
Un'iscola sarda
Con il ddl Gelmini arriva a compimento il progetto di distruzione della scuola e dell'Università pubblica italiana.
In questo momento, più che mai tragico per l'istruzione e per i nostri lavoratori dell'Università, pensiamo che sia arrivata l'ora di fare un bilancio dei risultati che hanno sortito le politiche italiane per l'istruzione in Sardegna e il complessivo impianto del sistema educativo coloniale.
Dopo 150 anni di scuola italiana in Sardegna, di violenta repressione nei confronti della lingua propria dei sardi e di indottrinamento dei giovani sardi teso a italianizzare forzatamente la Sardegna, i risultati in termini di livello di istruzione del popolo sardo e di grado di sviluppo complessivo sono disastrosi ed evidenti.
I diplomati fra i 24 e i 64 anni nel nostro popolo non arrivano al 40 %, contro il 66% della media dei Paesi occidentali; un terzo dei giovani tra i 18 e i 24 anni non hanno il diploma, contro il 15% dell'Unione Europea allargata; la Sardegna è al 250° posto per percentuale di laureati su 262 regioni europee; i giovani laureati in discipline tecnico-scientifiche sono appena lo 0,7%; la disoccupazione giovanile è al 44%. Ai giovani sardi (a parte alcuni interventi simbolici ed estemporanei) continua a venire negato il diritto di ricevere un'istruzione in sardo, con ulteriori conseguenze negative sul livello medio di istruzione, poichè il divieto di potersi formare attraverso la propria lingua, porta con se un gap culturale di partenza, difficile da colmare nel corso degli studi. Già Gramsci prevedeva queste difficoltà; nella famosa lettera dal carcere alla sorella raccomandava l'insegnamento del sardo ai nipoti, immaginandosi che altrimenti, crescendo in una realtà come era ed è quella sarda, avrebbero finito per conoscere "due gerghi e nessuna lingua".
Per salvare l'istruzione in Sardegna dalla rovina a cui la stanno portando i governi italiani di destra e di sinistra è necessario elaborare un nuovo progetto per costruire una Scuola e un'Univesità che siano organiche agli interessi dei lavoratori sardi, e questo a prescindere dalle riforme sempre più catastrofiche che continueranno a fare i governi italiani di tutti gli schieramenti.
I problemi del basso livello di istruzione e della cancellazione del sentimento nazionale sardo hanno la medesima causa: il sistema educativo è stato pensato dallo stato italiano come strumento di italianizzazione della Sardegna e per diffondere forzatamente l'ideologia coloniale in modo da assicurare il perpetuarsi del suo dominio sul nostro Paese. La soluzione a questi due problemi può essere per questo motivo una sola: la lotta contro l'ideologia coloniale all'interno della scuola attraverso una proposta organica della scuola sarda, per i sardi, in sardo.
E' necessario costruire un sistema educativo sardo. Per l‘ inizio di un percorso di riappropriazione della nostra cultura e di costruzione della nostra scuola dovremo basare le nostre lotte su due pilastri:
1) Da una parte l'insegnamento del sardo e in sardo in tutte le scuole di ogni ordine e grado come strumento fondamentale per la comprensione della nostra identità e come diritto fondamentale degli studenti sardofoni e non. Per fare ciò è necessario far partire da subito due nuovi corsi di laurea per la formazione di insegnanti per le scuole primarie e secondarie. Costrueno in questo modo l'unica prospettiva occupazionale concreta per diverse migliaia di studenti delle facoltà umanistiche, in quanto l'introduzione di un bilinguismo reale nella scuola sarda significherebbe dover abilitare all'insegnamento non meno di diecimila nuovi professori preparati a tale scopo.
2) Il secondo pilastro invece deve essere rappresentato da una profonda trasformazione delle facoltà tecnico- scientifiche e della formazione tecnica e professionale, oggi slegate dalle produzioni storiche su cui si basa la nostra economia, e al sostegno delle quali è invece necessario che vengano indirizzate attraverso una prassi di ricerca, finalizzata al miglioramento delle produzioni e legata alla realtà pratica del mondo del lavoro sardo, attraverso sinergie con il sistema produttivo della nostra terra e l'inserimento lavorativo in questo dei futuri laureati.
Dobbiamo far si che si stanzino le maggiori risorse possibili verso questi due interventi, poichè rappresentano oggi l'unica prospettiva di occupazione per i nostri giovani e di sviluppo e diminuzione della dipendenza coloniale economica e ideologica per il nostro Paese.
Ciò sarà possibile solo se i giovani sardi lotteranno per assicurare un futuro a loro stessi e al nostro Paese senza che i sardi debbano più mendicare elemosine all'Italia come ci hanno abituato a fare in questi sessant'anni i partiti e i sindacati italianisti.
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