
150° italiano: bassa propaganda con soldi nostri!
Alla cortese attenzione degli organi di stampa,
Sta per terminare il 2011. Anno in cui l’italia ha festeggiato senza badare a spese i suoi 150 anni di unità statale. In Sardigna abbiamo visto feste popolari, iniziative culturali e numerose manifestazioni marchiate dal logo del 150° con le bandierine tricolori sventolanti. Un marchio che è stato impresso davvero a qualunque evento.
Da dove sono arrivati tutti questi soldi per marchiare a fuoco con il tricolore feste popolari, festival della cultura sarda ed organizzare centinai di incontri dove si contraffaceva la storia della nazione sarda come nel caso di Aristanis dove si è cercato di far passare che Eleonora d’Arborea era un’«eroina risorgimentale italiana»?!
Ovviamente si tratta dei soldi dei lavoratori sardi che i rappresentanti italianisti della Regione hanno utilizzato per esaltare l’annessione della nostra terra allo stato unitario e la cancellazione di lingua, cultura, identità e società dei sardi.
Al 2011, dopo un secolo e mezzo di integrazione forzata e tutto sommato fallita, dopo 60 anni di autonomia fasulla e umiliante che senso ha festeggiare acriticamente i 150 anni dei nostri dominatori? Non sarebbe stato meglio aprire una seria e profonda riflessione storica e politica sulla necessità di scegliere percorsi alternativi alla sottomissione italiana? Evidentemente i politici che siedono in Regione e gli enti a lei sottoposti non si sono posti questa domanda e hanno preferito indirizzare soldi e risorse verso un’opera di continui e nauseanti "inni" al tricolore, utilizzando i nostri soldi per fare bassa propaganda colonialista e sottraendoli naturalmente alle celebrazioni per Sa die de sa Sardigna e alle risorse per valorizzare l’utilizzo della lingua sarda come lingua veicolare.
A tal riguardo, A Manca pro s'Indipendentzia denuncia il plagio culturale nel quale è costretto il nostro popolo soprattutto a livello scolastico. Poche risorse vengono destinate alla lingua sarda e all'insegnamento della nostra storia nelle scuole durante l'orario curricolare e in compenso si promuovono iniziative "culturali" come quella proposta dal concorso per la produzione di un cortometraggio sull'unitàdello stato coloniale, da parte degli studenti delle scuole superiori della Sardigna, di cui proprio in questi giorni sono stati pubblicati i risultati (si veda la notizia: http://www.regione.sardegna.it/j/v/13?s=183897&v=2&c=3&t=1&fb_source=message). Un concorso d'idee, che aveva come obbiettivo quello di "diffondere nei ragazzi il valore dell’Unità d’Italia e degli ideali che hanno ispirato e sostenuto coloro che hanno contribuito a realizzarla", una lettura della storia anelastica e fascista, degna dei migliori regimi coloniali. Così facendo non si promuove di certo negli alunni la conoscenza della storia del proprio popolo, non si promuove il recupero della memoria, ma s'impoverisce il bagaglio culturale delle nuove generazioni, cercando di creare, in persone senza strumenti, possibili burattini al servizio del colonialismo.
La sinistra indipendentista sarda invita tutti gli operatori del mondo della cultura e della scuola ad aiutare gli studenti a ritrovare la propria coscienza civica nei valori che da sempre hanno animato la storia della Nazione Sarda, dando loro strumenti e spazi per costruirsi una coscienza storica e culturale libera dalle imposizioni di regime.
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