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Giovedì, 23 Feb 2012
Venerdì 23 Dicembre 2011 15:19

Nessun radar in Sardigna. continuiamo la battaglia!

Alla cortese attenzione degli organi d stampa,

 

Ad un mese dalla pubblica udienza che i giudici del Tar avrebbero dovuto affrontare il 25 gennaio per discutere i ricorsi presentati dalle associazioni ecologiste e dal comune di Tresnuraghes al fine di impedire l'installazione del radar, apprendiamo, in seguito ad una nota depositata presso la cancelleria del tribunale amministrativo, che, per varie ragioni, le amministrazioni hanno deciso "di non coltivare ulteriormente il disegno di installare l'apparato nel sito per cui è causa".


In realtà la nota non fa riferimento esclusivamente al sito di Tresnuraghes ma anche a Capo Sperone, Capo Pecora e L'Argentiera e agli altri che sarebbero dovuto essere gestiti dalla Guardia di Finanza. Alcuni radar sono stati dunque bloccati dal Tar. Tuttavia si rende noto che alcuni di questi radar, reputati indispensabili, verranno comunque installati e probabilmente sorgeranno, come proposto dal presidente della provincia del Sulcis-Iglesiente Tore Cherchi durante una riunione, tenutasi nel Maggio scorso coi prefetti di Cagliari, Oristano e Sassari ed i sindaci dei comuni reputati idonei, all'interno di aree già soggette all’occupazione militare italiana. Questa è stata la posizione di molti altri esponenti del noto partito colonialista PD e delle associazioni “ambientaliste” sue affiliate. Per loro questa sentenza è certamente una vittoria, ma per noi difensori della sovranità e della libertà dell’isola di Sardigna?

 


Leggiamo con amarezza i festeggiamenti di molti. In realtà si tratta di una sconfitta sul piano politico. Se oggi infatti accettassimo questa come una vittoria staremmo avallando la miopia e/o la malafede che ha spinto amministrazioni locali, personalità istituzionali e molti tra i contestatori dei radar a portare avanti un gioco al ribasso senza porre come centrale la questione della sovranità nazonale.

I radar militari verranno infatti installati perché ritenuti indispensabili dai vertici della NATO. Ecco i siti: Capo Caccia ad Alghero, Capo San Marco a Oristano, Capo Sandalo nell'isola di San Pietro e Capo Sant'Elia a Cagliari. 

Intanto ci chiediamo chi decide che alcune zone della nostra isola sono di interesse ambientale e altre no? Capo Caccia e l’isola di S. Pietro non hanno interesse ambientale e paesaggistico solo perché si tratta di zone recitante dagli italiani?

Inoltre la questione più importante non viene toccata: lo stato italiano deve smobilitare la sua presenza militare dalla nostra terra, non intensificarla con opere ritenute di “interesse strategico”.

 

L’errore è stato presentare il problema esclusivamente in termini ecologisti e paesaggistici e non politici. Si tratta di un contentino per frantumare il fronte No Radar  che si era riconosciuto in questa parola d’ordine: "no radar né qui né altrove!".

 

A Manca pro s’Indipendentzia invita il movimento No Radar a fare piazza pulita dei politici italianisti e dei loro ascari “ambientalisti” e a proseguire con ancora maggior vigore la battagia contro l’installazione dei Radar nella nostra terra.

Ultima modifica Venerdì 23 Dicembre 2011 15:55