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Venerdì, 18 Mag 2012
Lunedì 24 Ottobre 2011 20:43

Sulla fine della lotta armata di ETA

Sulla fine della lotta armata annunciata dall’organizzazione rivoluzionaria basca E.T.A.


Il termine giusto da utilizzare e’ “impressionate” per definire il ritmo degli avvenimenti che si sono susseguiti in queste ultimi mesi nel Paese basco.
Dopo avere visto ratificata anche dal voto nelle amministrative del 22 maggio scorso, la svolta strategica della sinistra indipendentista, gli ultimi passi obbligati sono stati compiuti. L’adesione del collettivo dei prigionieri politici all’ accordo di Gernika, la presentazione della Commissione internazionale di verifica del cessate il fuoco di ETA, hanno spianto la strada alla realizzazione della Conferenza internazionale sulla pace nel Paese basco, dove personalità internazionali come Kofi Annan, Tony Blair, Jimmi Carter, il senatore statunitense George MItchel, l’ex ministro degli Interni francese Pierre Joxe, il presidente del Sinn Fein Gerri Adams hanno approvato un documento nel quale chiedevano ad ETA la fine della lotta armata e invitavano i governi spagnolo e francese ad affrontare le “conseguenze del conflitto” (prigionieri, disarmo, vittime).
Giovedì 20 ottobre l’organizzazione rivoluzionaria ETA ha diffuso attraverso un video pubblicato dai quotidiani baschi Gara e Berria lo storico annuncio della fine della lotta armata.
Con diversa intensità, negli ultimi cinquant’anni la vita del popolo basco è stata condizionata dalla violenza, le testimonianze dei bombardamenti di Guernica e Durango sono ancora vive, con la vittoria dei franchisti arrivarono anni di repressione, morte, silenzio e paura. In quegli anni un gruppo di giovani vinse la paura e si organizzò contro la repressione che viveva il popolo lavoratore basco. Lo fecero con le armi in mano, impegnandosi in una strenua lotta contro il fascismo e per la libertà di Euskal Herria, quell’organizzazione prese il nome di E.T.A. Euskadi ta Askatasuna (patria basca e libertà).
Sono almeno tre le generazioni di baschi che hanno dato il loro apporto all’organizzazione E.T.A., contribuendo di fatto al raggiungimento di un patrimonio politico di inestimabile valore costruito sui pilastri dell’autodeterminazione del popolo basco, della sua indipendentzia e della lotta per il socialismo. Tre generazioni che in tutti questi anni hanno sacrificato, in molti casi, la propria vita, subito tortura e violenze per il raggiungimento della libertà del popolo basco.

Da indipendentisti e patrioti sardi impegnati nella lotta internazionale contro il colonialismo e contro il sistema capitalistico va il nostro ringraziamento più sincero per tutti questi anni di lotta per la libertà e il socialismo e per l’apporto concreto che hanno dato alla causa internazionale per il rispetto del diritto inalienabile dei popoli all’autodeterminazione.
Nel comunicato del Il 20 ottobre scorso E.T.A ribadisce che “Euskal Herria ha accumulato l’esperienza e la forza necessaria per affrontare il cammino verso l’indipendenza”. È vero, la lotta armata portata avanti in tutti questi anni, non ha ottenuto una vittoria militare nei confronti degli stati spagnolo e francese. Ma questo non è mai stato l’obbiettivo dell’organizzazione in tutta la sua storia. L’obbiettivo era invece creare le condizioni per arrivare ad un accordo che risolvesse il conflitto di sovranità che contrappone Euskal Herria agli stati spagnolo e francese.
La decisione dell’organizzazione E.T.A. risponde ad un processo iniziato dalla sinistra indipendentista basca, processo iniziato con un dibattito profondo e disciplinato, il cui obbiettivo era di costruire una nuova strategia mantenendo l’unità della sinistra indipendentista. Il dibattito si concluse con la decisione che, in questo periodo storico, la lotta per l’indipendenza e il cambiamento sociale in Euskal Herria deve necessariamente passare attraverso vie politiche riconducendo il conflitto alla dialettica democratica e facendo emergere la necessità di accumulare forze soveraniste e di sinistra. Questa posizione è stata delineata nel documento dal titolo Zutik Euskal Herria (Si alzi Euskal Herria).

La decisione di E.T.A. è dunque figlia di una strategia che punta al riconoscimento del conflitto politico ed alla sua internazionalizzazione. La decisione storica di E.T.A. non ha nulla a che fare con scelte di tipo etico o religioso basate sui principi della non violenza, ma è invece frutto di una strategia politica finalizzata alla risoluzione del conflitto fra Euskal Herria e Spagna e Francia. E.T.A. in questa precisa fase storica rinuncia alla lotta armata perché crede sia opportuno dare voce al popolo basco puntando sulla grande forza di cui è capace la sinistra patriottica basca di mobilitare energie sociali e civili.
La strategia della sinistra indipendentista, appoggiata dall’organizzazione armata, può essere riassunta dalle parole di Ahinoa Etxaide, segretaria del sindacato Lab: “In questa situazione, che non ha precedenti nella storia recente del nostro popolo, sono le cittadine e i cittadini baschi la chiave di tutto”, frase pronunciata alla fine della manifestazione di Bilbo del 23 ottobre scorso con decine di migliaia di persone convocate dai firmatari dell’ Accordo di Gernika per chiedere il rispetto di diritti integrali per tutta la società basca.

La sinistra indipendentista ha mosso i suoi passi, ora spetta ai governi di Spagna e Francia rispondere affrontando la risoluzione del conflitto, ad iniziare dalla situazione dei prigionieri politici baschi, più di settecento, rinchiusi nelle carceri e sottoposti a regimi carcerari durissimi.
Purtroppo, leggendo e ascoltando le dichiarazioni dei leader delle principali forze politiche spagnole (Partido Popular e PSOE), si ha l’impressione che predomini uno spirito di vendetta più che di sollievo per un annuncio tanto atteso, richiesto e auspicato da decenni. Le dichiarazioni “sulla sconfitta di ETA, senza nessuna concessione”, sulla “vittoria della democrazia”, la necessità ossessiva di riaffermare che “la storia verrà scritta dai vincitori” nasconde in realtà una paura recondita rispetto alla sfida che ora attende tutte le forze politiche, una volta uscito di scena il pretesto “della minaccia o ricatto del terrorismo”.

Come sinistra indipendentista sarda, ringraziamo tutte le organizzazioni basche che compongono il movimento di liberazione natzionale di Euskal Herria per l’impegno nella lotta profuso in questi ultimi cinquant’anni, perché sono state un punto di riferimento luminoso della internazionale delle nazioni senza stato e dei lavoratori.

Un particolare saluto lo dedichiamo a tutte le prigioniere ed ai prigionieri baschi augurandogli di poter ritornare in seno alle proprie famiglie in tempi brevi, sicuri del fatto che la loro resistenza è stata e continuerà ad essere motivo di profondo orgoglio per tutti coloro i quali nel mondo sono impegnati nella lotta contro l’ingiustizia, il colonialismo, l’imperialismo e il capitalismo.

A Manca pro s’Indipendentzia si impegna a dare risalto a tutto il processo di pace che si sta delineando, augurandoci un giorno di incontrarci seduti ad un tavolo come nazioni libere sovrane e socialiste, per stabilire rapporti di pace e scambio basati sul rispetto reciproco e sull’equità, finalmente emancipate dalla schiavitù in cui Spagna, Francia e Italia ci hanno costrette.


Direttivo Politico Nazionale

A Manca pro s’Indipendentzia

Ultima modifica Martedì 01 Novembre 2011 22:00