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Venerdì, 18 Mag 2012
Lunedì 20 Febbraio 2012 15:39

A cara 'e taula

A cara ‘e taula

 

Mentre la crisi generale del capitalismo annienta le speranze e la vita stessa di milioni di lavoratori, mentre il colonialismo italiano scarica sui lavoratori sardi tutta la sua ferocia, affrettando i tempi del genocidio del popolo sardo, si presenta nel nostro Paese alla fame, con sfarzo e quasi ignaro di tutto il Signor Cara ‘e Taula, ovvero il primo degli italiani, l’Italia fatta a persona.

Al suo arrivo, mentre le guide indiane di Sardigna (di destra e di sinistra) gli si buttano ai piedi con la lingua di fuori, i lavoratori, assieme agli studenti, ai disoccupati, agli indipendentisti lo ricoprono di fischi. Alcuni gli urlano di andare via dalla nostra terra, proprio per il fatto che lui rappresenta l’Italia, intendendo dunque un grido di libertà che cacci lo Stato invasore.

Altri gli chiedono, anzi lo supplicano, a lui che è sommo Pontefice del colonialismo, di una pietosa attenzione: anche davanti al possibile tramonto della nazione sarda vediamo ancora Sardi sfruttati, umiliati, degradati dalla dignità di esseri umani che di fronte all’invasore coloniale supplicano udienza!

Fingendo di non capire in che Paese si trovi, il presidente degli Italiani, abbozza un discorso di circostanza che come al solito loda l’autonomismo che all’Italia tanto è servito per fare il deserto nella nostra terra, non dimenticando naturalmente la retorica nazionalista che vuole la nostra Patria come parte integrante del cosiddetto Mezzogiorno d’Italia. Dopodiché, da consolidato copione, le solite promesse da italiano, il che è come dire da marinaio.

Detto questo gli scodinzolanti rappresentanti dei partiti italiani in Sardigna si sperticano in gioiose giravolte e allegri applausi, felici di essere stati visitati dal loro capo supremo. Ricordano grottescamente l’episodio in cui il Re d’Italia, in visita in Sardigna dopo la Grande Guerra, passando in un paese viene solennemente ricevuto dal sindaco. Il sindaco spiega al Re di essere padre di tre figli e di aver perso in guerra il suo figlio maggiore. Alla richiesta del Re di che cosa desiderasse, il solerte sindaco italianizzato, credendo nella sua stupida ignoranza di meritarsi un posto nella storia, non seppe fare altro che chiedere di poter offrire alla Patria del Re anche gli altri due suoi figli!

Oggi che l’Italia ha distrutto il nostro Paese, ha disperso con l’emigrazione i nostri giovani migliori, il capo degli Italiani, a cara ‘e taula, osa venire nel nostro Paese martoriato dallo Stato invasore che lui stesso rappresenta. E oggi come allora saltano fuori gli “Italiani di Sardegna” pronti a offrire gli altri figli di Sardigna, essendo già stati martoriati a centinaia di migliaia i precedenti!

Ebbene se mai non fosse stato abbastanza chiaro dalla constatazione del passato, sia almeno il tragico presente e la paura per un futuro oscuro a far risvegliare il Popolo Sardo.

Almeno davanti alla cosi chiara e palese umiliazione di dover sopportare la visita del capo degli invasori, mentre i traditori della nostra Patria si umiliano senza dignità ai suoi piedi, chiediamo solennemente a tutti i membri del popolo sardo: non importa in questo momento che voi siate o meno patrioti sardi, ma comportatevi almeno con la dignità di Sardi!

Non supplicate colui che rappresenta lo Stato che vi vorrebbe in ginocchio: lui non risolverà i vostri problemi, lui rappresenta lo stato che li ha creati!

Se ancora c’è qualcuno che crede nella presunta indipendenza di qualunque presidente degli italiani, si chieda almeno: se lui è indipendente e non rappresenta i nostri affamatori, i nostri affamatori italiani da chi sono rappresentati se non da lui?

Sardi, comportatevi con dignità di popolo fiero davanti all’oltraggio e allo sfregio del rappresentante di chi ci vuole sterminare con la fame, il sottosviluppo e l’emigrazione!

Fate in modo che un domani i vostri figli, quando saranno liberi cittadini della Repubblica Sarda, non debbano vergognarsi di ciò che voi fate oggi!

A Manca pro s’Indipendentzia 20/02/12