Domu - Documentos: Noas Archibiu


A CHERIMUS ESSER UN’ISULA MORTA?

È una prassi consolidata che i colonialisti ripetano continuamente che la situazione è sotto controllo, che i colonizzati beneficiano di tutta la ricchezza e il benessere che deriva dall’occupazione del loro Paese, che se non avessero avuto la fortuna di essere colonizzati sarebbero certamente morti di fame…. La falsità e la menzogna sono dei tratti distintivi abituali di ogni oppressione, di ogni colonizzazione, di ogni ingiustizia, affinché chi è sottomesso non si renda conto di essere tale.
Quando però si arriva al punto paradossale che gli stessi colonizzatori ammettono che la condizione dei colonizzati è pessima, beh allora vuol dire che non si riesce neanche più con le bugie ad arginare l’evidenza del disastro. Questo è quello che sta succedendo al nostro Popolo. Certo, per non smentirsi i colonizzatori non cessano di usare la menzogna, venendoci a dire che la crisi è congiunturale, quando invece si vede benissimo che la nostra crisi è strutturale e si chiama Stato italiano, ma nonostante tutto si trovano costretti a dover fornire dei dati inequivocabili. Vediamo di cosa si tratta.
Il rapporto annuale 2010 della Banca d’Italia fornisce dei dati disastrosi sull’economia sarda.
Il Prodotto Interno Lordo della Sardigna scende al – 4,3%, attestando che l’economia del nostro Paese non solo non cresce, ma addirittura regredisce. Le esportazioni crollano al – 43,9%, consolidando la nostra condizione di colonia, che in quanto tale non deve commerciare i suoi prodotti ma importare e pagare quelli degli altri. Le vendite al dettaglio scendono al – 2,5% rivelando un’ulteriore devastazione di un commercio sardo già in ginocchio, soprattutto a causa della spropositata diffusione di enormi centri commerciali che hanno desertificato il settore. Il rapporto della Banca d’Italia chiarisce che il trasporto merci va a – 17,4%, ma si guarda bene dal rivelare che l’Italia sta smantellando le ferrovie sarde e ha chiuso lo scalo commerciale di Golfo Aranci.
Nel settore dell’edilizia le ore lavorate sono diminuite del 14,8% rispetto al 2008. Naturalmente questa statistica non aggiunge a questo dato tragico il fatto che gli operai edili sardi sono per giunta tra i più mal pagati dello Stato italiano e che la nostra isola per quanto riguarda il settore edile è la prima per morti e mutilati sul lavoro rispetto agli addetti. Ma l’importante è sempre e solo che gli stranieri possano godere della loro villetta estiva, il resto è trascurabile.
L’occupazione cala ancora, con un ulteriore – 3% generale e un – 6,7% nell’industria. Il livello di disoccupazione raggiunge così il 15,4% della forza lavoro sarda. Ma si arriva alla cifra vertiginosa del 18,2%  se si aggiungono i cassintegrati e i cosiddetti “scoraggiati”, cioè quelli che sono disoccupati cronici e non sperano neanche più di trovare un lavoro, tanto che non gli viene neanche in mente di andarsi ad iscrivere ad un ufficio di avviamento al lavoro e spesso non risultano nemmeno censiti in queste cifre ufficiali, perché semplicemente per lo stato italiano non esistono.
In molte zone la disoccupazione giovanile arriva a comprendere la metà della forza lavoro. Se consideriamo che la disoccupazione in Italia si attesta al 7% circa, e ricordiamo che al raggiungimento di questa cifra contribuisce anche la Sardigna, ci rendiamo facilmente conto che il nostro Paese ha una disoccupazione del 12% in più di quella presente nello Stato che ci ha invaso per portarci il suo “benessere”.
La Banca d’Italia si dimentica sfortunatamente di sottolineare che a questa disoccupazione da Terzo Mondo corrisponde un’emigrazione massiccia dei nostri giovani, trasformando il nostro popolo in una Nazione di vecchi.
Solo la sfacciataggine degli analisti economici “sutta ‘e mesa” può permettersi di sottolineare che, comunque sia, il turismo va bene, per il solo fatto che la Banca d’Italia segna un + 4,8% nel trasporto passeggeri e un + 2% negli arrivi dei turisti. Peccato che questi servetti che esultano mentre la nostra nazione muore, si dimentichino di notare che a questi dati in attivo corrisponde un – 1,8% delle presenze turistiche. Cosa significano questi dati contradditori? Perché il trasporto passeggeri aumenta del 4,8% e l’arrivo dei turisti del 2%? Possibile che questi turisti prendano la nave e l’aereo ma solo la metà di loro decida di sbarcare? Possibile che arrivino il 2% in più di turisti ma diminuisca la presenza di turisti del 1,8%? Forse che la quasi totalità di quelli che arrivano si nasconde e non fa presenza? I turisti arrivano numerosi, ma non vanno in nessuna struttura ricettiva turistica. Quelli che chiamano “turisti che vengono a portarci ricchezza” sono in realtà in gran parte amici o parenti di Sardi che arrivano qui a fare qualche giorno di vacanza da ospiti, e non lasciano soldi né ai ristoranti, ne agli agriturismi, né alle pizzerie, né agli alberghi, né ai campeggi…
Questo è il formidabile risultato che ci hanno regalato decenni di amministrazioni italianiste, che hanno fatto di tutto per costruire la monocoltura del turismo: una nazione dedita a passare l’estate tra ospitalità e un contrattino da lavapiatti! Quale nazione al mondo accetterebbe di imperniare la propria economia su un turismo che non porta soldi? C’è veramente ben poco di che esultare!
La Banca d’Italia poi rileva anche l’andamento del credito in Sardigna. Sottolinea candidamente, e come se fosse una calamità di cui l’Italia non ha responsabilità, che le banche in Sardigna hanno smesso di fare credito ai clienti piccoli, fanno sudare sette camicie a quelli medi ed elargiscono senza alcun problema ai grossi. I prestiti sono scesi dal 6,9 al 2,1%. Praticamente quel 2,1% sono le ditte dei grossi pescicani del colonialismo, unici clienti a cui ormai le banche coloniali fanno prestiti senza problemi. Per i prestiti alle famiglie passiamo dal 6,6% al 3,4%, e anche qui la Banca d’Italia non mette assolutamente in relazione questo dato col rapporto dell’Istat, che ci dice chiaramente che oltre un quinto delle famiglie sarde è sotto la soglia della povertà. Ma giustamente le banche coloniali concedono prestiti solo per il 3,4% delle famiglie, ossia alle famiglie ricche. In compenso crescono del 4,1% i depositi bancari, ed in questo caso le banche coloniali nondisdegnano affatto di  aprire le porte ai disperati, dal momento che in questo caso arrivano per depositare i loro pochi risparmi. La Banca d’Italia trascura nel suo rapporto anche un altro dato molto rilevante, e cioè che le cosiddette “finanziarie”, che ormai stanno sostituendo le banche visto che elargiscono finanziamenti a chiunque, hanno visto crescere la loro clientela del 1500%! Anche questo dato ci chiarisce inequivocabilmente il fatto che siamo una nazione povera e con i picciotti degli strozzini che ci aspettano sotto casa.
Intanto, mentre il colonialismo italiano ci mette alla fame, le riscossioni coloniali procedono a tappe forzate, dal momento che a Equitalia non interessa assolutamente quella che è la situazione catastrofica in cui ci ha gettato l’occupazione italiana.
La situazione non si fa più rosea per la fascia dei nostri pensionati, che sono un terzo della popolazione sarda, ossia un sardo su tre vive di pensione. Come riporta l’Auser in questi giorni, i nostri pensionati si ritrovano a vivere sotto la soglia della povertà. La media italiana oscilla tra le 884 alle 702 euro al mese a pensione, che in Sardigna viaggia al ribasso intorno alle 885-580 euro al mese. Ossia la fascia più debole dei pensionati in Sardegna beneficia di più di 200 euro in meno in confronto alla fascia più debole dei pensionati italiani. Ciò significa che il numero dei pensionati sardi che vivono con meno di mille euro al mese arrivano ad essere una percentuale del 46% nel caso degli uomini, mentre la media per le donne sale al 62%. Il 12% sono indebitati con le famose finanziarie, sottoscritte il più delle volte per poter aver modo di aiutare i propri figli in difficoltà, vista la dilagante disoccupazione in Sardegna.
I dati che avete letto qui non li ha forniti un’organizzazione indipendentista, li ha forniti, come abbiamo detto, la Banca d’Italia e  l’Auser.
Sardi, se ancora non volete ascoltare gli indipendentisti, ascoltate almeno quello che vi dice l’invasore: siamo alla fame e bisogna cambiare strada senza perdere un minuto! Ci dicevano che senza l’Italia saremmo morti di fame, ora finalmente loro stessi ci dicono: con l’Italia siete già alla fame!
Non credete che la crisi sia passeggera, per loro potrà passare, per noi rimarrà finché rimarrà l’Italia.
I nostri giovani vanno via, i nostri vecchi muoiono in povertà, e per ogni sardo che va via arriva un colono a stabilirsi in quella che crede essere la terra dei selvaggi. Dobbiamo fermare questo genocidio per sostituzione. La Sardigna è la patria del Popolo Sardo.
Dobbiamo difendere il nostro Paese! Dobbiamo conquistare l’indipendenza: o saremo un popolo libero o saremo un popolo del passato, estinto!

Sostenete la lotta d’indipendenza!