Sulla
sentenza di
cassazione contro Ivano, Paolo e Antonella
Comincia il
processo d'appello per Paolo, Ivano e Antonella
Sassari denuclearizzata!
Sul comizio
di Bossi a Cagliari
Esilio e
libertà. Risposta ad Alfano sulla territorialità della pena
Sul diritto di voto
di Bruno Bellomonte
Sulla
larga convergenza degli indipendentisti sulla candidatura di Bellomonte
Trenitalia
licenzia Bruno Bellomonte
Disoccupazione e rischio
di disastro ambientale a Portotorres!
Incontri
con i sostenitori
Terzo
Congresso di aMpI
Sul
vergognoso articolo su Bruno, apparso oggi sulla Nuova Sardegna
Sulla chiusura delle
indagini su Bruno Bellomonte
La
giustizia italiana e gli operai sardi
Comunicato Stampa sulle
veline aparse sui giornali su Bruno e su di noi
Comunicato stampa
sullo sciopero generale del 05 - 02 - 2010
Sulla sentenza di cassazione contro Ivano, Paolo e Antonella
Come in un canovaccio già scritto e riscritto, anche
stavolta la repressione italiana non cambia il suo modo di lavorare in
Sardigna.
Ieri la cassazione italiana ha giudicato i compagni Paolo, Ivano e
Antonella per i fatti del marzo 2006 a Nuoro. L'atto contestatogli era
l'organizzazione dell'attentato all’ufficio elettorale di tale Bruno
Murgia, candidato di A. N. alle elezioni Regionali. Nel marzo 2006
sulla porta di questo ufficio fu rinvenuto un “ordigno non adatto a
esplodere” come venne dichiarato in sede processuale. L’accusa per i
compagni fu di attentato e di associazione sovversiva, le richieste del
P.M. dai 12 ai 14 anni di carcere.
I processi di primo e secondo grado si sono chiusi nel 2009 con la
condanna dei compagni a pene dai due ai tre anni (gran parte di cui
scontati in carcerazione preventiva e esiliati nelle galere italiane).
Pene molto minori rispetto all’accusa data l’inconsistenza del teorema:
per esempio si era rivelata falsa la rivendicazione loro attribuita di
un sedicente “Comitato di liberazione Sardigna” stilata in realtà da
terzi. La sentenza risultava un palese compromesso che evidentemente
non soddisfava le mire dell’antiterrorismo che opera in Sardigna, né
tantomeno al P.M. De Angelis che ha costruito, organizzato, avvallato e
mandato avanti quest’azione repressiva.
Nonostante fosse già riuscito a far scontare ai compagni tre anni di
galera non si sentiva soddisfatto del risultato della sua criminale
persecuzione politica. Così ha presentato appello alla cassazione
chiedendo che sulla sentenza già scontata fossero calcolate “le
aggravanti”, ossia altri anni di galera, più specificatamente dai 4 ai
12 anni in più.
Il giudice evidentemente deve aver pensato che la verità stia nel mezzo
e ha comminato ai compagni una pena di sette anni e 10 mesi. Cosi da
non mettere in discussione il teorema accusatorio. I compagni al
momento stanno aspettando che le squadracce italiane vadano a prenderli
per accompagnarli in qualche galera.
È chiaro che questo non è altro che un capitolo che i signori
magistrati italiani e tutto l'apparato della giustizia italiana sta
scrivendo nella storia repressiva in Sardigna.
Al di là del fatto che questa operazione giudiziaria sia un colabrodo
di contraddizioni e di falsità, A Manca pro s'Indipendentzia non
riconosce ai magistrati italiani il diritto di giudicare i nostri
lavoratori, non riconosce alla giustizia italiana il diritto di
sentenziare e comminare pene a nessuno nella nostra terra.
I magistrati, i tribunali e gli inquirenti italiani sono organi del
colonialismo e sono la punta di diamante della repressione sociale e
politica del nostro popolo. Essi sono colpevoli di voler zittire
qualsiasi istanza o possibilità di cambiamento sociale nella nostra
terra, utilizzando come scappatoia politico-ideologica processi farsa,
senza prove e chiaramente persecutori.
La nostra solidarietà va ai lavoratori coinvolti in questa inchiesta,
che stanno subendo l'accanimento repressivo di uno stato coloniale come
quello italiano.
Libertà per Paolo, Ivano e Antonella.
Giustizia per il Popolo Sardo.
Direttivu Politicu Natzionale di a Manca pro s’Indipendentzia
17-06-2010
Comincia il processo d'appello per Paolo,
Ivano e Antonella
Oggi 16 giugno 2010 si è aperto l'appello in cassazione
del processo ai compagni Antonella, Paolo e Ivano, sui fatti di Nuoro
del 2006.
Processo politico, processo farsa, basato sulle logiche dei
teoremi repressivi italiani, che i compagni hanno già
pagato in galera, tra carcerazione preventiva e processo,
con tre anni della loro vita.
A Manca pro s'Indipendentzia, esprime tutta la propria
solidarietà politica ai compagni proletari vittime della repressione
politica attuata dallo stato italiano.
Direttivu Politicu Natzionale a Manca pro s'Indipendentzia
su
Sassari denuclearizzata!
Con noi Sassari sarà in prima fila contro il nucleare e
per la sovranità!
Come in molti sanno ad ottobre il popolo sardo sarà chiamato ad
esprimersi sul referendum contro qualunque ipotesi di portare il
nucleare in Sardigna. A Manca pro s’Indipendentzia è già in prima fila
in questa importante battaglia di civiltà: abbiamo indetto la prima
manifestazione nazionale contro il colonialismo nucleare (Cagliari 5
dicembre 2009), abbiamo supportato la raccolta firme per il referendum
promosso da SNI e siamo parte integrante del comitato “per il
referendum contro il nucleare e per la sovranità”.
Il prossimo passo di questa nostra battaglia, una volta eletti in
Consiglio Comunale, sarà proclamare l’intera area comunale di Sassari
“territorio denuclearizzato”. Non si tratterà di un atto simbolico o
fine a sé stesso per varie ragioni: innanzitutto il Comune di Sassari è
molto esteso, (una delle aree più estese dentro lo stato italiano), e
dichiarare l’opposizione al nucleare di un territorio così vasto
risulta di massima importanza. In seconda istanza, una volta eletti al
Comune, metteremo in campo tutte le risorse necessarie per preparare e
informare la cittadinanza sull’importante appuntamento referendario del
prossimo autunno sensibilizzando migliaia di cittadini e preparando il
territorio con la dovuto attenzione. In terzo luogo il Comune, sotto
nostra iniziativa politica, avvierà fin da subito un programma di
autosufficienza energetica promuovendo il fotovoltaico e il minieolico
per garantire l’approvigionamento energetico al progetto del polo
agroalimentare della Nurra a cui stiamo lavorando a stretto contatto
con gli operatori del settore.
Saremo impegnati anche a stilare una proposta alla “Regione” sulla
stesura di un piano energetico nazionale che consolidi
l’autosufficienza energetica della nazione sarda e che punti verso
l’utilizzo di tecnologie pulite, legate al riavvio della nostra
economia e di immediata ricaduta positiva sul nostro territorio
sottraendo il monopolio della produzione energetica alle grandi
multinazionali a cui lo stato italiano ha concesso di mettere a sacco i
nostri territori.
Il Comune di Sassari si dichiarerà una volta per tutte contro il
nucleare e per la sovranità nazionale, economica ed energetica del
popolo sardo, sgombrando il campo dagli equivoci e facendo chiarezza là
dove i partiti italiani sono costretti a prendere ordini da Roma e
chinare la testa davanti agli ordini che arrivano oltremare!
Cristiano Sabino
Portavoce nazionale di A Manca pro s’Indipendentzia
su
Sul comizio di Bossi a Cagliari
Apprendiamo dall’Unione Sarda di domenica 16 maggio che
Umberto Bossi sarà presente a Cagliari il 23 Maggio per un
comizio che avrà luogo in piazza Costituzione.
Come sappiamo la Lega sta cercando di penetrare nell’isola mettendo in
campo diverse strategie mediatiche e clientelari e mettendo a frutto un
caporalato politico per lo più proveniente dal neofascismo (come nel
caso sassarese).
Cosa si nasconde dietro questo strano sbarco? Perché i media danno
tanto spazio ad un partito che in Sardegna non ha alcuna base sociale e
di fatto non esiste (come del resto molti altri “partiti” italiani)? Da
dove arrivano i soldi?
A Manca pro s’Indipendentzia non si scompone di fronte a questa
ennesima prova della degenerazione del sistema-Italia in Sardegna. Non
abbiamo mai creduto infatti che la Lega fosse un partito
indipendentista e abbiamo chiarito anzi che si tratta di un movimento
padronale e barbaro legato agli interessi di quei gruppi di potere
italiani che hanno colonizzato e derubato la nostra terra e messo
storicamente in schiavitù il nostro popolo!
L’Italia è uno stato che tende naturalmente al fascismo, al razzismo,
al colonialismo e la Lega è un segnale di questo inesorabile processo.
La Lega però è in buona compagnia e di per sé non rappresenta certo un
pericolo. Il problema è che questo “partito” fa sistema con gli altri
partiti e movimenti italiani e rientra a pieno titolo nel blocco
coloniale insieme a chi ha sempre amministrato e continua ad
amministrare la nostra nazione a servizio di Roma.
La nostra opposizione alla Lega rientra quindi nella nostra opposizione
ai partiti italianisti di ogni genere e grado, i quali sono
storicamente responsabili del collasso della nostra economia e della
prostrazione in cui si trova la nostra nazione.
Non ci interessa quindi prendere particolari posizioni contro questo o
quel partito italiano (Lega compresa), ma riteniamo anzi indispensabile
intensificare il lavoro politico di costruzione della sinistra
indipendentista sarda, perché questo è l’unico progetto realmente
capace di mettere in discussione gli interessi italiani in Sardigna e
di ridimensionare decisamente lo strapotere dei partiti e delle
clientele italiane nella nostra nazione!
Invitiamo perciò i nostri sostenitore a non cedere ad una protesta di
pancia, perché quello che serve oggi alla sinistra indipendentista è un
lavoro quotidiano e strutturato e un radicamento effettivo sul
territorio. Altrimenti andremo continuamente ad inseguire i comizi
degli altri da una posizione minoritaria e decisamente inutile.
Invitiamo perciò la nostra area a mantenere la calma e a organizzare il
lavoro politico quotidiano che è l’unico antidoto alla barbarie del
colonialismo di cui la Lega è parte integrante!
Sassari, 20-05-2010
Cristiano Sabino
Portavoce nazionale di A Manca pro s’Indipendentzia
su
Esilio e libertà.
Risposta al ministro Alfano sulla questione della territorialità della
pena
Lo stato italiano, tramite il Ministro Alfano, liquida cosi il problema
della territorialità della pena: «la maggior parte dei detenuti sardi è
in Sardegna».
Degli altri 193 poco gli importa: 88 sono lì in attesa, dove è più
comodo che aspettino la decisione dei vari tribunali italiani che li
devono giudicare con il beneplacito di tutte le strutture: quelle
repressive e quelle giudiziarie in primis. Lontano da casa, dalla loro
difesa, dal loro sistema culturale, dal loro mondo. Stipati ad
aspettare i tempi di una giustizia spesso e volentieri, e non per caso,
già decisa. Stanno scontando in anticipo una pena doppia: la pena
preventiva essendo incappati in sa giustissia e la lontananza dalla
loro casa e dalle loro famiglie. Ma questo evidentemente poco importa.
Gli altri 105 condannati definitivamente devono restare là perché è
cosi che va bene alla giustizia italiana. Visto la necessità «che il
criterio della territorialità della pena trova applicazione
compatibilmente con le esigenze di ordine e sicurezza degli istituti
penitenziari e nonché di opportunità per talune categorie di soggetti
che richiedono l’assegnazione in apposite sezioni”. Quindi in Sardegna,
nonostante l’elevatissimo numero di strutture carcerarie, non ne esiste
nessuna adatta a ospitare i detenuti “speciali” dei quali evidentemente
parla il ministro. E la pena aggiuntiva è sempre quella
dell’allontanamento dalla propria terra, dai propri affetti, con tutte
le difficoltà che questo comporta.
Ma noi sappiamo bene che dietro alle questioni burocratiche in ordine
alla necessità della sicurezza (motivazione dell’allontanamento di
questi detenuti), stà un modus operandi che di fatto sancisce la pena
dell’esilio ai danni dei detenuti sardi. L’esilio è stato storicamente
usato per demolire lo spirito di un popolo ed “educare” la società
restante. Mostrare al Popolo che così finisce chi si oppone con un
mezzo o con l’altro allo stato coloniale, sia che questo si chiamasse
Regno di Sardegna o Stato italiano. Ma l’esilio è illegale per lo
stesso codice penale italiano, anche se risulta essere una pratica
consuetudinaria! Pratica che appare d’altronde già dalla postilla
inserita in questo documentino con cui lo stato, tramite la voce di uno
dei suoi massimi rappresentanti, si copre le spalle asserendo di
riservarsi di valutare opportunamente le eventuali istanze di
trasferimento. Questo altro non significa che con un cavillo o con
l’altro, spesso e
volentieri creato ad hoc, per ogni circostanza e per ogni detenuto, le
risposte saranno sempre negative.. in nome della sicurezza, in nome
dell’opportunità etc…
A Manca non si aspetta certo dallo stato italiano di ricevere delle
scuse per l’incepparsi di quello che è in realtà un sistema ben rodato
di repressione e oppressione del nostro popolo: la deportazione dei
detenuti dalla loro terra. Ma denuncia come le prerogative delle leggi
“democratiche” dello stesso vengano sempre meno, con una specificazione
od un’altra quando si parla di sardi e in questo caso di detenuti sardi.
La campagna per Bruno Bellomonte è tra l’altro un simbolo chiaro di
come si muova il sistema giudiziario-repressivo e ben dimostra come
funzionino e come si giochino determinate carte da parte dello stato
italiano quando ci si rivolge al popolo della colonia sarda.
Per ciò l’appoggio di A Manca a questa campagna non si fermerà certo
con questa risposta di ministro dello stato italiano, ma continuerà a
rivolgersi a tutti i sardi sinceri ed onesti che riconoscono in questa
pratica ormai secolare un’ingiustizia continua e diretta contro la
nostra gente.
Presoneris sardos in sardigna e libertade pro sos presoneris sardos,
sono le nostre parole d’ordine sulle quali ci batteremo sino
all’affrancamento del Popolo Sardo.
Sassari, 18-05-2010
Direzione Politica Nazionale
Ufficio stampa
su
Sul diritto di voto di Bruno Bellomonte:
Come sapere Bruno Bellomonte, dirigente di A Manca pro
s’Indipendentzia, è in carcere da quasi un anno in custodia cautelare.
Bruno Bellomonte è uno dei tre candidati a sindaco della nostra città,
sostenuto da una lista aperta di A Manca, ma ci sembra che le autorità
non stiano facendo assolutamente nulla per garantirgli il diritto di
voto.
Solitamente i diritti dei carcerati vengono sistematicamente violati,
compresi quelli civili e politici, nonostante vi sia una legge del 2006
che li garantisce esplicitamente. Ai partiti italiani e ai loro alleati
“sardisti” non interessa assolutamente questo tema, ma solo
muovere le rispettive clientele per fare la scalata nei posti che
contano!
Tornando a Bruno Bellomonte, alle prossime elezioni comunali di
Sassari, si correrà il rischio che a uno dei tre candidati sindaci sia
precluso l’esercizio dei diritti politici.
Ora ci domandiamo cosa stiano facendo le autorità rappresentanti lo
stato italiano in Sardegna. Ci chiediamo cioè se il Sindaco in carica
Ganau, se il prefetto, se la presidentessa della provincia Giudici
stiano mettendo in moto la macchina per far rispettare il diritto di
voto attivo e passivo di cui Bruno gode (fino a prova contraria) in
quanto cittadino sardo elettore del comune e della provincia di Sassari
e candidato a sindaco della sua città!
Nel caso di una aperta violazione dei diritti civili e politici di
Bruno Bellomonte A Manca pro s’Indipendentzia considererà responsabili
politici proprio le massime autorità dell’Italia nel Nord Sardegna,
ovvero il sindaco uscente, la presidentessa della Provincia e il
Prefetto.
Riteniamo infatti scandaloso che ancora alcuna autorità italiana si sia
pronunciata pubblicamente sulla necessità di garantire ad uno dei tre
candidati sindaci il diritto di voto, ignorando bellamente, anche nei
comizi pubblici, il fatto che i candidati a sindaco siano tre e non
due, come invece sostengono i due rappresentanti dello schieramento
italianista nelle loro kermesse elettorali.
La lista di A Manca e Bruno Bellomonte non hanno forse raccolto le
firme necessarie alla candidatura o si tratta di una candidatura di
serie B e se si chi l’ha deciso? Bruno ha o no il diritto di voto e se
si lo Stato come intende farlo rispettare?
Ci auguriamo che lo Stato italiano,per mezzo dei suoi rappresentanti
sardi, prenda le dovute misure in totale autonomia per far rispettare
il diritto al voto attivo e passivo di Bruno Bellomonte!
Direttivu Politicu a Manca pro s’Indipendentzia
15-05-2010
su
Sulla larga convergenza degli
indipendentisti sulla candidatura di Bellomonte
A Manca pro s’Indipendentzia accoglie con favore la
larga convergenza degli indipendentisti sulla candidatura di Bruno
Bellomonte a sindaco di Sassari. Sardigna Natzione, Su Sindacadu de sa
Natzione sarda e altri esponenti del movimento di liberazione nazionale
hanno preso posizione a favore della nostra lista, perché si tratta
dell’unica lista di rottura con il blocco dei partiti colonialisti e
naturalmente in solidarietà a Bellomonte che è ampiamente riconosciuto
come esponente indipendentista.
Al di là del gioco delle parti infatti è ormai palese che i partiti
italiani e i loro opportunisti alleati, sono totalmente d’accordo con
la gestione colonialistica della nostra città come della nostra terra.
Tutti in campagna elettorale si ricordano dei problemi strutturali di
Sassari, delle borgate, dei quartieri degradati a partire dal centro
storico, della scomparsa dei mestieri, della moria delle
attività produttive e della distruzione dell’identità della nostra
cultura cittadina. Ma guardando fra i candidati di entrambi gli
schieramenti riconosciamo gli stessi personaggi che hanno autorizzato
la costruzione dei grandi centri commerciali, che hanno messo in
ginocchio le attività produttive sassaresi, che hanno permesso a
costruttori senza scrupoli di deturpare le parti più belle della nostra
città e di cancellare il verde, che hanno reciso il legame economico
fra la città e la Nurra e che hanno svenduto per un piatto di
lenticchie grandi opere come i nuovi
parcheggi a multinazionali straniere.
A Manca pro s’Indipendentzia propone una rottura netta con tutto
questo, a partire dalla candidatura di un ferroviere sindacalista
incarcerato per le sue idee e di una lista composta da lavoratori,
operai, insegnanti, disoccupati e studenti che si sono schierati a viso
aperto in questa importante battaglia.
Ecco perché gli indipendentisti convergeranno a votare compatti la
nostra lista, perché siamo in realtà l’unica alternativa!
Ci auguriamo che a giorni anche IRS possa sostenere pubblicamente la
nostra proposta indirizzando il proprio elettorato verso il voto
indipendentista alle prossime elezioni comunali.
Accogliamo anche con favore l’esplicito appoggio di Sinistra Critica
alla nostra lista e al nostro candidato, a testimonianza del fatto che
anche nella sinistra italianista si sta creando un importante dibattito
sul fatto che l’indipendentismo, di fatto rappresenta l’unica
alternativa al regime di violenta spoliazione delle nostre risorse
nazionali, allo sfruttamento dei lavoratori sardi e al processo di
terziarizzazione delle nostre città.
Direttivo Politico Nazionale
14-05-2010
su
Trenitalia
licenzia Bruno Bellomonte
Alla cortese attenzione degli organi di stampa, Martedì
11 alle ore 10:30 presso la sede di A Manca pro
s’Indipendentzia conferenza stampa sul vergognoso atto
repressiovo di cui è stato vittima il nostro candidato a sindaco Bruno
Bellomonte.
Trenitalia ha infatti recapitato in carcere una lettera di
licenziamento a Bruno, nonostante questo sia illegittimo.
Interverrà la Direzione Nazionale di aMpI
Ufficio Stampa aMpI,
Sassari 09/05/2010
su
Disoccupazione e rischio di
disastro ambientale a Portotorres!
Questa mattina i lavoratori della PB Oil di Portotorres hanno
organizzato un picchetto di protesta davanti all’agenzia di Equitalia a
Piandanna.
La PB Oil è una azienda che ha rilevato la fallimentare
Distoms nella gestione dell’industria che rigenera gli oli esausti di
tutta l’isola. L’azienda, a partire da settembre, ha speso circa un
milione di euro per rimettere in piedi la produzione, ha stilato un
piano di assunzione per circa 100 lavoratori fra vecchi e nuovi
assunti, ma l’industria non è mai potuta entrare in produzione a causa
del blocco
dell’Agenzia delle dogane che ha appunto gli uffici presso l’Equitalia.
La burocrazia italiana ha bloccato tutto per via dei
problemi con la magistratura della vecchia società che attualmente
versa in stato di fallimento, ma a farne le spese non è la vecchia
società Distoms, cioè chi ha realmente causato i numerosi problemi, ma
sono gli operai sardi che non possono lavorare a causa degli
incredibili limiti posti dalla burocrazia italiana!
Inoltre a Portotorres si rischia la catastrofe
ambientale, infatti l’olio contenuto nei serbato dovrebbe stare lì solo
pochi giorni e poi passare alle successive fasi di lavorazione, e
invece è chiuso nei serbatoi da mesi e rischia di uscire fuori e di
essere scaricato in mare. Gli operai, che conoscono bene le fasi della
lavorazione e i pericoli ad essa legati, ci hanno avvertiti che
attualmente circa 1800 tonnellate di oli esausti rischiano di essere
scaricati in mare se gli impianti non vengono messi in funzione e
monitorati dagli addetti alla sicurezza. In poche parole 100 lavoratori
sono a spasso e si rischia il disastro ambientale solo a causa della
burocrazia italiana che, invece di agevolare la produttività e la
salvaguardia dell’ambiente, pone infiniti ostacoli alla ripresa della
produzione.
Tutto questo avviene in una terra dove siamo abituati
ad assistere impotenti alla passerella di industriali e managers
sponsorizzati politicamente che ricevono milioni di euro di
finanziamenti pubblici per mettere su capannoni vuoti e creare il
deserto in un circolo vizioso costruito sull’economia di dipendenza.
Non capiamo perché gli operai della PB Oil non possano
riprendere il loro lavoro e debbano invece scendere in piazza per
affermare un loro diritto!
A Manca pro s’Indipendentzia chiede, insieme ai
lavoratori della PB Oil, lo sblocco immediato dei serbatoi e il
monitoraggio degli stessi per evitare ogni ipotesi di
fuoriuscita dell’olio in mare.
Cristiano Sabino
Portavoce nazionale di a Manca pro s’Indipendentzia
23-04-2010
su
Incontri
con i sostenitori
La direzione nazionale di A Manca pro s’Indipendentzia
e i responsabili regionali incontreranno gli iscritti (e chi è
interessato a iscriversi) a due incontri per presentare la nuova
struttura dell’organizzazione e il nuovo piano di lavoro.
Nell’occasione sarà presentata la tesi congressuale approvata il 28
marzo dall’assemblea politica nazionale di aMpI al termine dei lavori
del terzo congresso nazionale.
Verranno illustrate le novità e le analisi della sinistra
indipendentista organizzata e si stabilirà con gli iscritti il modo
migliore di rilanciare con ancora maggior forza il lavoro di
radicamento del progetto socialista ed indipendentista nella nostra
terra.
Date degli incontri con gli iscritti:
Nuoro 17 aprile, ore 18:30 nella sede di aMpI in via Aurelio Saffi
Sassari 24 aprile, ore 18:30 nella sede di aMpI in via Cetti (tra
piazza Tola e il Corso)
La nuova tesi congressuale è interamente scaricabile cliccando qui
Direttivo Politico Nazionale
su
Terzo
Congresso di aMpI
Il 27 e il 28 marzo l'organizzazione dei lavoratori
sardi A Manca pro s'Indipendentzia sarà impegnata nel suo terzo
congresso nazionale. I lavori si svolgeranno nella sede nazionale in
via Aurelio Saffi a Nugoro e avranno luogo dalle ore 10:20 alle 20:00.
Saranno ammessi ai lavori gli iscritti “militanti” i quali saranno
impegnati a stendere un bilancio critico sulle attività svolte a
partire dal luglio 2008 (data dell'ultimo congresso) e a discutere le
diverse proposte congressuali e i contributi provenienti
anche dall'area degli iscritti “sostenitori” che sono stati sollecitati
ad intervenire nel dibattito sui compiti della sinistra indipendentista
sarda riunita in aMpI. I lavori congressuali verteranno in particolare
sulla necessità di adeguare la struttura organizzativa di aMpI alla
fase politica attuale e alla necessità di rendere operativa la linea
anticolon ialista “dalle città alle periferie” finalizzata ad un
effettivo radicamento nelle comunità del progetto socialista e
indipendentista di alternativa democratica allo sfascio impostoci da
150 anni di sudditanza economica, giuridica, politica e culturale
italiana.
Al termine del congresso verranno resi noti a mezzo stampa i risultati
dei lavori e verrà indicato il giorno e il luogo in cui A Manca pro
s'Indipendentizia incontrerà tutti i suoi iscritti (e le persone che
vorranno iscriversi per l'occasione) per presentare le nuove tesi
congressuali e pianificare con il loro sostegno la pratica
anticolonialista nei prossimi anni.
Direttivo Politico Nazionale
su
Sul vergognoso articolo su Bruno Bellomonte,
apparso oggi sulla Nuova Sardegna
Pochi giorni fa la nostra organizzazione aveva diramato un comunicato
sulla chiusura delle indagini in cui è coinvolto anche il dirigente
nazionale di A Manca pro s’Indipendenza Bruno Bellomonte.
Il tribunale del riesame si è limitato a fare un copia incolla
delle motivazioni del PM Saviotti agitando come prove schiaccianti
blande intercettazioni telefoniche, e null’altro.
I giornali e i media hanno completamente ignorato il nostro comunicato
di critica puntuale alle tesi dell’accusa, dove denunciavamo tutti i
paradossi logici e politici delle tesi dell’accusa e oggi un tale
giornalista Andrea Salaris scrive un articolo intitolato “Volevano
colpire il G8 alla Maddalena”.
Ora è necessario chiederci di che cosa è accusato Bruno? Il giornalista
non si vergogna di ripetere le tesi fantasiose ed incredibili
dell’accusa: “bombardare con modelli radiocomandati le navi destinate
ad ospitare le delegazioni del G8”. Proprio così. A Manca pro
s’Indipendentzia dispone di un esercito e di una artiglieria capaci di
bombardare lo stato maggiore delle maggiori potenze capitalistiche
riunite a
vertice. Altro che BR e Bin Laden, Bruno Bellomonte stava rifondando
l’URSS!
Ma dove sono questi cacciabombardieri telecomandati? Dove sono
i covi della struttura militare di cui disponiamo? Dove sono le armi?
Dove sono i piani di attacco e di fuga necessari in una operazione
militare di questa portata? Dove è la rete di contatti e di relazioni
articolata ed operativa per pianificare una simile operazione di
guerra? E soprattutto come fa Bruno Bellomonte ad essere
contemporaneamente capostazione, sindacalista attivissimo, dirigente
indipendentista e a capo di tre organizzazioni armate (non
dimentichiamoci l’inchiesta del 2006 che lo vedeva a fondatore di NPC
ed OIR)?
Bruno Bellomonte all’epoca dei fatti era uno di quei compagni di A
Manca che si stava occupando della mobilitazione del vertice delle
nazioni senza stato che volevamo organizzare insieme a tanti altri
movimenti e partiti sia sardi che internazionali. Ecco perché Bruno si
stava occupando di G8!
Prendiamo atto che qualcuno ha deciso che A Manca pro s’Indipendentzia
non ha diritto di replica alle incredibili accuse degli inquisitori
romani. Poco male, continueremo a fare quello che stiamo facendo da
mesi, cioè andare dal nostro popolo e smascherare il progetto di
annientamento della sinistra indipendentista sarda in maniera diretta.
Ripetiamo che Bruno Bellomonte è un dirigente indipendentista e che lo
statuto e il regolamento di A Manca impediscono la doppia militanza
politica e soprattutto non prevedono la possibilità di aderire ad
organizzazioni italiane di qualunque
natura. Il compito dei comunisti sardi è di lottare in Sardegna per la
costruzione dello Stato sardo dei lavoratori rafforzando A Manca pro
s’Indipendentzia e radicando il progetto socialista indipendentista
nelle comunità e nei luoghi di lavoro della nostra nazione.
Cristiano Sabino – portavoce nazionale di A Manca pro s’Indipendentzia
26-03-2010
su
Sulla
chiusura delle indagini su Bruno Bellomonte
Riceviamo notizia che l’accusa romana guidata dal PM
Saviotti ha chiuso le indagini a carico del dirigente di A Manca pro
s’Indipendentzia Bruno Bellomonte che, lo ricordiamo, si trova
prigioniero e in condizione di deportazione nella casa circondariale di
Catanzaro da ormai oltre 9 mesi. A questo punto seguirà l’incontro
dell’accusa e della difesa davanti al GUP, il quale deciderà se ci sono
le condizioni per il rinvio a giudizio o meno e quindi lo svolgimento
del processo.
Ricordiamo che il Riesame e la Cassazione hanno finora respinto ogni
richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa pur non essendo in
presenza di alcun reato di fatto contestato al nostro compagno e che
finora è stato sistematicamente violato il diritto alla territorialità
della pena garantito dal protocollo di intesa fra lo stato italiano e
la regione sarda nel 2006. Ma l’aspetto per noi in assoluto più grave e
lesivo della dignità di Bruno e del nostro progetto politico sta nelle
parole con cui il Tribunale del Riesame di Roma ha motivato il rigetto
della richiesta di scarcerazione affermando che “i richiami
all’attività politica del Bellomonte ed il suo impegno politico
sindacale appaiono del tutto in conferenti: va anzi evidenziato che,
alla luce della massima contiguità tra il Bellomonte e il Fallico, e
del tenore assolutamente inequivocabile delle conversazioni
intercettate, la militanza del Bellomonte in formazioni autonomistiche
(attività in sé, evidentemente lecita) sembra piuttosto efficacemente
dissimulare il coinvolgimento e la partecipazione dell’indagato nel
sodalizio eversivo contestato al capo B”.
Riteniamo queste motivazioni una farsa lesiva della dignità della lotta
secolare del popolo sardo per il pieno riconoscimento dei diritti
fondamentali negati dallo Stato italiano all’autodeterminazione e alla
piena sovranità politica, giuridica ed economica sulla nostra terra.
Chi milita in A Manca e, a maggior ragione i suoi più alti dirigenti,
sanno benissimo che l’adesione a formazioni politiche italiane di ogni
genere è totalmente incompatibile con la militanza indipendentista. I
militanti di aMpI non possono avere doppi livelli di militanza in altre
organizzazioni politiche e tantomeno possono aderire ad organizzazioni
che non riconoscono la priorità della lotta di liberazione nazionale e
sociale e che non fanno di questa la bandiera della loro prassi
politica. A Manca ha una linea e uno statuto e lo fa rispettare con
fermezza! I magistrati del Tribunale del riesame accolgono in pieno le
tesi del PM Saviotti e sviliscono la dignità della militanza di
Bruno cercando di farne una macchietta schizofrenica
e confusa. D ’altra parte non si dimostrano neppure capaci di
discernere fra “autonomismo” e “indipendentismo”, ignorando le
fondamenta del dibattito politico in cui è immerso Bruno, dimenticando
o ignorando il fatto che in Sardigna l’autonomia c’è già ed è
precisamente quella forma giuridica che tiene in condizione di
sudditanza il nostro popolo. Per noi è punto fondamentale e non
discutibile fare chiarezza sul dovere che i comunisti sardi
hanno nel costruire il Partito dei lavoratori sardi e non
andare in giro per il mondo ad appoggiare vertenze o strategie altrui
che non è nostro compito giudicare. Riesce anche difficile immaginare
che per “dissimulare” l’adesione ad altri progetti politici diversi da
quelli operanti su un piano anticolonialista, Bruno abbia scelto di
aderire ad A Manca pro s’Indipendentzia e di accettare di assumere
incarichi dirigenti ai massimi livelli. Un bel modo di passare
inosservati! Tutto questo ovviamente non compare nelle brillanti e
rigorose ricostruzioni degli inquisitori romani. Inoltre ricordiamo che
Bruno Bellomonte viene nello stesso tempo accusato di aver fondato e
partecipato alle azioni di altre due formazioni
armate sarde (NPC ed OIR), inchiesta ancora ferma alle indagini che lo
aveva già portato in carcere nel 2006 con altri 9 militanti della
nostra organizzazione e che lo aveva visto scagionato per falso
ideologico dell’accusa.
Date queste premesse e dato l’attacco sempre più cruento a cui è
sottoposta la sinistra indipendentista, non possiamo riporre alcuna
fiducia in una magistratura romana che evidentemente ha ricevuto
dall’alto il compito di tentare di riuscire là dove non è riuscita
quella “sarda” nel 2006, ovvero disgregare ed arrestare la lotta per
l’indipendenza e per il socialismo nel nostro Paese.
Nugoro, 17-03-2010 - Direttivo Politico
Nazionale
a Manca pro s'Indipendentzia
su
La giustizia italiana e gli
operai sardi
Come sempre si conferma le tesi che la mente e il braccio italiani sono
ben legati tra loro.
Dopo la perdita dei loro cari alle vedove e agli orfani
degli operai del Petrolchimico morti di tumore dopo una vita passata a
respirare veleni nello stabilimento di Porto Torres, il giudice delle
udienze preliminari Gianni Delogu ha, infatti, respinto la richiesta
dei parenti di 28 operai ammazzati negli stabilimenti Syndial, Ineos
(oggi Vinyls) e Sasol di Porto Torres di potersi costituire parte
civile al processo per i loro cari, permettendolo, (caso molto strano,
alla Provinci)a. Nessun risarcimento dunque a chi è stato ammazzato dai
colonialisti.
Questo e non altro dobbiamo aspettarci da lor signori e
dai loro bracci politici in Sardigna: sfruttamento, morte e sentenze di
non luogo a procedere in un contesto generale di spopolamento,
deculturazione, disoccupazione ed emigrazione. Dove è la loro
giustizia? Vogliono forse dire che un operaio che muore non ha diritto
ad essere rivendicato? Vogliono dire per caso che i lavoratori del
nostro popolo non sono niente e non hanno neanche diritto di essere
rappresentati dopo la morte in un tribunale?
Le cose stanno esattamente così, i lavoratori sardi non
sono rappresentati né da sindacati né da partiti, e non godono della
giustizia dei tribunali italiani.
A loro va tutta la nostra solidarietà, a loro va il
nostro fraterno invito ad organizzarsi per non dover più sottostare
alla prepotenza dei capitali italiani, stranieri, alla loro politica
coloniale.
Costruiamo l'organizzazione dei lavoratori sardi,
costruiamo una repubblica sarda socialista ed indipendente fondata sui
loro interessi e sui loro bisogni!
Sassari, 20-02-2010
Cristiano Sabino - portavoce nazionale aMpI
su
Sulle veline aparse sui giornali su Bruno e su di
aMpI
Da circa dieci giorni leggiamo sui principali giornali
isolani e su quelli italiani alcune notizie che riguardano la nostra
organizzazione politica e uno dei nostri massimi dirigenti Bruno
bellomonte, in merito ad una inchiesta della polizia politica italiana
su una presunta ricostituzione delle Brigate Rosse che ha portato ad
alcuni arresti in Italia.
Ancora una volta siamo costretti, nostro malgrado, a
ribadire alcuni brevi concetti. Bruno Bellomonte è stato arrestato il
10 giugno 2009 con l'accusa di voler ricostituire le Brigate Rosse. Da
circa sette mesi è stato deportato presso la galera
italiana di Siano (Catanzaro) dove attende quantomeno che gli venga
concesso il rispetto della legge sulla Territorialità della Pena. La
nostra organizzazione, a Manca pro s'Indipendentzia, è
un'organizzazione politica indipendentista sarda e lotta per il
raggiungimento dellacompleta sovranità della Sardigna dallo Stato
italiano.
Bruno Bellomonte dalla lontana galera italiana continua
a partecipare con la sua
resistenza a questa lotta. non ci risulta, a tutt'oggi, che le ex o
post Brigate
Rosse (sempre che esistano) abbiano avuto o abbiano come loro finalità
ideologica la partecipazione alla lotta di Liberazione Nazionale e
l'Indipendenza della Sardigna. Non ci risulta, a tutt'oggi, che la
nostra organizzazione o i suoi dirigenti siano
impegnati nella costruzione di un'organizzazione che non ha come fine
la lotta di Liberazione Nazionale e l'Indipendenza della Sardigna. A
meno che le forze di occupazione coloniale operanti in Sardigna o le
forze di repressione ell'antagonismo sociale presente nello Stato
italiano, siano a conoscenza all'interno della loro povertà cerebrale
di eventuali impazzimenti ideologici.
Ancora una volta non veniamo chiamati a rispondere
della nostr a lotta, ma siamo pienamente consapevoli che l'unica
risposta allo Stato italiano sia la nostra pratica al fianco del popolo
sardo e della parte piùcosciente di esso. A Manca pro s'Indipenentzia
ribadisce che è solo un caso della vita se non conosce il figlio di un
rivoluzionario comunista italiano o uno dei tanti figli di Sardigna che
subiscono quotidianamente la repressione dello Stato coloniale
italiano, ma è ben cosciente della propria lotta e della strada da
percorrere fino al raggiungimento dell'Indipendenza.
28 - 01 - 2010
Direttivu Politicu Natzionale
a Manca pro s'Indipendentzia
su
Comunicato
stampa sullo sciopero generale del 05 - 02 - 2010
Venerdì 5 Febbraio i lavoratori sardi scenderanno in
piazza per lo sciopero generale di tutto il mondo del lavoro in
Sardigna.
A Manca pro s'Indipendentzia sarà presente a Cagliari al fianco del
popolo sardo con le proprie istanze "contro il colonialismo per la
sovranità.
Si invitano tutti i lavoratori, le organizzazioni indipendentiste e
anticolonialiste ad aderire allo sciopero generale e
partecipare al corteo che partirà da Piazza Giovanni XXIII alle ore
9.00 all'interno dello spezzone anticolonialista promosso
dalla sinistra indipendentista.
31-01-2010
Ufficio Stampa - a Manca pro s'Indipendentzia
su
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