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Giovedì, 23 Feb 2012
Lunedì 09 Gennaio 2012 00:42

Difendiamo l'ospedale di Thiesi

Thiesi, 9/01/2012

La situazione sanitaria in cui versa la nostra terra è disastrosa. Sono ormai anni che ci ritroviamo in tutti i nostri territori a fronteggiare una carenza preoccupante di presenza sanitaria sia di primo soccorso che di cura.

L’ospedale di Thiesi è uno degli esempi emblematici di questa condotta politica scellerata, che mette in ginocchio il bacino di utenza del Mejlogu, con i suoi 20000 utenti e 16 paesi coinvolti ( oltre Thiesi, Banari, Bessude, Bonnanaro, Bonorva, Borutta, Cheremule, Cossoine, Giave Pozzomaggiore, Semestene, Siligo e Torralba).

La non dichiarata chiusura, ma morte procurata per lenta asfissia dell’ospedale ha toccato tutti i servizi che rendevano la struttura di Thiesi un polo di prevenzione, assistenza e cura sanitaria fondamentale nel Logudoro: chiusura del centro trasfusionale, della farmacia interna, del reparto di anestesia e rianimazione, della struttura di chirurgia, del reparto di medicina, ridimensionamento del reparto di radiologia e del laboratorio analisi. Con la perdita dei posti di lavoro collegati ad essi. Di fatto la struttura ospedaliera è solo un edificio privo di qualsiasi reale capacità di risolvere problemi per il territorio.

Questo stato di cose è, ovviamente, effetto della “razionalizzazione” dei costi e dei servizi cosi pensata dalla regione Sardegna e dai vari governi che si sono succeduti negli anni alla sua guida, siano essi di destra o di sinistra, i quali hanno sempre seguito una logica che non ha niente a che fare con il rispetto del diritto alla salute, che la costituzione italiana coloniale dice di garantire nel nostro Paese.

La razionalizzazione dei servizi cosi intesa vuole spostare quasi completamente la possibilità di cura nei grandi poli sanitari dislocati nelle città maggiori, in particolare a Sassari, Cagliari e Nuoro, e fa si che stiano venendo  a mancare le minime e necessarie strutture nei paesi e nei bacini geograficamente più lontani da questi grandi centri.

L'incontro di oggi a Thiesi con l'assessore Simona de Francisci, con gli assessori regionali e provinciali è il tentativo apprezzabile da parte dell’Unione dei Sindaci del Mejlogu  e delle  rispettive Giunte comunali di questi paesi di cercare un dialogo con le istituzioni per una soluzione della problematica. In questo confronto non si deve però perdere di vista il valore strutturale e politico che le decisioni prese da queste istituzioni hanno in realtà.

La giustificazione per il ritiro delle strutture minime e dei servizi essenziali (scuole, poste, ospedali, guardie mediche, ambulatori, farmacie) che garantiscono la vita a un paese o ad una zona che coinvolga più centri utilizzata per i tagli effettuati o ancora da effettuare è nella maggior parte dei casi lo spopolamento dei centri abitati.

Difatti lo spostamento di tutti i servizi verso i grossi bacini di consumo come le grandi città o aree attigue costringe molta parte della popolazione a cercare residenza lontano dal proprio luogo d’origine, e di fatto la conseguenza di questa politica di ritiro dei servizi è esattamente quella di acuire lo spopolamento dei centri urbani più piccoli, impoverendone sia da un punto di vista economico che sociale la vita.

La difesa dei nostri territori e dei servizi, deve avere quindi sia una valenza tecnica, come spiegato nel documento dei Sindaci dell’unione, che una valenza politica, diventando difesa politica del nostro diritto ad abitare e vivere nei nostri territori e a decidere di che strutture abbiamo necessità in essi.

La possibilità di esprimere la nostra volontà parta dalla necessità di essere indipendenti da logiche astruse e irrispettose delle necessità delle nostre comunità e delle nostre collettività.  Volontà che si esprime nella lotta e nella difesa di questi diritti.

La possibilità di autogovernarci realmente passa per le lotte di questo tipo, come quella portata avanti con l'occupazione simbolica dell'ospedale di Thiesi, a cui hanno partecipato molti e molte delle componenti indipendentiste del paese e non solo.

Da indipendentisti non possiamo che appoggiare e sostenere chi nei nostri territori e nelle nostre comunità difende i nostri diritti fondamentali. La nostra più completa solidarietà và a tutte le persone che si impegneranno perché non passino questi tentativi di distruzione del nostro tessuto sociale ed economico e  sosterremo come abbiamo fatto sino ad oggi le iniziative che porteranno avanti le lotte che difendono la dignità e la capacità a decidere del futuro del nostro Popolo.

Fintzas a s’Indipendentzia,

a Manca pro s’Indipendentzia.

Ultima modifica Lunedì 09 Gennaio 2012 01:02