| Domu - Chi Siamo | |
A Manca pro s'Indipendentzia è un'organizzazione comunista indipendentista sarda. ANALISI DELLA FASE INTERNAZIONALE. Un’analisi internazionale non deve essere caratterizzata da un errato approccio euro-centrico, intendendo l’entità Europa Unita come una categoria imperialista tanto quanto i singoli Stati che la comporrebbero. Lo spazio da cui partire per un’analisi come Popolo Sardo è, geograficamente, storicamente, economicamente, politicamente, socialmente e culturalmente, quello mediterraneo, con la Sardigna, posta esattamente al centro che, da un lato, funge da luogo di incontro degli interessi politico-militari delle potenze imperialiste, dall’altro funge da ponte e luogo di incontro tra Africa, Europa e Medio Oriente. Questo spazio presenta al suo interno situazioni di oppressione nazionale e sociale, nazioni senza Stato, colonie e popoli oppressi che costituiscono un punto di riferimento imprescindibile nell’osservazione delle dinamiche e degli equilibri imperialisti. Punti di riferimento da cui partire per sviluppare un internazionalismo finalizzato alla costruzione di rapporti di solidarietà internazionale e relazioni internazionali per la risoluzione pratica delle rispettive questioni nazionali e sociali. La Sardigna è una colonia dello Stato italiano perché in essa la rapina sistematica delle risorse economiche, delle risorse umane e del patrimonio naturale ed ambientale, lo sfruttamento imposto dal capitalismo straniero (intendendosi in tale accezione naturalmente anche quello “italiano”) a tutti i settori dell’economia, la soppressione di qualsiasi attività economica autonoma e non integrabile e di qualsiasi forma di autogestione delle risorse, l’utilizzo del territorio nazionale come area di servizi del capitalismo internazionale, hanno determinato e determinano un regime di sfruttamento della forza-lavoro del Popolo Lavoratore Sardo ad opera del capitalismo internazionale e del colonialismo italiano ed una sua conseguente oppressione nazionale e di classe. Il colonialismo italiano è: Economico, Politico e Ideologico. Possiamo considerare la fase attuale come una fase di trasformazione del colonialismo dalla sua forma classica ad una più moderna, maggiormente adatta alle esigenze del capitalismo contemporaneo. Questo significa che la Sardigna subisce lenti, graduali ma precisi processi di trasformazione che, da luogo di rapina delle risorse ne stanno facendo un’area di servizi del capitalismo internazionale. È dunque una fase di transizione tra vecchie e nuove forme di sfruttamento coloniale, organica alla ristrutturazione capitalistica in atto all’interno dello Stato italiano e dell’imperialismo mondiale. Ma anche in questa fase di trasformazione il colonialismo mantiene salda la sua “spina dorsale” che è costituita dal regime di dipendenza economica che tiene saldamente legata la Sardigna all’italia. La Sardigna, colonia dell’italia, non può avere settori economici prosperi e autosufficienti, in quanto, se ci fossero, questi potrebbero creare uno stato di autosufficienza, di ricchezza, di autonomia economica, e ciò potrebbe permettere ai Sardi di vivere del loro lavoro. Così l’Italia, in perfetto accordo con la classe politica compradora, preferisce che la Sardigna fornisca solo materie prime, affinché sia costretta a rimanere sempre legata ai finanziamenti assistenziali dello Stato, cioè in uno stato di dipendenza. In quest’ottica si può affermare che qualsiasi lotta politica sviluppata in Sardigna, esterna alle dinamiche della coscienza nazionale, che non incida nel processo di rottura della dipendenza, non porta alcun vantaggio reale per le sorti del Popolo Lavoratore Sardo. Nelle nazioni senza Stato e nelle colonie, lo scontro tra imperialismo ed antimperialismo assume la forma - ma soprattutto la sostanza - della lotta anticolonialista, costituendo la liberazione nazionale dei popoli oppressi un avanzamento del movimento rivoluzionario internazionale ed un corrispondente indebolimento del campo imperialista. L'emancipazione del Popolo Lavoratore Sardo può avvenire esclusivamente assumendo come base di azione la rottura delle catene coloniali che tengono legata la Sardigna allo Stato italiano e contemporaneamente sciogliendo lo scontro capitale-lavoro ponendo in essere il primato del lavoro sul capitale. E’ quindi necessario schierarsi sul terreno dell' anticolonialismo sviluppando la questione dell'autodeterminazione-autodecisione-autogoverno del Popolo Lavoratore Sardo. Per autodeterminazione si intende il diritto del Popolo Lavoratore Sardo di riconoscersi in quanto tale nella propria specificità, acquisendo in questo modo una coscienza di classe-nazione che metta le basi per la questione della sovranità nazionale, ovvero la capacità insita nel Popolo Lavoratore Sardo di decidere autonomamente del proprio destino. Per autodecisione si intende il diritto della classe-nazione sarda di separazione dallo Stato italiano per la creazione della Repubblica Socialista di Sardigna. Per autogoverno si intende il diritto della classe-nazione di gestione delle risorse, della struttura e della sovrastruttura nell'interesse esclusivo del Popolo Lavoratore Sardo e, tramite questo del proletariato internazionale.
Il significato del nostro simbolo Mosso dalla necessità di interpretare il mondo e spiegare la realtà costruendo relazioni tra le cose, l’uomo esprime con una molteplicità di codici il senso profondo della propria l’attività materiale e spirituale, l’idea che ha di se stesso e del suo essere nel mondo. Nel processo comunicativo trasforma la propria esperienza e gli oggetti in simboli, “segni di riconoscimento”, sintesi dei significati connessi al proprio agire individuale e collettivo. Una rosa rossa è un fiore nel roseto o nel negozio di un fioraio e diviene simbolo che racchiude la realtà di un sentimento nel momento in cui viene portata in dono. Una falce e un martello sono strumenti di lavoro nelle mani callose di un contadino e di un operaio e diventano simbolo che sintetizza la lotta politica per la liberazione del proletariato dalle catene dello sfruttamento capitalista, quando sventolano disegnate sulle bandiere rosse dell’organizzazione dei lavoratori. La produzione simbolica è quindi un processo fondamentale dell’azione comunicativa. Nella società capitalista che si regge sulla produzione e sul consumo della propria immagine e dei propri simboli, la comunicazione è un monologo autoreferenziale funzionale al mantenimento del potere della borghesia, attraverso la mercificazione, lo svuotamento e la manipolazione del senso profondo delle cose. Che Guevara sulla lattina di coca cola è un chiaro esempio del meccanismo di annullamento/rifunzionalizzazione dei simboli e della loro capacità di produrre identificazione e riconoscimento in un’idea, in un sentire collettivo. Identificazione e riconoscimento… Sono queste le parole su cui si basa molta dell’attività politica e propagandistica di partiti e movimenti che affidano ai propri simboli il compito di stabilire una duplice identificazione e un duplice riconoscimento: da una parte l’organizzazione deve identificarsi con i propri referenti di classe, e divenirne guida nella rivendicazione e nella difesa degli interessi generali, e dall’altra è la classe che deve identificarsi nell’organizzazione, e riconoscersi nei suoi programmi, nella sua linea politica e nelle sue strategie di lotta... Proprio perché la lotta per la liberazione nazionale ha radici fortissime nel sentimento identitario della comunità, gli elementi simbolici delle organizzazioni indipendentiste tendono a trasmettere un senso di appartenenza tale che non c’è più distinzione tra l’organizzazione e il popolo. “a Manca pro s’Indipendentzia” ha come segno di riconoscimento la Falce incrociata al Pugnale nuragico, con la benda bianca a legare i due elementi, su sfondo rosso. Le uniche scritte sono l’acronimo dell’organizzazione, “a M. p. I.” e sotto, in forma circolare Sotzialismu Indipendentzia. I colori sono: Giallo oro per Falce e scritte bordate di nero; Nero per il pugnale nuragico; Bianco per la benda bordata di nero. La scelta del pugnaletto nuragico va spiegata attraverso brevi cenni sulla storia del popolo sardo. La Sardegna tra il 1800 e il 500 a.C. era autonoma e indipendente e costituiva una nazione. Mancava di unità politica, non esisteva cioè un unico stato ma tante tribù o clan. Giunti dal mare, prima i fenici, poi i cartaginesi cercarono di conquistare l’isola ma non riuscirono a sottomettere le popolazioni nuragiche. Nel 243 a. C. i romani dichiararono la Sardegna e la Corsica provincie dell’impero ma in tanti secoli di guerra non riuscìrono a fiaccare la resistenza dei sardi e a conquistarli. Alla civiltà nuragica appartiene il pugnale ad elsa gammata. Lo si trova infatti appeso al tracollo sul petto delle statuine bronzee raffiguranti guerrieri, capitribù, e altri personaggi. Era un’arma utilizzata nel combattimento corpo a corpo e l’impugnatura ad elsa gammata evitava che il pugnale scivolasse procurando ferite alla mano di chi sferrava il colpo. Veniva altresì utilizzato nella vita quotidiana e nei riti sacrificali. Per noi è segno di riconoscimento e identificazione nella storia del popolo sardo, che è stata e continua ad essere storia di una comunità stabile, storicamente formatasi, che ha la sua origine nella comunità di lingua, di territorio, di vita economica e di cultura, che mai si è piegata al dominatore di turno, e sempre ha dichiarato guerra all’oppressore. Con questo significato il pugnale nuragico è elemento del simbolo della nostra organizzazione e ne rappresenta l’aspirazione e la volontà di indipendenza. Oltre che oggetto della cultura materiale contadina la Falce rappresenta un’idea progressista e progressiva della storia e dell’uomo che diviene azione rivoluzionaria sotto la guida delle organizzazioni politiche del proletariato. Per 150 anni questa idea ha mosso le menti e i corpi di milioni di uomini e donne verso la costruzione di una alternativa politica economica e sociale al sistema borghese capitalista. Forti dell’esperienza e della teoria che nell’arco di un secolo e mezzo ha accompagnato la lotta del proletariato in tutto il mondo, affermiamo che il socialismo è la coperta cucita sugli interessi e sui bisogni del popolo lavoratore sardo, unica prospettiva reale per una società liberata dallo sfruttamento e dalla dominazione coloniale. Il pugnale nuragico è incrociato con la Falce perché richiami il simbolo della lotta dei lavoratori esprimendone allo stesso tempo il carattere identitario e nazionale. La benda bianca che oggi ricopre di volta in volta gli occhi o la fronte dei Mori, a seconda che la classe dirigente si dimostri più o meno intelligente e abile nello strumentalizzare il sentimento identitario del popolo sardo a fini elettorali, d’ora innanzi unisce la Falce e il Pugnale nuragico facendone una sola cosa, così come una cosa sola sono la lotta per il socialismo e per l’indipendenza. Sotzialismu Indipendentzia è infatti la sintesi di un progetto politico complessivo di trasformazione della realtà, per cui il raggiungimento dell’indipendenza è la sola possibilità di costruire un’alternativa economica e sociale per il popolo sardo, e la costruzione di una società comunista è l’unico modo per ottenere una indipendenza sostanziale. Per noi comunisti indipendentisti questo è il punto di partenza della costruzione del Partidu Comunista Sardu, fondamentale e irrinunciabile passaggio storico nella Lotta di Liberazione Nazionale. |
|