Arruolamento del popolo lavoratore sardo nelle fila italiane.

L’obbiettivo di A manca pro s’Indipendentzia è quello di proporre una lotta organizzata, che all’interno del movimento di liberazione nazionale, lavori per affrancare i lavoratori sardi dalla colonizzazione italiana.
AMPI ha da sempre individuato nelle forze armate e poliziali italiane in Patria Sarda, l’esercito d’occupazione che l’Italia predispone nel nostro territorio nazionale, con funzioni militari, di oppressione, e di controllo.
Partendo da quest’analisi non è difficile intuire che uno dei grossi problemi con cui andiamo a confrontarci sia l’occupazione militare del territorio, e parallelamente delle sue truppe. Malgrado non vorremo fosse così, quest’analisi ci porta a dover fare i conti con l’elevato numero di sardi arruolati nelle varie suddivisioni delle forze d’occupazione italiane. Va quindi affrontato e senza troppe remore, il problema della nostra classe-natzione, ossia dei nostri lavoratori, arruolati nelle forze d’occupazione italiana.
Coloro che fanno questa scelta all’interno sono persone che cercano di soddisfare diversi bisogni. Sino ad oggi abbiamo osservato solo un aspetto di questa problematica, che è quello più diretto. Ossia il tipo di persone che si arruolano li abbiamo sempre definiti mercenari, ovvero coloro che lo fanno semplicemente per denaro; sardi-italiani, che ricoprono ruoli di rilievo, spesso e volentieri, sono completamente coscienti di quale è il processo che stanno attuando, lavorano quindi coscientemente ad alti livelli per l’occupante italiano. Si tratta insomma di arrivisti, ossia, personaggi ai quali basta fare carriera ed avere un ruolo di spessore, come e perché non interessa, paga la tasca e il proprio bisogno di carrierismo; servi per vocazione, coloro che scelgono di appartenere alle forze d’occupazione perché viste come elemento di forza all’interno della società e di riflesso pensano di goderne i vantaggi economici e di status.
Quello che è interessante analizzare per aMpI sono le contraddizioni pre-arruolamento in cui versa il nostro popolo, di cui una parte decide di attuare questa scelta.
Non è possibile, infatti, osservare l’aumento dell’arruolamento del nostro popolo senza comprendere che questo non è solo causa di colonizzazione, ma effetto della stessa.
conseguente alla distruzione della nostra economia autoctona e conseguente alla distruzione di qualsiasi nuova forma di economia vantaggiosa per il nostro popolo, che non sia tipo militare (ricordiamoci che siamo la regione d’Italia con più demanio militare in assoluto). Molti dei nostri giovani, compiuto il 18° anno d’età ricercano la stabilità economica con l’arruolamento nelle forze d’occupazione italiane. Questo principalmente perché non intravedono nessun tipo di sbocco lavorativo, né manuale né intellettuale (la disoccupazione giovanile in Sardigna arriva al 33-35 %).
si è convinto il nostro popolo, come in ogni colonia, di poter essere all’interno delle stesse forze di occupazione, particolari e diversi. Viene riconosciuto, alla parte del nostro popolo venduto alle armi italiane, il principio etico: basta vedere il mito fatto rinascere della brigata sassari negli ultimi 20 anni o gli stessi cacciatori di sardegna, che portano il nome della nostra patria.
Il beneficio, ossia l’effetto di colonizzazione che ne ottiene lo stato italiano, è chiaro:
- Continuare a portare via dalla patria e dalla possibile costruzione dell’alternativa per la patria, braccia e cervelli, di modo che non siano partecipi di nessun processo di emancipazione del proprio popolo;
- Allontanando questa fascia scontenta di giovani, rendendoli servi del salario, si ottiene di indebolire ogni processo di malcontento nella colonia;
- Fomentare un sentimento nazionalitario italiano, anche attraverso l’etnicizzazione delle stesse forze d’occupazione, serve a distruggere la costante identitaria e nazionale del nostro popolo e a dirottarla verso valori italiani nazionali che non ci appartengono.
- Si assicurano che una buona parte del nostro popolo sia completamento colonizzato e si comporti da colono nella propria terra, difendendo in nome del “lavoro” lo stato italiano e la sua oppressione.
- Attraverso i rapporti sociali, fondamento della costruzione sociale della nostra società, lo stato italiano ottiene di ammorbidire la concezione che il nostro popolo ha delle forze d’occupazione italiane (essendoci tanti sardi all’interno delle stesse, si assiste ad una sorta di accettazione del concetto di milite etnico, che comunque resta parte del popolo e non viene riconosciuto per quella che è la sua reale funzione ossia essere strumento di occupazione militare nella colonia Sardigna).
L’Italia in questo modo ottiene la costruzione non solo di una struttura economica che si oppone a qualsiasi altra costruzione economica possibile, ma continua a costruire un’egemonia culturale basata appunto sull’italianizzazione del popolo sardo per cultura, lingua, e ne stravolge la storia stessa del nostro popolo.
È chiaro che una volta avviato il processo, la possibilità di dialogo con la parte del popolo che si trova arruolato è praticamente impossibile. Questo perché una volta arruolati, il compito che svolgono e la stessa conformazione psichica che vanno ad assumere, li accumuna tutti in un’unica categoria: i mercenari-nemici della classe-natzione.
Ma a Manca pro s’Indipendentzia riconosce il valore altamente repressivo e colonialista dell’arruolamento dei nostri giovani nelle forze d’occupazione e riconoscendolo non può che portare al popolo lavoratore la sua analisi e il suo invito a prendere coscienza e rifiutare questa pratica di divisione degli interessi nazionali, di distruzione della nostra identità e di fratricidio tra sardi.
L’obbiettivo è quello di arrivare alla chiarificazione dello scontro in termini coloniali: ossia lo stato italiano da una parte con il proprio esercito costituito da italiani e il nostro popolo non collaborazionista con l’invasore dall’altra. L’obbiettivo di questa campagna è chiarire al nostro popolo il vero pericolo di diventare uno strumento di colonizzazione e di conoscere lo stesso meccanismo della colonizzazione militare in Sardigna. La chiarificazione avrà, quindi, un ruolo strutturale, ma anche culturale.
Dobbiamo costruire un opposizione forte all’arruolamento del nostro popolo, di modo che nel tempo avvenga l’abbandono da parte della parte lavoratrice del nostro popolo di questa scelta “lavorativa”. Dobbiamo costruire e organizzarci come popolo per creare un’alternativa economica che possa slegarci dalle catene coloniali e dallo stato di dipendenza economico che viviamo. Dobbiamo riniziare a pensarci come patria e riconoscere le possibilità e le risorse immense che questa terra offre, se vissuta indipendentemente dalle leggi economiche colonialiste italiane.
Possiamo essere un popolo che sceglie, che sceglie di che economia vivere, per quale lavoro formarsi per far si che la nostra patria prosperi e viva veramente la propria libertà sia in termini individuali che in termini collettivi. Abbiamo bisogno dei nostri giovani e dei nostri fratelli e sorelle per costruire tutto questo e non possiamo permettere che parte delle nostre energie vengano drenate verso le divise italiane. Queste forze dovrebbero essere impegnate nel vero progetto di liberazione del popolo lavoratore sardo: la costruzione dello stato sardo dei lavoratori. Chi vorrà portare una divisa e dedicarsi alla carriera militare potrà farlo, ma per la Sardigna affrancata, non per il nemico che ci tiene in uno stato di schiavitù e di povertà.
Al nostro popolo diciamo questo:
No T’ARRUOLES! SES SARDU!
Direzione politica di a Manca pro s’Indipendentzia.
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