Italia (ma non solo, come è ricavabile dall'esperienza politica di tutta Europa) ne sono una dimostrazione lampante. La sua soluzione può arrivare solo attraverso lo scontro tra la mobilitazione reazionaria e la mobilitazione rivoluzionaria. La realtà è che tutti i regimi mondiali che la borghesia imperialista ha realizzato sono in crisi in ogni paese e in essi lo scontro tra mobilitazione rivoluzionaria delle masse e mobilitazione reazionaria sta maturando. Non è più ignorabile da parte di nessuno quanto stanno avanzando sia come adesione numerica che come radicalizzazione dello scontro (in senso di propositività alternativa allo stato di cose esistente) le posizioni che la borghesia definisce “estremiste”. In realtà altro non sono che la trasformazione della società, anzi delle diverse società del mondo, nell'ottica della mobilitazione o rivoluzionaria o reazionaria delle masse popolari.

Le masse popolari mondiali vivono e scontano sulla propria pelle le manifestazioni della crisi generale di lungo periodo. Infatti, esse comportano il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, ovvero generano: disoccupazione, emigrazioni, tentativi di stravolgimento e di eliminazione delle conquiste di civiltà ottenute con lotte dure e inoltre, vengono coinvolte in guerre organizzate dai vari gruppi della borghesia imperialista.

Col procedere della crisi nei singoli Paesi, sempre più ampi strati delle masse popolari e con le più svariate forme di lotta, cercano di impedire il degrado della loro vita e delle loro condizioni di lavoro conquistate con dure lotte. Queste forme di lotta sono il contenuto della resistenza che le masse lavoratrici oppongono al procedere della crisi, e rappresenta il fattore principale di sviluppo della lotta per la rivoluzione socialista. E' infatti da questa tendenza rivoluzionaria delle masse popolari a voler divenire il soggetto, il motore, l'organo decisionale delle proprie condizioni di vita che nasce e si sviluppa, nella strada verso il socialismo, la mobilitazione rivoluzionaria. Le tendenze per le masse popolari che si potranno realizzare all'interno della crisi sono: o la mobilitazione rivoluzionaria o la mobilitazione reazionaria; nel senso che le masse lavoratrici, sotto la direzione della classe operaia, si uniranno per eliminare la direzione che ha la borghesia imperialista sulla società attuale per instaurare la dittatura del proletariato, o cercheranno (invano) di salvarsi in modo corporativo (quindi divise), partecipando insieme alla borghesia imperialista, allo sfruttamento di altre masse lavoratrici.

All' interno delle relazioni interborghesi, assume un ruolo sempre più di rilievo e sempre più in crescendo la combinazione delle varie forme di guerra con la mobilitazione reazionaria delle masse.

Per la loro sopravvivenza gli imperialisti conducono una guerra di sterminio non dichiarata che ha per contenuto le condizioni estreme di vita e di lavoro in cui versano le masse popolari sia dei paesi imperialisti che delle colonie .

Nelle colonie lo sviluppo della seconda crisi generale rivela ogni giorno che passa la realtà della dominazione imperialista. La borghesia tenta di presentarci le colonie come paesi in via di sviluppo, ma la dominazione imperialista alleata con la borghesia e i burocrati o compradori delle colonie ci presenta un'altra realtà. In quasi tutti questi paesi la dominazione si è concretizzata prima come riversamento da parte degli imperialisti delle merci eccedenti prodotte per effetto della sovrapproduzione di capitale * , poi sotto forma di prestito di parte di capitale che nei paesi imperialisti non poteva essere investito come capitale produttivo perché avrebbe ridotto la massa del profitto; infine di questi paesi ne ha fatto dei territori dove gli imperialisti ne fanno dei nuovi campi di accumulazione.

La colonizzazione ha distrutto le condizioni sia pur minime di sopravvivenza di larghe masse, le ha gettate in uno stato di emarginazione e di sottoalimentazione cronica e le ha spinte sempre più all'emigrazione nei paesi imperialisti. Inoltre le ha mantenute in uno stato di arretratezza economica, culturale, di dipendenza e fragilità politica. L'imperialismo genera questo per le masse popolari nelle colonie (perché tali sono e non certo paesi in via di sviluppo). Nelle colonie i capitalisti razziano le materie prime, devastano l'ambiente e sottopagano le masse lavoratrici. Quando la borghesia imperialista non trae più profitto dallo sfruttamento delle risorse o quando comunque queste si esauriscono, essa non abbandona mai le colonie: alcuni singoli capitalisti dediti a questa o quella categoria di spoliazione possono andare via ma la borghesia imperialista in quanto tale non abbandona mai niente spontaneamente. Quando si trova nelle condizioni su esposte converte l'economia in nuovi ed altrettanto lucrosi affari, fino ad infrangere le stesse leggi internazionali e gli stessi “diritti umani” pure costruiti a sua immagine. Sviluppa gli spaventosi giri d'affari derivanti dall'utilizzo di intere nazioni come immondezzai e discariche tossiche del mondo; incrementa le disponibilità alla sperimentazione bellica di alcune aree; occupa interamente a scopi militari aree che precedentemente dovevano essere spartite con l'economia di rapina… Si potrebbe proseguire fino a rasentare la fantasia (che di certo non manca all'inventiva degli imperialisti), ma purtroppo i popoli colonizzati o beneficiari di indipendenze fantoccio sanno che questa è la cruda realtà. Lo sanno i Somali che, a seguito dello tsunami, vedendo le spiagge stracolme di misteriosi fusti rigurgitati dall'onda iniziano a spiegarsi l'esorbitante aumento di tante morti per malattie prima sconosciute nella zona… Lo sanno ad Haiti dove buona parte dell'economia nazionale si sta costruendo sullo stoccaggio di ciò che è troppo pericoloso per restare in Occidente… Lo sanno gli abitanti dei Continenti-colonia che vedono i rispettivi Paesi accordare concessioni misteriose a misteriose ditte occidentali le quali hanno sempre più spesso bisogno di effettuare i loro “lavori” con guardi armate intorno e sguardi indiscreti alla larga… Lo sanno le colonie interne dell'Europa, come la Galizia e la Bretagna inondate impunemente di petrolio e accusate di terrorismo ad ogni minima protesta… Lo sanno in Sardigna, con l'indagine conoscitiva emersa dallo studio della Commissione indipendente nominata dall'Assessore regionale alla Sanità, che dimostra picchi vertiginosi dell'aumento di malattie intorno a basi militari e territori-discarica intorno ai siti industriali e che conferma spudoratamente le paure e gli allarmi dei patrioti sardi… Ma questa avidità e questi soprusi, questo disprezzo svergognato della dignità umana ha generato e genera nelle colonie una crescita politica del proletariato e delle forze rivoluzionarie che lottano contro l'imperialismo per realizzare una società migliore.

Quindi, è una guerra che ogni anno in tutti il mondo per le masse lavoratrici è la causa di milioni di morti per fame, di incidenti sul lavoro, di morti per malattie curabili, la nascita di bambini deformi o con malattie che derivano dall'avvelenamento dell'ambiente, di emigrazioni, ecc.

In ultima analisi, in ogni paese la società così come è organizzata nella forma attuale, non potrà essere mantenuta: o cambierà sotto la direzione della classe operaia alleata con le altre masse lavoratrici, creando una società socialista, distruggendo lo stato borghese e creando uno stato della dittatura del proletariato, o cambierà forma ma restando sotto la direzione della borghesia imperialista, con ordinamenti diversi, ma ancora a regime capitalista e che in termini brevi, per una questione strutturale riproporrà gli stessi problemi.

Dunque è la fase stessa che pone oggettivamente all'ordine del giorno la rivoluzione socialista e che per la sua affermazione le masse devono trovare nei singoli paesi forme adeguate di direzione e di lotta.

La prima ondata della rivoluzione socialista ci ha dimostrato che è possibile abbattere l'ordinamento capitalista e attuare la dittatura del proletariato, ma la vittoria si è realizzata solo quando le masse popolari si sono unite alla classe operaia, e alla direzione delle loro lotte vi era il partito comunista.

Le lotte di resistenza che le masse popolari oppongono alla crisi generale, possono essere vittoriose solo se sono dirette dal partito comunista; un partito, che ha come obiettivo principale l'abbattimento dell' ordinamento borghese per l'instaurazione della dittatura del proletariato, e tutti i suoi militanti, le sue organizzazioni e le sue attività sono funzionali per la realizzazione dell'obiettivo stesso.

Quindi, il compito principale dei comunisti nei loro paesi è quello di creare le condizioni per la fondazione del partito comunista; cioè, di un partito marxista-leninista che con la sua lotta per il potere dà continuità, espande e assicura la lotta di resistenza che le masse popolari attuano per difendere i loro diritti e le loro conquiste. Di un partito comunista che faccia propria l'esperienza di 150 anni e oltre di lotta di classe.

* Ad esempio il processo di formazione di blocchi via via sempre più contrapposti, come è il caso prima della nascita dell'UE come risposta all'egemonia nordamericana in Europa, ed in seguito della progressiva frattura determinatasi con la guerra contro l'Iraq in cui sono andati a consolidarsi da una parte il blocco imperialista franco-tedesco e dall'altra il blocco filoamericano con al suo interno, tra gli altri, la Gran Bretagna e l'Italia.

 

* Uno dei più tristi esempi è quello accaduto ripetutamente del rifornimento di medicinali invenduti o scaduti e (quindi invendibili) alle popolazioni dei cosiddetti Paesi del Terzo Mondo. Da chiarire che le “opere pie” hanno sempre pagato questi medicinali, aiutando, si vorrebbe sperare all'oscuro di tutto, il Capitalismo a smaltire con profitto i capitali in eccesso.

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