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Richiesta alla Commissione "Diritti Civili" Sul mancato incontro con il direttore del carcere di Siano Dal 10 Giugno il patriota sardo Bruno Bellomonte, dirigente nazionale di A Manca pro s’Indipendentzia è rinchiuso nelle carceri colonialiste italiane. Dopo un primo periodo trascorso in completo isolamento nel carcere romano di Regina Coeli, dal 25 Luglio, Bruno si trova rinchiuso, ancora in isolamento, nel carcere di Siano-Catanzaro Nella mattinata di oggi A Manca pro s’Indipendentzia, ha presenziato con un sit-in, di fronte al Carcere di Siano-Catanzaro. Nonostante la richiesta, presentata con largo anticipo , per avere un incontro con i responsabili della struttura, sia il direttore che il comandante delle guardie, hanno negato la propria disponibilità ad avere un colloquio con la nostra delegazione. Come avvenuto ieri dinanzi al prefetto di Catanzaro, chiediamo il rispetto del Protocollo d’Intesa Stato-Regione del 07/02/2006 e dell’art. 42 della Legge italiana n. 354/75 (“territorialità della pena”). PRESONERIS SARDOS IN SARDIGNA A Manca pro s’Indipendentzia è stata a Catanzaro il giorno 10 Agosto 2009 presso la Prefettura, nella mattinata di oggi ha presidiato un sit-in presso il carcere di Siano-Catanzaro. Domani 12 presiederà due sit-in presso i Tribunali di Cagliari e di Sassari, dalle ore 10.30 alle ore 13.00, in tale data verrà presentata richiesta del rispetto della territorialità della pena, alla Commissione per i Diritti Civili del Consiglio Regionale della Sardegna. Con lo stesso intento, nella stessa data, sarà a Roma presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. A Manca pro S’Indipendentzia Nugoro, 11 Agosto 2009 Incontro col prefetto di Catanzaro Dal 10 Giugno il patriota sardo Bruno Bellomonte, dirigente nazionale di A Manca pro s’Indipendentzia è rinchiuso nelle carceri colonialiste italiane. Dopo un primo periodo trascorso in completo isolamento nel carcere romano di Regina Coeli, dal 25 Luglio, Bruno si trova rinchiuso, ancora in isolamento, nel carcere di Siano-Catanzaro Ieri, 10 Agosto, dopo un viaggio di 19 ore, una delegazione di A Manca pro s’Indipendentzia, con al seguito l’immancabile polizia politica italiana, ha avuto un incontro con il prefetto di Catanzaro, il quale, dopo aver rifiutato la presenza dei giornalisti, alla richiesta che venisse rispettata la legge 354/75 ed il Protocollo d’Intesa Stato-Regione del 07/02/2006 (“territorialità della pena”), ha dichiarato: E stata data notizia in: “La Gazzetta del Sud” www.gazzettadelsud.it A Manca pro s’Indipendentzia è stata a Catanzaro il giorno 10 Agosto 2009 presso la Prefettura, oggi 11 Agosto presiederà un sit-in presso il carcere di Siano-Catanzaro, domani 12 presiederà due sit-in presso i Tribunali di Cagliari e di Sassari, dalle ore 10.30 alle ore 13.00, in tale data verrà presentata richiesta del rispetto della territorialità della pena, alla Commissione per i Diritti Civili del Consiglio Regionale della Sardegna. Con lo stesso intento, nella stessa data, sarà a Roma presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. A Manca pro S’Indipendentzia Nugoro, 11-08-09 Per il rispetto delle norme sulla territorialità dei detenuti Alla cortese attenzione degli organi di informazione Dal 10 Giugno il patriota sardo Bruno Bellomonte, dirigente nazionale di a Manca pro s’Indipendentzia è rinchiuso nelle carceri colonialiste italiane. A Manca pro s’Indipendentzia sarà a Catanzaro il giorno 11 Agosto 2009 presso la Prefettura, il giorno 12 presso il carcere di Siano-Catanzaro, sempre il giorno 12 presiederà due sit-in presso i Tribunali di Cagliari e di Sassari, dalle ore 10.30 alle ore 13.00, in tale data verrà presentata richiesta del rispetto della territorialità della pena, alla Commissione per i Diritti Civili del Consiglio Regionale della Sardegna. Con lo stesso intento, il giorno 13 sarà a Roma presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. A Manca pro S’Indipendentzia Nugoro, 08 Agosto 2009 Conferenza Stampa indetta per il 08-08-09
a Manca pro s'Indipendentzia 04-08-09 Comunicato stampa: Sassari 28-07-09 Dal 10 giugno infatti lo Stato italiano ha sequestrato il dirigente della nostra organizzazione Bruno Bellomonte e la stampa italiana e "sarda", dopo i primi due giorni, hanno fatto calare sulla vicenda un assordante silenzio, ignorando le numerose iniziative di protesta, i comunicati, le conferenze stampa e le altre iniziative di solidarietà. Bruno Bellomonte ha passato 45 giorni a Regina Coeli (Italia) in totale isolamento, subendo la censura della posta e godendo di soli 10 minuti d'aria a lgiorno. Non contenti di ciò i nostri aguzzini hanno deciso prima di impedireall'avvocato di ascoltare con il suo assistito le intercettazioni violando di fatto il diritto alla difesa accampando "seri problemi di ordine pubblico", e poi di deportare il patriota Bruno Bellomonte presso la Casa Circondariale di Siano (Catanzaro-Italia), dove l'avvocato e i familiari per andarlo a trovare impiegano due intere giornate di viaggio. Bruno Bellomonte è un dirigente pubblico indipendentista, un lavoratore stimato dai colleghi e un sindacalista che ha trascorso la sua vita in prima fila nellebattaglie per il lavoro e per il popolo sardo. Appartiene ad a Manca pro s'Indipendentzia fin dalla sua fondazione e il suo unico obiettivo è la militanza e la lotta per il socialismo e l'indipendenza della Sardigna. Intendiamo denunciare all'intero popolo sardo che la sua prigionia è solo unaprovocazione contro l'intero movimento indipendentista per disseminare confusione ed incertezza tra i sardi che, sempre in maniera maggiore, vedono di buon occhiole istanze portate avanti da a Manca pro s'Indipendentzia e in generale dal movimento di liberazione natzionale. Lo Stato italiano non ha nè gli strumenti nè la volontà politica di fare fronte al dissesto economico e sociale caus ato da trecento anni di colonialismo italiano-piemontese e allora alza la tensione creando un pericoloso clima da caccia alle streghe. Noi comunisti indipendentisti siamo convinti che l'unico sbocco possibile allacrisi, alla disoccupazione, al genocidio, all'emigrazione sia un cammino verso l'autodeterminazione e la rinascita della nazione sarda. E' per questo che Bruno è stato arrestato, messo in isolamento e deportato nel sud dello Stato italiano: perchè ha deciso di non abbassare la testa e di lavorare ad una speranza di riscatto natzionale e sociale per il popolo sardo. 28.07.2009 Comunicato di a Manca pro s’Indipendentzia sull’intervento all’Ardia di Sedilo. Sotzialismu Indipendentzia Comunicato Stampa del 27-06-09 Ieri, 26 giugno 2009, presso il Tribunale di Roma (Italia), si è svolta l'udienza del Riesame per l'arresto effettuato il 10 giugno scorso del nostro compagno Bruno Bellomonte, membro del Direttivo Politico Natzionale di a Manca pro s'Indipendentzia! Entro mercoledì 1 Luglio, lo stesso Tribunale italiano dovrà dare una risposta sulla scarcerazione del nostro compagno. Alla luce della recente acquisizione delle carte riguardanti le accuse che hanno determinato l’arresto del patriota Bruno Bellomonte, a Manca pro s’Indipendentzia convoca una conferenza stampa.
Cordiali saluti In data di sabato 13/06/09 si è svolta a Sassari una manifestazione in sostegno di Bruno Bellomonte, patriota di a Manca pro s’Indipendentzia, per protestare contro l’ennesimo vergognoso attacco che le Forze d’Occupazione Italiana muovono con ogni forma e pretesto contro il Movimentu de Liberazione Natzionale Sardu. A Manca pro s’Indipendentzia L’organizzazione comunista indipendentista A Manca pro s’Indipendentzia convoca una conferenza stampa per esplicitare la propria posizione in merito all’arresto del dirigente nazionale Bruno Bellomonte avvenuto in Roma il 10/06/09.
Manifestazione per la liberazione di Bruno il 13-06 a Sassari L’organizzazione comunista indipendentista A Manca pro s’Indipendentzia comunica che in data di sabato 13 giugno si terrà a Sassari una manifestazione per protestare contro l’arresto di Bruno Bellomonte, dirigente nazionale di a Manca pro s’Indipendentzia. Il corteo partirà alle ore 19.00 da Piazza stazione e percorrerà il Corso Vittorio Emanuele, piazza Azuni, piazza Castello, piazza Italia, via Roma e si concluderà di fronte al Tribunale in via Roma.
A Manca pro s’Indipendentzia Sugli scontri di Torino (Italia)
Durante il corteo è stato tratto in arresto il compagno Alessandro Arrigoni, già militante del Collettivo Studentesco della Sardigna, da anni impegnato nelle lotte degli immigrati sardi in Italia e quotidiamente al fianco degli sfruttati ed emarginati di questa terra. Sappiamo molto bene il perchè Alessandro era presente in quelle piazze! Sappiamo bene per chi parteggiava! Sappiamo che anche lì portava la nostra voce! Portava l a voce di chi non è stanco di gridare al mondo il proprio bisogno di libertà e giustizia sociale. Alessandro lo conosciamo bene! Siamo certi cheanche inquestomomento di difficoltà saprà trovare la forza per continuare a portareavanti le sue idee... idee di uguaglianza, idee di lotta per gli oppressi della nostra terra. A lui, in questi giorni, non faremo mancare il nostro costante sostegno e il nostro forte abbraccio patriottico! Legge Statutaria e Tassa sul Lusso In questi ultimi giorni il dibattito politico sviluppatosi in Sardigna è stato incentrato quasi totalmente su due argomenti che negli ultimi anni sono stati al centro di aspri scontri tra i “ballerini” che sedevano e siedono sulle poltrone del “Consiglio Regionale della Sardegna”: la famosa legge Soru sulla “Tassa sul Lusso” e la “Legge Statutaria”. 9 Maju 2009 Comunicato di aMpI sulle scorse elezioni regionali Nonostante il risultato elettorale ottenuto alle recenti elezioni “regionali” dalla coalizione programmatica UNIDADE INDIPENDENTISTA, apparentemente poco consistente, l’organizzazione politica A MANCA PRO S’INDIPENDENTZIA intende proseguire nel cammino intrapreso per realizzare l’unità tra tutte quelle realtà politiche e singoli individui che riconoscono la necessità storica di riscattare la Sardigna e i sardi dal colonialismo politico, economico, sociale e culturale esercitato dallo stato italiano con la complicità della classe politica sarda. Riteniamo che la proposta politica di UNIDADE INDIPENDENTISTA rappresenti un utile strumento capace di rafforzare un indipendentismo che saprà fondere in un’unica lotta le istanze di liberazione natzionale della Sardigna con le istanze dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, degli studenti, degli emigrati e dei pensionati. L’entusiasmo riscontrato durante la campagna elettorale attorno al progetto e al programma di UNIDADE INDIPENDENTISTA ci inducono a proseguire il nostro lavoro nei paesi e nei territori della Sardigna con sempre maggiore determinazione, certi che solo l’unità e la serietà delle proposte politiche che si elaborano consentiranno al nostro popolo di conquistare sempre maggiori spazi dove affermare la propria sovranità. I lavoratori sardi e la Sardigna non sono limoni da spremere e gettare via! Nelle ultime ore si fanno sempre più insistenti le voci secondo cui la Polimeri Europa ha deciso di cessare definitivamente la produzione dello stabilimento petrolchimico di Portotorres lasciando sul lastrico 3000 lavoratori e dando un colpo durissimo all’economia sarda già sull’orlo del collasso. È la fine di un illusione con cui generazioni di politici, di industriali e di intellettuali hanno raccontato ai sardi la storiella del “piano di Rinascita”. La storiella della ricchezza e della civiltà che viene da fuori è stata per molti sardi la speranza di un lavoro ma si è rivelata un incubo. Da sempre il movimento anticolonialista e indipendentista ha denunciato l’operazione “Piano di Rinascita”, perché era evidente che si trattasse di un tentativo di bloccare ogni tentativo di sviluppo economico autonomo. Agricoltura, pastorizia, artigianato e cooperative hanno lasciato il posto alla chimica e oggi la chimica lascia il posto alla disoccupazione e all’emigrazione. Per 40 anni i poli chimici hanno inquinato le nostre terre e le nostre acque, sfruttato la forza lavoro dei nostri lavoratori, ma soprattutto hanno creato una economia non autoctona, del tutto slegata dalle esigenze produttive e sociali della nostra terra. Oggi la chiusura improvvisa e senza spiegazione degli stabilimenti chimici lascia dietro di sé un arido deserto e dimostra la vera faccia del colonialismo italiano in Sardigna. I lavoratori sardi sono stati spremuti come limoni e illusi per 40 anni. Oggi la realtà del colonialismo italiano viene a galla in tutta la sua crudezza nell’indifferenza generale dei politici della Regione che si dimostrano ben più preoccupati delle loro beghe interne che del futuro degli operai e dei lavoratori sardi. A Manca pro s’indipendentzia invita tutte le forze sane del nostro popolo, le organizzazioni politiche che ancora conservano una dignità, le associazioni e in generale tutti i lavoratori sardi che hanno a cuore il futuro della nostra terra a sostenere la mobilitazione dei lavoratori di Porto Torres. Occorre ribellarsi a questa ennesima ingiustizia coloniale:
Di fronte all’attuale crisi economica, politica, sociale e morale che sta martoriando la nostra terra abbiamo bisogno di una nuova classe dirigente che ripari i danni provocati dal colonialismo e che rilanci la nostra economia e la nostra cultura nel mondo andando incontro alle reali esigenze produttive e alle aspirazioni di emancipazione dei nostri lavoratori. Sassari, 2 dicembre 2008 A Manca pro s’Indipendentzia CONTINUA LA PESCA MIRACOLOSA… 06 settembre 2008. Un militante della nostra organizzazione porta la propria vettura da un elettrauto. La batteria nuova di zecca non regge la carica per più di una settimana. Problemi di batteria? Di alternatore? Di accessori opzionali non richiesti? Dopo la verifica tecnica la scoperta.
Non si tratta di certo del primo episodio di questo genere: i militanti della nostra organizzazione potrebbero da soli dar lavoro a tutti gli elettrauto della Nazione Sarda. A QUANDO LA PROSSIMA SCOPERTA? Nuoro, 10 settembre 2008 SULLA LEGALITÀ DELLE INTERCETTAZIONI Nella giornata di ieri, 11 settembre, è stata consegnata alla questura di Sassari l’apparecchiatura trasmittente ritrovata nella macchina del nostro militante, Salvatore Sechi. L’avvocato Agostinangelo Marras ha annunciato l’intenzione di chiedere direttamente al P.M. De Angelis chiarimenti su quanto ritrovato all’interno della vettura del suo assistito. I vertici della questura ovviamente hanno dichiarato di non saperne nulla! Allo stesso modo la possibilità di risalire alla mano di chi ha messo tale apparecchiatura nella vettura del nostro militante, così come quelle ritrovate nelle case e nelle macchine di altri compagni è una pura chimera coperta dal solito “segreto d’ufficio”. Ribadiamo le nostre domande, che non avranno mai una risposta ufficiale, circa le attività di indagine che vengono portate avanti nei confronti degli appartenenti ad a Manca pro s’Indipendentzia:
Eppure basterebbe poco per individuare i mandanti e gli autori dei collocamenti; basterebbe, come da noi già suggerito in almeno due conferenze stampa (a Cagliari e a Nuoro), richiedere alla TIM chi è l’intestatario delle schede che abbiamo ritrovato all’interno delle apparecchiature per l’intercettazione delle conversazioni. Nuoro, 12 settembre 2008 Su 5 de Santu Gabinu 2008 in Sardigna si botat pro tres referendum abrogativos cherfios dae sos partidos italianistas de destra. Sos referendum dimandan a sos Sardos de isseperare si mantenner o nono sa leze “salvacoste” e sas duas lezes chi sa Regione at fattu pro istituire Abbanòa, chi est s’ente unicu chi regulat sa rete idrica de tottu sa Sardigna. Nois de a Manca pro s’Indipendentziapessamus chi sa leze regionale n° 8 (connotta comente leze “salvacoste”), chentza intrare in sas intentziones bonas o malas de sos chi l’an pessada, apat unu balore de leze anticolunialista, ca difendet su territoriu sardu dae sos manizos de sos ispeculadores colunialistas e de sos teraccos sardos chi traballan pro issos. Sa Sardigna est de tottus sos Sardos, e nois amus su dovere de la protezere pro la lassare a sos Sardos chi an a naschire. Peroe pessamus puru chi custa leze siat irballada ca ponet paris unu Sardu chi si cheret fravicare una domo in campagna e un ispeculadore edile chi prenat ispiaggias e costas intregas chin milliones de metroscubos de tzimentu pro si bender sas domos. Non nos paret zustu chi non b’apat differentzia in custas duas cosas. Sa dimanda chi sun fachende a sos Sardos in custu referendum est: cherìes chi tutten sa Sardigna de tzimentu o cherìes chi non bi si podat fravicare prus nudda? Ite dimanda est? Ite sensu at? Nois non podimus e non cherimus rispondere a una dimanda che a custa! Cherimus chi in Sardigna bi siat una leze de tutela ambientale seria e non cherimus isseperare tra su chi narat una manca italianista chi cussiderat a sa matessi manera sos dirittos de sos Sardos e sos affares de sos gurturjos italianos, e una destra italianista chi non biet s’ora de facher cuntentos sos compares suos ispeculadores. Pro su chi riguardat sas ateras duas dimandas de su referendum pessamus chi s’isseperu de unu gestore unicu de s’abba podìat esser una cosa zusta in teoria, ma in sa pratica est istada unu disacattu ca Abbanoa est responsabile de sa mala gestione de s’abba sarda e at dimostrau de non bi resissire a si cunfrontare chin sos dirittos de sas populassiones de sas biddas. In custu puru sa dimanda chi sos colunialistas de sa manca e de sa destra italianas fachen a nois Sardos est una dimanda chi no at sensu: cherìes chi s’abba siat centralizzada chentza ischire nen chie, nen comente e pro s’interessu de chie s’at a gestire, o imbetzes cherìes chi bi torren a esser chentumizza cunsortzios gubernaos dae barones mannos e minores chi an a gestire comente cheren issos unu bene chi est de tottus sos Sardos? Non cherimus e non podimus rispondere a custa dimanda: a paragulas macas uricras surdas! Issos nos sun pedinde si cherimus chi s’abba siat una cosa ‘e bendere de sa Regione o una cosa ‘e bendere de sos cunsortzios locales. Nois namus chi s’abba est unu dirittu de tottus sos Sardos e no est cosa ‘e bendere! Custu referendum no at nudda de ite bier chin sos interessos beros de su Popolu Sardu, ma riguardat solu sa gherra pro su potere in intro ‘e sa classe politica compradora italianista de sa Regione. Pro custos motivos a Manca pro s’Indipendentzia narat a tottus sos Sardos chi no anden a botare, chin-d’un’astensione fatta chin cussentzia contras a cust’atera picada in ziru coluniale. Oje sos partidos italianistas de destra sun fachende propaganda contras a ‘astensionismu ca su referendum non balet si no andat a botare nessi su 33% de sos elettores. Sa manca italianista imbetzes est divisa tra sa “Corrente Cabras” chi cheret gubernare sa Sardigna fachende su chi li narat sa segreteria de Roma, e sa “Corrente Soru” chi chircat de esser credibile ghettandesi a classe politica “natzionale” sarda pro aer poteres cuntrattuales prus mannos chin su Gubernu italianu. Dae oje finas a su 5 de Santu Gabinu sos italianistas de manca e de destra s’an a prenare sa bucca de paragulas comente “zustissia”, “democrazia”, “autonomia”, aende petzi un obiettivu: facher sos interessos italianos in sa colunia Sardigna! A Manca pro s’Indipendentzia pedit a tottus sos Sardos de si ribellare a custas favulas e de difendere sa dinnidade de sa Nazione Sarda contras a cust’atera truffa chi no at a risolvere sos problemas nostros! Su 5 de Santu Gabinu: ASTENSIONE! No andezas a botare! A Manca pro s’Indipendentzia “SA ZUSTISSIA MALA DE DE ANGELIS” Riprendiamo ed aggiorniamo un’espressione tante volte utilizzata dai sardi per descrivere la dolorosa gravità delle esperienze sofferte a causa della “Zustissia Mala” italiana. Non troviamo infatti altre parole per rappresentare l’operato di questo “Buginu” dei giorni nostri che continua, con ostinato atteggiamento inquisitorio, a dare sostegno giuridico ai teoremi persecutori elaborati nelle stanze dei palazzi coloniali. Muovendosi su questa linea il magistrato non aveva infatti esitato a proporre ricorso in cassazione contro il provvedimento della Corte d’Assise di Nuoro che aveva ridato, durante lo svolgimento del processo, la libertà ad Antonella Lai. Ieri la cassazione gli ha dato ragione ed Antonella è nuovamente rinchiusa in carcere. L’ennesima dimostrazione per il nostro Popolo che la zustissia mala italiana non è giusta. Piena e incondizionata solidarietà a Antonella, Ivano e Pauleddu. Nuoro, 28 marzo 2008 CONTRO
L’OCCUPAZIONE MILITARE DEL TERRITORIO! In questi ultimi giorni è ritornata d’attualità la questione dell’accordo stipulato nel 1997 tra ministero dell’università, giunta regionale, comando militare della Sardegna e comune di Nuoro che prevede la cessione della caserma “Loy” all’università di Nuoro in cambio della costruzione di una nuova caserma a Pratosardo (a totale onere del comune per una spesa di circa 22 miliardi di vecchie lire!!) che dovrebbe “ospitare” il reggimento “cavalleggeri di Sardegna” della brigata Sassari. Negli ultimi giorni si è distinto l’intervento dell’ex comandante militare della Sardegna, il generale Carta, il quale non ha perso occasione per sollecitare il ministro Parisi, il quale, bontà sua (sarà che siamo in piena campagna elettorale?), non ha perso tempo e ha immediatamente promesso il suo impegno per la costruzione della caserma. Eloquenti le parole utilizzate dal generale per “convincere” politici e popolazione nuorese circa la bontà del progetto relativo alla costruzione della caserma a Pratosardo: “…centinaia di soldati nuoresi, costretti oggi a prestare servizio fuori città, che avrebbero la possibilità di tornare a Nuoro e spendere così i loro stipendi in città; centinaia di disoccupati assunti per i servizi generali della caserma; incremento dell’attività edilizia a causa delle necessità alloggiative di ufficiali e soldati e relative famiglie”. Tralasciando l’aspetto chiaramente demagogico circa l’impatto “miracoloso” che la costruzione della caserma avrebbe sulla città di Nuoro con l’apparizione di ““centinaia di posti di lavoro e di centinaia di stipendi…” appare del tutto ricattatoria la richiesta di concedere la caserma “Loy” per la realizzazione di un campus universitario esclusivamente in cambio della costruzione a Pratosardo di una nuova caserma. Ciò soprattutto nel momento in cui la regione sarda taglia i finanziamenti a favore dell’università nuorese e, per bocca del “governatore” Soru, annuncia l’intenzione di investire esclusivamente sugli atenei di Cagliari e Sassari lasciando nella disperazione, questa volta si, centinaia di studenti nuoresi che rischiano di veder vanificati anni di studio e di sacrificio. A questo aspetto si aggiunge quello di un territorio che già subisce un pesante controllo militare e sociale da parte delle forze dell’ordine italiane, basti pensare, solo per fare un esempio, al progetto, del costo stimato in più di 380 mila euro, per il collocamento di 32 telecamere collegate con la questura da piazzare in tutta la città, progettate per acquisire immagini 24 ore su 24. Sindacati e partiti italianisti, da destra a “sinistra”, accolgono a braccia aperte l’idea e premono affinché si realizzi al più presto. La motivazione utilizzata è la solita: posti di lavoro! Ogni cosa va bene se crea posti di lavoro, anche pochi! A qualunque costo! Va bene il Termo-“valorizzatore”, l’importazione di scorie nucleari da far smaltire nelle fabbriche, l’occupazione delle coste fatta dai miliardari continentali per il turismo d’alto bordo, tutto! Dimenticando stranamente del disperato bisogno di aiuto di ben 900 famiglie che dipendono dal destino della Legler a cui ultimamente tutti rivolgono solidarietà ma soprattutto calma, anzi rassegnazione!Così mentre i Sardi in questi anni si sono impegnati con determinazione contro l’occupazione militare in Sardigna, in barba alle aspirazioni popolari si vuole creare una base militare nei pressi di un centro abitato. Ma quali sono i vantaggi di questa (sciagurata) scelta? Quello secondo cui il costo di costruzione della struttura ricadrà nel totale sulle tasche dei sardi?Quello per cui non si produce niente di niente ma solo guerrafondai? Quel ridicolissimo ritaglio di indotto? I vincoli che, giocoforza trattandosi di una struttura militare, saranno imposti tutt’intorno alla struttura? O sarà forse il sempre maggior controllo militare e sociale di un territorio e di una Nazione? In un momento in cui in Sardigna le vertenze industriali sono più di trenta, l’agricoltura e la pastorizia sono sempre più vicine al collasso e si assiste ad una crisi dove sempre più viene fatto in modo che la produzione dipenda solo dall’assistenzialismo, gli illuminati che stanno dietro a sindacati e partiti politici italianisti pensano ad aprire la strada ai progetti coloniali dello Stato. A Manca pro s’Indipendentzia non ha alcun timore di affermare che la nostra Nazione è militarizzata da polizie ed eserciti italiani e N.A.T.O., che Nuoro e provincia sono assediate dalle forze di occupazione italiane e invitiamo i lavoratori, gli studenti, le realtà sociali e politiche, la popolazione in generale a mobilitarsi e a creare momenti di riflessione e lotta contro la militarizzazione del territorio e dell’intera Sardigna. CONTRO L’OCCUPAZIONE MILITARE DEL TERRITORIO! NO ALL’ESERCITO A NUORO!
Nuoro, 11 marzo 2008 I sardi sono italiani per scelta di chi? Riportiamo di seguito la lettera, rimasta inedita, che il responsabile dei rapporti internazionali di aMpI, C. Sabino, ha mandato alla redazione de "l'Altra voce" per rispondere alle affermazioni di Cossiga senior su quella che lui chiama "italianità volontaria dei sardi".
Gentile direttore, "Sovversiva" è sa Zustissia (mala) La sentenza di primo grado emessa ieri dalla Corte d´Assise di Nuoro nei confronti di Ivano, Pauleddu ed Antonella rappresenta un pericoloso strumento attraverso il quale da ora in poi lo stato italiano potrà facilmente imprigionare e condannare chi in Sardigna persegue ideali di libertà ed eguaglianza sociale. La sentenza infatti ha dichiarato colpevoli i compagni per aver partecipato ad una fantomatica associazione sovversiva. Ma la realtà è che in Sardigna non esiste alcuna associazione sovversiva, esistono invece donne e uomini che si ispirano e lavorano, singolarmente o attraverso organizzazioni politiche, per l´affermazione degli ideali della liberazione nazionale e del socialismo. Aver condannato Ivano, Pauleddu e Antonella "per partecipazione ad associazione sovversiva" significa condannare chi condivide questi ideali. Questa sentenza dimostra ancora una volta che la magistratura svolge il ruolo di esecutrice ideologica e materiale di un sistema politico autoritario e antidemocratico. "Sovversiva" è questa sentenza perché con essa si vuole scardinare un "ordine democratico" che, perlomeno nel popolo, è ancora sentito e ricercato. Nuoro, 14 febbraio 2008 QUESTIONE RIFIUTI Negli ultimi giorni abbiamo assistito al montare della protesta di fronte alla decisione assunta da una parte della classe politica compradora sarda (centrosinistra) di “accettare” lo smaltimento in Sardigna di una quantità ancora non precisata di rifiuti non differenziati italiani in seguito all’emergenza verificatasi in Campania. A Manca pro s’Indipendentzia vuole precisare la propria posizione politica sull’argomento e prendere in maniera netta e determinata le distanze da chi ha tentato e tenta di strumentalizzare questa legittima lotta. Per noi, comunisti indipendentisti, la scelta di smaltire in Sardigna i rifiuti italiani dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, il ruolo coloniale assegnato dallo stato italiano alla nostra Nazione e la funzione servile svolta dalla locale classe politica compradora. Secondo la regione sarda il nostro Popolo dovrebbe mostrare solidarietà con lo stato che da quasi 150 anni ci impedisce il diritto all’autodeterminazione, che ci impone un modello economico che risponde ad interessi esterni, che ci affama e ci impoverisce per spingerci all’emigrazione, che ci impesta con poligoni e basi miltari che portano la ricchezza in italia e la morte in Sardigna. Quello stesso stato responsabile del tentativo in atto di genocidio contro il nostro Popolo. LA LOTTA DEL POPOLO SARDO CONTRO QUESTA ENNESIMA PROVOCAZIONE COLONIALE È UNA LOTTA GIUSTA, LEGITTIMA E DI GRANDE VALENZA ANTICOLONIALE. IN QUANTO TALE È NECESSARIO SGOMBRARE IL CAMPO DA QUALSIASI TIPO DI AMBIGUITÀ! NOI NON ABBIAMO NIENTE A CHE FARE E A CHE SPARTIRE CON QUEI PARTITI ITALIANI (CENTRODESTRA) CHE STANNO CAVALCANDO IN MODO STRUMENTALE LA PROTESTA.
Essi hanno un unico obiettivo: alimentare la contrapposizione con chi al momento si trova al governo della regione! Si tratta di uno scontro tutto interno alle dinamiche della classe politica compradora, che niente quindi ha a che vedere col reale interesse del popolo sardo. I partiti italiani del centrodestra sardo in questa vicenda si portano appresso una contraddizione irrisolvibile: mentre oggi protestano per l’arrivo dei rifiuti fanno finta di dimenticare che quando si trovavano al governo della regione erano pronti a stoccare in sardigna le scorie nucleari! Che coerenza! Allo stesso modo strumentale è l’appello alla “solidarietà” lanciato dal governatore Soru e da chi sostiene la sua scelta coloniale. Costoro, Soru in primo luogo, si appellano al concetto di solidarietà in modo del tutto ipocrita. L’unico motivo per cui il “capo” della Regione si è lanciato (la nave per cagliari era già in viaggio da Napoli prima che iniziasse la riunione Governo italiano – regioni nella quale la Sardigna avrebbe dovuto manifestare la propria disponibilità!) nel proporre la candidatura è legato allo scontro in atto in una delle fazioni della classe politica compradora sarda, quello stesso scontro in cui Soru è uscito con le ossa rotte (vedi referendum sulla statutaria, elezione segretario PD sardo e prossime candidature per elezioni regionali 2009). Altro che solidarietà con la Campania!! Soru vuole semplicemente acquisire maggiore potere contrattuale con “ROMA”, con le segreterie romane dei partiti italiani, per poter poi regolare da posizioni di forza lo scontro tra italianisti del centrosinistra in atto in Sardigna. I SARDI DEVONO PRENDERE COSCIENZA DELLE REALI MANOVRE POSTE IN CAMPO DALLE DIVERSE FAZIONI DELLA CLASSE POLITICA COMPRADORA. LA NOSTRA TERRA, LA NOSTRA NAZIONE NON PUÒ CONTINUARE AD ESSERE CONSIDERATA ED UTILIZZATA COME CORTILE INTERNO (PATTUMIERA IN QUESTO CASO) D’ITALIA. LA LOTTA CONTRO LA POLITICA COLONIALE DELLO STATO ITALIANO CONTINUA!
Nuoro, 14 Gennaio 2007 LA SARDIGNA PATTUMIERA D’ITALIA Solamente la Regione Sardegna ha dato, per bocca dell’illuminato governatore Soru, il proprio assenso per “accogliere” i rifiuti campani. Le ricche regioni del settentrione italiano, Lombardia, Liguria e Friuli in testa, hanno invece subito comunicato la propria indisponibilità. Occorre sottolineare che proprio le regioni settentrionali sono tra quelle che producono le maggiori quantità tra i cosiddetti rifiuti “pericolosi”. Quei stessi rifiuti che qualcuno vorrebbe stoccare in Sardigna. Il tutto viene accettato sulla base di un paradossale concetto di solidarietà: il Popolo Sardo dovrebbe essere solidale con i campani e allo stesso tempo col governo italiano, soggetto maggiormente in difficoltà in questo momento nella gestione dell’emergenza. Il Popolo Sardo dovrebbe essere solidale con chi istituzionalmente rappresenta lo stato che da quasi 150 anni impedisce ai sardi la fruizione del diritto di autodeterminazione, che ci impone un modello economico che risponde ad interessi esterni, che ci affama e ci impoverisce per spingerci all’emigrazione, che ci impesta con poligoni e basi miltari che portano la ricchezza in italia e la morte in Sardigna. Quello stesso stato responsabile del tentativo in atto di genocidio contro il nostro Popolo. In tutta questa vicenda la regione sarda, col governatore Soru in prima linea, mostra il suo vero volto: classe politica COMPRADORA, volta esclusivamente alla gestione e all’intermediazione degli interessi italiani in COLONIA, assolutamente indifferente alle sorti del proprio Popolo e interessata esclusivamente al profitto e alla carriera ROMANA. NOI COMUNISTI INDIPENDENTISTI SARDI NON SIAMO ASSOLUTAMENTE DISPOSTI A SUBIRE QUESTA ENNESIMA UMILIAZIONE. LA NOSTRA TERRA, LA NOSTRA NAZIONE NON PUÒ CONTINUARE AD ESSERE CONSIDERATA ED UTILIZZATA COME CORTILE INTERNO (PATTUMIERA IN QUESTO CASO) D’ITALIA. QUALSIASI TENTATIVO DI IMPORTARE I RIFIUTI CAMPANI IN SARDIGNA, COSÌ COME QUALSIASI TENTATIVO DI RIAPRIRE LA QUESTIONE DEL TERMOVALORIZZATORE DI OTTANA, INCONTRERÀ LA NOSTRA PIÙ TOTALE, FERMA E DETERMINATA OPPOSIZIONE.
Il nostro intento è quello di fare emergere un’altro punto di vista sull’emigrazione. Ci interessa innanzi tutto sottolineare l’origine di questo fenomeno e le reali motivazioni che spingono migliaia di persone a lasciare la propria terra, i propri affetti e ogni certezza per approdare nel cosiddetto mondo occidentale. Sono le stesse motivazioni (povertà, miseria, fame, disoccupazione, assenza di un futuro, repressione, persecuzione politica, sociale ed etnica, etc.) che hanno spinto in passato e spingono tuttora centinaia di migliaia di sardi ad emigrare in cerca di lavoro e a scontrarsi spesso con un razzismo violento mescolato ad uno sfruttamento sul lavoro altrettanto feroce. Cagliari, 6 novembre 2007 REFERENDUM STATUTARIA - VINCE L'ASTENSIONE LA MAGGIORANZA DEI SARDI NON SI E' FATTA INGANNARE! La maggioranza dei sardi ha disertato il referendum polverone, non sono caduti nella trappola del NO o del SI ad una legge che non li riguarda e che è tutta interna al sistema che intermedia la loro sudditanza. Non è caduto dunque nel vuoto l'appello del Comitadu pro s'ASTENSIONE che invitava i sardi a disertare le urne e dare una chiara risposta di disinteresse. I partiti italianisti e i loro apparati di controllo sociale costituito da: funzionari di partito, sindacati, patronati, sindaci, presidenti di enti politici ed economici, coadiuvati dalla quasi totalità dei media, sono riusciti a portare alle urne poco più del 15% dei sardi; gli altri 85% non hanno voluto farsi intruppare nelle trincee italiane per il si o per il no ma sono rimasti nella loro trincea a difesa dei loro diritti di popolo. Questo risultato è un chiaro segno di sfiducia dei sardi verso interventi legislativi che non modificano minimamente le condizioni di sudditanza della Sardigna e che vengono visti come dei semplici regolamenti di conti tra gruppi di potere esclusivamente italiani. Gli italiani di Sardegna prendano atto del fallimento, la maggioranza dei sardi non ha risposto al loro squillo di trombe, ha rifiutato, se non con la consapevolezza almeno con l'indifferenza, il tentativo di far loro votare un dettato legislativo di autoumiliazione. Su Comitadu pro s'Astensione, non rivendica vittorie ma prende atto di ciò che è successo: i sardi hanno disertato le urne, non si sono fatti impecorare e intruppare dai nuovi baroni. Est su mamentu de ispingher su CARRAMERDA pro chi fagat impresse a che bogare dae Sardigna totu sa "roba" chi faghe parte de su sistema chi umiliat e impedit sa nazione sarda. Nugoro 21/10/07 pro su COORDINAMENTU NATZIONALE Bustianu Cumpostu, Erricu Madau, Federicu Giuntini Comunicato stampa del 12 - 07 - 2007 Martedì 11 luglio 2006 dieci militanti di a Manca pro s'Indipendentzia sono stati arrestati e successivamente condotti nel carcere di Buoncammino. Numerosi nostri compagni e altri militanti del variegato movimento indipendentista e comunista sardo hanno subito perquisizioni domiciliari, sequestro di materiale vario e diversi tra essi hanno ricevuto un avviso di garanzia in cui li si informa di essere sottoposti ad indagine per reati associativi. LA SOVRANITÀ È IN CAPO AL POPOLO SARDO Il 24 ottobre la Corte Costituzionale italiana ha dichiarato la "illegittimità costituzionale" della legge regionale n.7 del 2006 (Istituzione della Consulta per il nuovo Statuto di autonomia e sovranità del popolo sardo), dell'art. 1, comma 1, dell'art. 2, comma 2, lettera a), e del comma 3 della stessa normativa limitatamente alle parole 'e sovranita'". Niente di nuovo sotto il sole coloniale! Già a luglio del 2006, nell’ambito della discussione sulle proposte di rinnovo dello statuto, lo stato italiano, in barba a qualsiasi principio di “autonomia”, non aveva avuto alcuna remora ad intervenire. La semplice utilizzazione della parola “sovranità del Popolo Sardo” infatti, secondo lo stato italiano, violava la Costituzione repubblicana italiana. Varie le “motivazioni” utilizzate: “La sovranità è dell'intero popolo italiano. Un popolo sardo sovrano non esiste”, e poi ancora: ”Il popolo sardo non è sovrano” e “no alla sovranità, si associa all’indipendenza”. La sentenza della corte costituzionale non fa che confermare questa impostazione ed inoltre chiarisce una volta per tutte, se mai ce ne fosse stato bisogno, quale potrà essere l’atteggiamento dello stato italiano qualora nel futuro processo di riforma dell’istituto autonomistico, tanto auspicato sia da parte della classe politica compradora quanto da alcuni settori del mondo indipendentista, si cercasse di imporre un principio assoluttamente leggittimo quale quello dell’autodeterminazione. Ora è assai probabile che vada in scena il consueto teatrino della classe politica compradora, che mostrerà al popolo sardo tutta la propria “indignazione” e “costernazione” per questa pronuncia “lesiva dell’”autonomia decisionale in capo ai rappresentanti del Popolo Sardo”. Indignazione e costernazione che, naturalmente, non tarderanno a lasciar spazio all’attività quotidiana di servilismo e rapina dei nostri degni rappresentanti. A Manca pro s’Indipendentzia ribadisce la propria posizione: La Sardigna è una Nazione senza Stato in quanto ha un territorio ben determinato, definito e riconoscibile dal fatto di essere un’isola; in quanto ha storicamente sviluppato una sua propria economia autoctona fondata su una struttura di tipo agro-pastorale; in quanto abitata da un popolo inteso come comunità etnica stabile che ha avuto la capacità storica di elaborare una propria lingua, una propria cultura, codici di auto-regolamento della propria società. Il diritto di autodeterminazione, in capo al Popolo Sardo, viene negato con la forza dallo stato italiano, per cui la Sardigna è una colonia dello Stato italiano. Di fronte alla cieca violenza coloniale di uno stato che continua a portare avanti nei confronti del nostro Popolo un consapevole progetto di genocidio la nostra risposta non può che essere una rivendicazione del diritto di esistere, resistere, decidere del nostro destino, essere soggetti della nostra storia, padroni del nostro futuro, di essere indipendenti e sovrani. Nuoro, 8 novembre 2007 LA VERA FACCIA DELLA REPRESSIONE! Esprimiamo la nostra indignazione per la richiesta di condanna, formulata dal P.M. De Angelis, nelle sue conclusioni nel processo che si svolge davanti alla Corte d’Assise di Nuoro contro i tre compagni imputati di essere gli autori del fallito attentato del 2006 ad una sede di AN a Nuoro.E’ sconcertante, se non conoscessimo la ferocia con la quale si abbatte le repressione politica dello stato italiano in Sardegna, che la pubblica accusa, rappresentata da questo zelante inquisitore, abbia richiesto per Ivano, Paolo e Antonella, rispettivamente 18, 15 e 14 anni di reclusione. Infatti, come tutti, anche i non addetti ai lavori, hanno potuto constatare, si è trattato di un processo indiziario attraverso il quale si è voluto artificiosamente sviluppare un teorema repressivo. E’ noto infatti che il debole impianto accusatorio si basa esclusivamente su alcune lacunose ed ambigue (per utilizzare degli eufemismi!) intercettazioni ambientali, tanto che i Giudici hanno ritenuto, già dalle prime battute del processo, di dover rimettere in libertà Antonella. Nonostante ciò il rappresentante dello Stato italiano chiede una condanna che vorrebbe essere esemplare per tutti coloro che in Sardegna lottano, politicamente, per la libertà! Ovviamente tutto questo non ci stupisce perché rappresenta la coerente conclusione di chi non ha voluto ricercare la verità ma ha voluto essere strumento, ancora una volta, della più feroce ed ostinata repressione. Condanniamo nella maniera più decisa l’atteggiamento delle guardie carcerarie nei confronti di Ivano al termine dell’udienza di ieri. Costoro non hanno avuto alcuna remora ad utilizzare i loro “metodi” brutali e fascisti anche in presenza dei familiari e dei rappresentanti degli organi di informazione, spingendo, aggredendo e malmenando senza alcun motivo il compagno. Naturalmente per tale comportamento la "Zustissia (mala)" italiana non chiamerà mai nessuno a rispondere visto che esso rappresenta, per l'appunto, uno dei volti reali della repressione. Nuoro, 22 Gennaio 2007 |
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