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Giovedì, 23 Feb 2012
Martedì 08 Novembre 2011 17:55

Il progetto Eleonora: nuovo saccheggio coloniale dei Moratti

Il Progetto Eleonora della SARAS: nuovo saccheggio coloniale dei Moratti

Cinque anni di ricerche di gas nell’Oristanese costate 10 milioni di euro. Altrettanti saranno necessari per arrivare allo sfruttamento ipotetico del pozzo.

 

La Saras dei Moratti è ben nota in Sardigna a causa delle morti di tumore di Sarroch, dei fanghi rossi, degli omicidi bianchi e del modello di sviluppo basato sul colonialismo industriale a tutto beneficio dei grandi capitalisti italiani.

Ora la Saras, invece di smantellare e di andarsene, vuole occupare e violentare nuove zone, anzi rilancia e scopre le carte pubblicizzando la sua creatura: il Progetto Eleonora.  Per tale scopo è stata creata ad hoc la società Sargas .
I dati diffusi ieri nella conferenza stampa della Saras stimano la produzione in 170 milioni di mc annui per 20 anni con una royalty di 3,15.000/anno (una royalty è prevista dalla legge regionale n.20 /59). I dati diffusi sul ritorno economico del territorio a parere dei responsabili Saras parrebbe assolutamente “entusiasmante“. La Saras prevede di ottenere le autorizzazioni entro dicembre e mira a scavalcare  la “VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE” in modo da iniziare a trivellare entro l’estate 2012.

 

La Saras è un colosso capitalista e sa ovviamente come aggirare gli ostacoli nel caso non ottenga le autorizzazioni necessarie. Ciò è già successo con l’Eni a Capo Colonna (Crotone) dove il colosso a maggioranza statale è riuscita a saltare tutti i passaggi intermedi e ad ottenere le concessioni direttamente dal Ministero.
Ciò che aldilà dei dati lascia interdetti è la fretta da parte della Saras di diffondere le sue due parole d’ordine: “tranquillizzare” e “collaborare”.

 

La Saras afferma che il sottosuolo arborense è ricco di gas metano e presenta questo come una miniera d’oro per i sardi. Ma anche se così fosse? Il popolo sardo non ha il diritto di sperimentare nuovi modelli di sovranità energetica invece di continuare ad affidarsi a multinazionali come la Saras che hanno dimostrato tutto il loro disprezzo per la terra e per la gente di Sardigna?

La Saras vuole apparire tranquillizzante e collaborativa soprattutto sotto il profilo della sicurezza. Ma come mai se non c’è pericolo di fuoriuscita di gas i primi cento metri saranno rivestiti con un triplo strato d’acciaio e cemento? Forse per evitare l’inquinamento delle falde acquifere? E se ciò accadesse non sarebbe irrimediabilmente compromessa l’economia di un intero territorio come quello di Arborea che ha fatto la sua fortuna sulla produzione di generi agroalimentari?

 

Non possiamo inoltre non tenere in considerazione la reale possibilità di un interfacciamento tra pozzo Eleonora e Galsi che passerà (se non lo fermiamo!) a meno di 10 km dal pozzo. Nel qual caso la beffa sarebbe doppia, distruzione dell'ecosistema e dell’economia locale e convogliamento del gas estratto verso l'Italia e il nord Europa.

Insomma si profila lo scenario che A Manca pro s’Indipendentzia ha sempre denunciato, l’isola utilizata dallo stato italiano e dai grossi colossi energetici come piattaforma energetica da spremere per assicurare le forniture al nord Italia ed Europa in chiave anti araba e anti russa.

Ultima questione da sottolineare è quella relativa alla salvaguardia ambientale. Il pozzo è previsto all'interno della zona naturistica di S 'Ena Arrubia, zona umida  con uno stagno in cui nidificano varie specie di volatili fra cui l'airone rosso, molto raro. Sarebbe costruito insomma all'interno di una zona ecologica dall’equilibrio molto precario e dovrebbe convivere con la zona umida, un campeggio, la pineta di Arborea, alcune colonie estive per bambini, la zona turistica marina di Arborea, e molte aziende agricole e di allevamento. Se la pressione del gas non fosse quella necessaria (sistema CBM) si dovrebbe utilizzare il sistema ECBM, cioè iniettare CO2 nel terreno perche il gas raggiunga la pressione necessaria per la fuoriuscita dal pozzo di estrazione, con conseguente costruzione di serbatoi contenenti CO2 e quindi ulteriore sfruttamento del terreno antistante il pozzo.

La sinistra indipendentista sarda denuncia il progetto di questa ennesima rapina coloniale e si impegna per costruire una fitta mobilitazione sul territorio per impedire che i predoni italiani possano continuare a distruggere la nostra terra, a depredare le nostre risorse, ad avvelenare la nostra gente e il nostro ambiente e a fare profitto sulla nostra pelle!

Direttivo Politico Nazionale

A Manca pro s’Indipendentizia 

Ultima modifica Martedì 08 Novembre 2011 18:51