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Giovedì, 23 Feb 2012
Venerdì 02 Dicembre 2011 14:39

LA CASERMA DI PRADU CONTRO GLI INTERESSI DEI NUORESI, DEI SARDI E DEI POPOLI!

La nuova caserma della Brigata Sassari a Nuoro verrà a costare 24 milioni di euro, 12,3 dei quali provenienti dalle casse pubbliche della Regione e destinati in origine per l'edilizia universitaria, il rimanente stanziato invece dal Comune di Nuoro. La caserma verrà costruita interamente su terre civiche (517 ettari) di proprietà dei cittadini nuoresi (esse sono inusucapibili e inalienabili alla comunità sia in base alle leggi centrali italiane , ma anche alla legge regionale 27-1994 ). Il campus universitario verrà costruito interamente dal Comune con una cifra di 1 milione e mezzo di euro (a differenza dei 25 milioni di euro stanziati da poco per il campus universitario di Cagliari e altri venti per quello di Sassari! ).

Tutto verrà praticamente costruito dalla tasche dei lavoratori che ogni giorno vengono soffocati di tasse di ogni genere, estorsioni giustificate come investimenti per lo sviluppo e il benessere, mentre anche ciò che dovrebbe essere costruito in teoria dai soldi del Ministero della Difesa, viene costruito coi soldi dei cittadini nuoresi e degli studenti di tutto il territorio.

Anche il posto dove verrà costruita la caserma sono terre comunali che per legge sono patrimonio invendibile e incedibile della comunità , il campus invece verrà costruito in cambio di un demanio enormemente maggiore, nella vecchia caserma dell'artiglieria dentro Nuoro, una caserma completamente dismessa e  abbandonata se non fosse per la sola e simbolica guardia all'entrata. Considerato che in base all'art.14 dello Statuto Autonomo Regionale i Comuni possono acquisire le aree militari dismesse, ci si chiede perchè il Comune anzi che cercare di requisire una struttura di particolare interesse per la città, svende, anzi regala i nostri soldi e i nostri beni comuni allo Stato italiano.

Per renderci conto dello spreco di soldi attuato dal Comune basti pensare che i 24 milioni di euro usati per questa caserma, potrebbero dare uno stipendio minimo di 1200 euro a 47 persone per 35 anni di contributi, cioè fino alla pensione. Mentre 250 militari, (cifra ancora da stabilire, a volte si parla di solo un centinaio sicuri) situati in una zona fuori dal centro abitato e a ridosso dei centri della grande distribuzione, con uno spaccio interno e con la loro mensa, e sicuramente non tutti residenti a Nuoro, non hanno una ricaduta positiva considerevole nè sull'economia della città nè su quella del territorio, e se valutiamo l'indotto non andiamo lontano a quello che serve giusto per fare le pulizie negli uffici ecc.. L'unico beneficio economico è limitato alla sua costruzione e non è un granchè, il lavoro è dato in appalto alla ditta Pellegrini (del gruppo di De Pascale presidente per la Sardegna dell'ANCE, l'associazione degli edili di Confindustria), un'impresa che sembrerebbe costruire mezza Sardigna (finita sotto indagine nei lavori del g8 a La Maddalena ), essa utilizza lavoratori del posto solo in minima parte e i suoi subappalti vanno al netto  ribasso.

Una caserma non produce e per sua natura non serve a dare al cittadino nessun servizio, è economicamente inutile, 250 stipendi non sono niente a confronto con tutti quelli che avrebbero potuto dare la forza lavoro dei nostri immigrati, una caserma non è un progetto di sviluppo ma di dipendenza e assistenza verso un entità sterile, i posti di lavoro vengono coi progetti di sviluppo seri, fatti in base alle vocazioni e ai bisogni del territorio, creando filiere e unendo i settori economici affini, modernizzando e potenziando l'economia locale e integrandola in quella nazionale sarda. Usare i nostri soldi pubblici e le nostre terre per finanziare progetti estranei alla valorizzazione delle nostre vere risorse, ai nostri processi produttivi, per usufruire delle bricciole dello Stato italiano, significa voler tenere una città in condizione di sottosviluppo e impedire la costruzione di un futuro basato sulle proprie forze, sul proprio lavoro.

I 517 ettari di terre civiche potrebbero essere utilizzati per combattere la disoccupazione e l'assoluta mancanza di spazi per i giovani, i 12,3 milioni di euro scippati all'edilizia universitaria potrebbero essere utilizzati per creare direttamente un campus molto migliore, o una casa dello studente, gli altri 12 milioni di euro regalati dal Comune all'esercito italiano, potrebbero servire per agevolare un'economia che si regga sulle proprie gambe, che crei lavoro e possibilità di crescita.

Nuoro ha delle qualità che altri centri non hanno, per crescere bisogna servirsi di quelle e inserirsi nel territorio, avendo attorno a se i paesi dell'interno, unici, ricchi di cultura e tradizione, ad economia agropastorale, potrebbe assorbire l'offerta dei prodotti e della cultura di questi paesi e porsi come centro del turismo interno sardo e internazionale, ossia investire sulle peculiarità della nostra zona e proporre cose di qualità, dall'ambiente alla cultura ai prodotti. Per fare ciò bisogna rendere protagonista l'economia tradizionale che oggi combatte contro la grande distribuzione, ossia gli artigiani, i piccoli commercianti, i pastori, gli ambulanti ecc...

La militarizzazione non è un modello di sviluppo, in nessun posto della Sardigna si sono arricchiti dalla militarizzazione e daltrocanto nessuna base garantisce la sua presenza indeterminata, e se gli stipendi dei militari sono una ricchezza che innalza il tenore di vita della società, perchè l'economia sarda è a pezzi se la più grande impresa occupazionale della Sardigna è l'arruolamento?

In una città come Nuoro dove sprechi e degrado sono sotto gli occhi di tutti; dove le opere pubbliche sono spesso assenti, o abbandonate a se stesse, o incompiute, o fatte male e lasciate chiuse; dove le famiglie povere vengono sfrattate di casa e buttate sulla strada; dove  i genitori non possono mandare il figlio all'asilo o all'università perchè è solo per chi se lo può permettere; dove le coppie non riescono a sistemarsi; dove la gestione di qualsiasi cosa è affidata ai privati; dove l'incertezza sul futuro e la mancanza di diritti torturano la vita dei lavoratori e dei disoccupati; dove i problemi da affrontare sono strutturali e storici e hanno bisogno di essere affrontati dalle loro fondamenta, urgentemente e radicalmente; il Comune ha pensato bene di investire i nostri soldi e regalare le nostre terre per portare quà chi ha lo stipendio! ecco la soluzione alla crisi e ai nostri problemi! fare tutti da badanti ai militari, diventare la loro servitù, senza preoccuparci di cosa vogliamo noi, dunque pensare a loro e a dividerci una piccolissima parte di 250 stipendi per 36 mila abitanti! questo per l'amministrazione comunale si chiama impiegare bene quei soldi presi forzatamente con multe, more, tasse su tasse, ecc..

Il probelma oggi è creare un meccanismo, un sistema che generi occupazione per tutti sulla base di una pianificazione economica adeguata alle nostre esigenze e alle nostre capacità, illudere i cittadini e soprattutto i giovani su una possibile ripresa delle attività economiche grazie alla militarizzazione, vuol dire continuare a snaturare la concezione del lavoro nella società e incoraggiare l'individualismo secondo cui qualsiasi cosa crei anche un solo posto di lavoro va bene, qualunque sia il prezzo, nella speranza disperata delle migliaia di persone che per occupare quel prezioso e raro posto di lavoro farebbero di tutto.

Chi sostiene il fatto che la nuova caserma sia un occasione per riavvicinare i militari sardi che stanno in Italia, non si rende conto che il problema è molto più a monte, ovvero che bisogna offrire un alternativa ai nostri giovani  che si arruolano, per dare loro la possibilità di istruirsi e trovare lavoro nel proprio campo, e per farli partecipi di una vera costruzione nazionale, fare si che trovino successo nella loro terra con la loro creatività, realizzandosi attorno ai principi di uguaglianza e libertà. Per costruire un futuro di pace e di lavoro a casa loro dobbiamo far capire che l'occupazione militare italiana rappresenta sempre più un pericolo per il nostro popolo, essa ci espone ai contraccolpi delle ingiustizie che lo Stato italiano ha perpetrato in giro per il mondo, guerre che la nazione sarda non ha mai dichiarato, ci espone al rischio di uno Stato di polizia e rappresenta una violazione del diritto all'autodeterminazione della nostra nazione. I sardi che vorrebbero rientrare a casa loro non sono 250, sono migliaia e migliaia di immigrati , ma lo status di piattaforma militare imposto alla Sardigna dallo Stato italiano, come idea di progresso e di benessere, impedisce le condizioni e la nascita di dinamiche per un economia forte e indipendente che possa assorbire tutta la nostra manodopera.

Mentre gli scenari internazionali si riformulano dappertutto, la Sardigna deve sottostare agli ordini di una potenza militare straniera come quella italiana e ai suoi e non nostri alleati, deve sottostare a ogni occorrenza militare, alle misure offensive e difensive militari a seconda di come lo Stato italiano intende procedere nella politica internazionale, il nostro popolo deve piegarsi e accettare tutto quanto come salvaguardia della nostra incolumità!

Che qualcosa di sinistro bolle in pentola non è difficile da capire, basti pensare che in Sardigna sono in programma quattro nuove "supercarceri", nuovi reparti militari e nuove caserme, nuove "maxiquesture", 15 nuovi radar da guerra sparsi su tutte le coste, con la NATO che vuole riprendersi la base per sommergibili nucleari di La Maddalena, con l'Italia che in piena crisi finanziaria compra 161 cacciabombardieri per testate nucleari, con giganteschi carichi di armi da guerra che "svaniscono nel nulla", con l'Europa che afferma di non poter garantire la pace se crolla l'euro ecc... per noi sardi il tutto è da aggiungere ai 24000 ettari di servitù militare, al poligono sperimentale più grande d'Europa, al porto nucleare di Cagliari, ai Cpt, e al controllo capillare e maniacale del territorio.

La nostra assegnazione di fortezza militare italiana, pone la nostra terra come scudo e come avamposto per o contro ogni eventuale guerra italiana, bisognerebbe provare a pensare in questi casi quali sarebbero le limitazioni di libertà per il nostro popolo, quali orrori sarebbe capace di far perpetrare la Sardigna come base logistica di uno Stato colonialista e imperialista, ma soprattutto dovremo smettere di pensare alla guerra come un qualcosa di molto lontano e che non ci riguarda. Gli assetti geopolitici sono oggi in movimento e cambiamento e si susseguono con una velocità molto più rapida che in questi ultimi decenni, ignorare il progressivo avvicinamento delle guerre e il sempre maggior coinvolgimento dell'Italia a esse, esporrà la nostra nazione a una catastrofe annunciata, l'urgenza di smantellare l'occupazione militare italiana dalla nostra da sempre pacifica terra, non è un estremismo, non è eccesso, è un esigenza ovvia e inevitabile.

 

a Manca pro s'Indipendentzia

Gruppo di lavoro territoriale Nugoro