Domu - Comunicati 2009 Comunicati 2010

 

  • Richiesta alla Commissione "Diritti Civili"
  • Sul mancato incontro con il direttore del carcere di Siano
  • Incontro col prefetto di Catanzaro
  • Per il rispetto delle norme sulla territorialità dei detenuti
  • Conferenza Stampa indetta per il 08-08-09
  • Comunicato stampa: Sassari 28-07-09
  • Comunicato di aMpI sull’intervento all’Ardia di Sedilo.
  • Comunicato Stampa del 27-06-09
  • Conferenza Stampa 20-06-09
  • Comunicato Stampa sulla manifestazione del 13.06
  • Conferenza stampa il 13-06
  • Manifestazione a Sassari il 13-06
  • Sugli scontri di Torino
  • Legge Statutaria e Tassa sul Lusso
  • Commento di aMpI sulle scorse elezioni regionali
  • I lavoratori sardi non sono limoni da spremere
  • Continua la pesca miracolosa
  • Astensione!
  • Sa zustissia mala di DeAngelis
  • Sulla legalità delle intercettazioni
  • NO ALL’ESERCITO A NUORO!
  • I Sardi sono italiani per scelta di chi?
  • Sovversiva è sa zustissia (mala)
  • Questione dei rifiuti: un po' di chiarezza
  • La Sardigna pattumiera d'Italia:ennesima provocazione coloniale
  • SEUS TOTUS DISTERRAUS!
  • Referendum per la Statutaria:FALLITO!
  • Comunicato stampa del 12 - 07 - 2007
  • La sovranità del popolo sardo
  • La vera faccia della repressione
  • Richiesta alla Commissione "Diritti Civili"

    Nella mattinata di oggi, 12 Agosto 2009,  A Manca pro s'Indipendentzia ha presidiato, presso i tribunali di Cagliari e di Sassari, due sit-in di protesta contro la deportazione del patriota comunista Bruno Bellomonte. E' stata inoltre presentata alla Commissione Diritti Civile del Consiglio Regionale, richiesta del rispetto della legge sulla territorialità della pena.

    Allegata: richiesta alla commissione

    Sul mancato incontro con il direttore del carcere di Siano

    Dal 10 Giugno il patriota sardo Bruno Bellomonte, dirigente nazionale di A Manca pro s’Indipendentzia è rinchiuso nelle carceri colonialiste italiane. Dopo un primo periodo trascorso in completo isolamento nel carcere romano di Regina Coeli, dal 25 Luglio, Bruno si trova rinchiuso, ancora in isolamento, nel carcere di Siano-Catanzaro

    Nella mattinata di oggi A Manca pro s’Indipendentzia, ha presenziato con un sit-in, di fronte al Carcere di Siano-Catanzaro. Nonostante la richiesta, presentata con largo anticipo , per avere un incontro con i responsabili della struttura, sia il direttore che il comandante delle guardie, hanno negato la propria  disponibilità ad avere un colloquio con la nostra delegazione.

    Come avvenuto ieri dinanzi al prefetto di Catanzaro, chiediamo il rispetto del Protocollo d’Intesa Stato-Regione del 07/02/2006 e dell’art. 42 della Legge italiana n.  354/75 (“territorialità della pena”).

    PRESONERIS SARDOS IN SARDIGNA

     
    E stata data notizia in:
    “La Gazzetta del Sud”            www.gazzettadelsud.it 
    “Quotidiano della Calabria”      www.ilquotidianocalabria.it
    “Videolina TG”                        www.videolina.it 

    A Manca pro s’Indipendentzia è stata a Catanzaro il giorno 10 Agosto 2009 presso la Prefettura, nella mattinata di oggi ha presidiato un sit-in presso il carcere di Siano-Catanzaro. Domani  12 presiederà due sit-in presso i Tribunali di Cagliari e di Sassari, dalle ore 10.30 alle ore 13.00, in tale data verrà presentata richiesta del rispetto della territorialità della pena, alla Commissione per i Diritti Civili del Consiglio Regionale della Sardegna. Con lo stesso intento, nella stessa data, sarà a Roma presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

                                     A Manca pro S’Indipendentzia

    Nugoro, 11 Agosto 2009

     su

    Incontro col prefetto di Catanzaro    

    Dal 10 Giugno il patriota sardo Bruno Bellomonte, dirigente nazionale di A Manca pro s’Indipendentzia è rinchiuso nelle carceri colonialiste italiane. Dopo un primo periodo trascorso in completo isolamento nel carcere romano di Regina Coeli, dal 25 Luglio, Bruno si trova rinchiuso, ancora in isolamento, nel carcere di Siano-Catanzaro

    Ieri, 10 Agosto, dopo un viaggio di 19 ore, una delegazione di A Manca pro s’Indipendentzia, con al seguito l’immancabile polizia politica italiana, ha avuto un incontro con il prefetto di Catanzaro, il quale,  dopo aver rifiutato la presenza dei giornalisti, alla richiesta che venisse rispettata la legge 354/75 ed il Protocollo d’Intesa Stato-Regione del 07/02/2006 (“territorialità della pena”), ha dichiarato:
    di non essere competente a riguardo e che avrebbe interessato direttamente il ministero della giustizia.

    E stata data notizia in: “La Gazzetta del Sud” www.gazzettadelsud.it  

    A Manca pro s’Indipendentzia è stata a Catanzaro il giorno 10 Agosto 2009 presso la Prefettura, oggi 11 Agosto presiederà un sit-in presso il carcere di Siano-Catanzaro, domani  12 presiederà due sit-in presso i Tribunali di Cagliari e di Sassari, dalle ore 10.30 alle ore 13.00, in tale data verrà presentata richiesta del rispetto della territorialità della pena, alla Commissione per i Diritti Civili del Consiglio Regionale della Sardegna. Con lo stesso intento, nella stessa data, sarà a Roma presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

                                      A Manca pro S’Indipendentzia

    Nugoro, 11-08-09

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    Per il rispetto delle norme sulla territorialità dei detenuti

    Alla cortese attenzione degli organi di informazione

    Dal 10 Giugno il patriota sardo Bruno Bellomonte, dirigente nazionale di a Manca pro s’Indipendentzia è rinchiuso nelle carceri colonialiste italiane.
    L’accusa che gli viene rivolta è quella di essere intenzionato a ricostruire le BR, un accusa assolutamente inventata, in quanto come l’Antiterrorismo italiana sa bene, il compagno Bruno Bellomonte non è, ne è mai stato un brigatista, ma è invece stato impegnato per tanti anni e con grande valore nella lotta per la liberazione nazionale e sociale del popolo sardo.
    Dopo un primo periodo trascorso in completo isolamento nel carcere romano di Regina Coeli, dal 25 Luglio, Bruno si trova rinchiuso, ancora in isolamento, nel carcere di Siano-Catanzaro.
    In totale violazione del Protocollo d’Intesa Stato-Regione del 07/02/2006 e dell’art. 42 della Legge italiana n.  354/75, che recita:
    “Nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza delle famiglie”,
    i detenuti sardi sono costretti ad espiare una pena ancora più crudele, sia sul piano umano che su quello economico: i loro familiari, per due ore di colloquio settimanale, sono costretti a lunghi ed estenuanti viaggi. 
    Rivendichiamo l’appartenenza del compagno Bruno alla nostra e solo alla nostra struttura organizzativa, continuiamo con maggiore determinazione la lotta al fianco del nostro popolo per una Sardigna libera e socialista, chiediamo l’avvicinamento alle proprie famiglie, di tutti i prigionieri sardi che ne manifestino la volontà.
    Chiediamo l’applicazione del Protocollo d’Intesa Stato-Regione del 07/02/2006 e dell’art.42 della legge n. 354/75.

    A Manca pro s’Indipendentzia sarà a Catanzaro il giorno 11 Agosto 2009 presso la Prefettura, il giorno 12 presso il carcere di Siano-Catanzaro, sempre il giorno 12 presiederà due sit-in presso i Tribunali di Cagliari e di Sassari, dalle ore 10.30 alle ore 13.00, in tale data verrà presentata richiesta del rispetto della territorialità della pena, alla Commissione per i Diritti Civili del Consiglio Regionale della Sardegna. Con lo stesso intento, il giorno 13 sarà a Roma presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

                                      A Manca pro S’Indipendentzia

    Nugoro, 08 Agosto 2009  

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    Conferenza Stampa indetta per il 08-08-09


    Sabato 08 agosto 2009 alle ore 10.30 è convocata, presso la sede natzionale di a Manca pro s'Indipendentzia sita a Nugoro in Via Saffi n.12, una CONFERENZA STAMPA per esporre il punto della situazione carceraria del nostro Dirigente Bruno Bellomonte, trasferito presso il carcere di Siano (Catanzaro).

    Nel corso della CONFERENZA verranno illustrate le imminenti iniziative su questa vicenda: una delegazione di a Manca pro s'Indipendentzia si recherà a Roma (Italia) per incontrare il Direttore del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria; proseguirà alla volta di Catanzaro per incontrare il Prefetto, rappresentante dello Stato italiano e il Direttore della struttura carceraria di Siano. Il tutto finalizzato ad ottenere il rispetto della stessa legge italiana sul diritto alla territorialità della detenzione, palesemente violata nel caso del
    nostro compagno!


    Direttivu Politicu Natzionale

    a Manca pro s'Indipendentzia

    04-08-09

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    Comunicato stampa: Sassari 28-07-09


    Oggi alle ore 11.30 due dirigenti di a Manca pro s'Indipendentzia si sono incatenati ad una finestra del palazzo della Provincia di Sassari e hanno srotolato uno striscione con su scritto "Bruno Liberu", mentre in piazza d'Italia altri militanti hanno distribuito volantini per spiegare ai cittadini il senso di questa forte ma necessaria azione.

    Dal 10 giugno infatti lo Stato italiano ha sequestrato il dirigente della nostra organizzazione Bruno Bellomonte e la stampa italiana e "sarda", dopo i primi due giorni, hanno fatto calare sulla vicenda un assordante silenzio, ignorando le numerose iniziative di protesta, i comunicati, le conferenze stampa e le altre iniziative di solidarietà.

    Bruno Bellomonte ha passato 45 giorni a Regina Coeli (Italia) in totale isolamento, subendo la censura della posta e godendo di soli 10 minuti d'aria a lgiorno.

    Non contenti di ciò i nostri aguzzini hanno deciso prima di impedireall'avvocato di ascoltare con il suo assistito le intercettazioni violando di fatto il diritto alla difesa accampando "seri problemi di ordine pubblico", e poi di deportare il patriota Bruno Bellomonte presso la Casa Circondariale di Siano (Catanzaro-Italia), dove l'avvocato e i familiari per andarlo a trovare impiegano due intere giornate di viaggio.

    Bruno Bellomonte è un dirigente pubblico indipendentista, un lavoratore stimato dai colleghi e un sindacalista che ha trascorso la sua vita in prima fila nellebattaglie per il lavoro e per il popolo sardo. Appartiene ad a Manca pro s'Indipendentzia fin dalla sua fondazione e il suo unico obiettivo è la militanza e la lotta per il socialismo e l'indipendenza della Sardigna.

    Intendiamo denunciare all'intero popolo sardo che la sua prigionia è solo unaprovocazione contro l'intero movimento indipendentista per disseminare confusione ed incertezza tra i sardi che, sempre in maniera maggiore, vedono di buon occhiole istanze portate avanti da a Manca pro s'Indipendentzia e in generale dal movimento di liberazione natzionale.

    Lo Stato italiano non ha nè gli strumenti nè la volontà politica di fare fronte al dissesto economico e sociale caus ato da trecento anni di colonialismo italiano-piemontese e allora alza la tensione creando un pericoloso clima da caccia alle streghe.

    Noi comunisti indipendentisti siamo convinti che l'unico sbocco possibile allacrisi, alla disoccupazione, al genocidio, all'emigrazione sia un cammino verso l'autodeterminazione e la rinascita della nazione sarda. E' per questo che Bruno è stato arrestato, messo in isolamento e deportato nel sud dello Stato italiano: perchè ha deciso di non abbassare la testa e di lavorare ad una speranza di riscatto natzionale e sociale per il popolo sardo.

    28.07.2009

    Direttivu Politicu Natzionale
    a Manca pro s'Indipendendentzia

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    Comunicato di a Manca pro s’Indipendentzia sull’intervento all’Ardia di Sedilo.

    Nel pomeriggio del 6 luglio a Manca pro s’Indipendentzia è stata presente all’Ardia di Sedilo nel santuario di santu Antine. La presenza della nostra organizzazione in questa occasione è stata dovuta alla ferma volontà di continuare a far conoscere al popolo sardo lo stato di prigionia, isolamento e deportazione in cui è ancora costretto il compagno e dirigente nazionale Bruno Bellomonte.
    La presenza sul posto di migliaia di persone è stata un’occasione che l’organizzazione non ha voluto perdere per lanciare il suo messaggio di libertà, occasione che le ha permesso di uscire con maggiore forza dall’isolamento informativo in cui i mezzi d’informazione coloniali la tengono.
    Nel corso del pomeriggio diversi compagni hanno distribuito ben duemila volantini in cui si denunciava il nuovo attacco repressivo dell’Italia ai danni della nostra organizzazione, delle nostre idee e dei nostri dirigenti, attraverso la montatura di teoremi farsa mediante cui si procede sistematicamente a incarcerazioni arbitrarie.
    In serata all’interno del santuario, alla presenza di migliaia e migliaia di persone, un gruppo di patrioti svolgeva un enorme striscione con su scritto BRUNO LIBERU, e muoveva in corteo tra due ali di folla che applaudivano fragorosamente, tra lo sconcerto delle Forze di Occupazione Italiana presenti. In conclusione del corteo venivano fermati da alcuni appartenenti al comitato organizzatore della festa, che chiedevano di concludere la manifestazione per dare spazio allo svolgimento dell’Ardia, e siccome l’effetto voluto era già stato ampiamente ottenuto e per rispetto della tradizione popolare, i compagni concludevano il corteo.
    Ancora una volta a Manca pro s’Indipendentzia ribadisce la ferma volontà di proseguire la resistenza all’occupazione italiana, portando avanti in maniera determinata la lotta per la liberazione dei patrioti sardi prigionieri, fino alla costruzione dello Stato sardo dei lavoratori.

    Sotzialismu Indipendentzia

    A Manca pro s’Indipendentzia

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    Comunicato Stampa del 27-06-09

    Ieri, 26 giugno 2009, presso il Tribunale di Roma (Italia), si è svolta l'udienza del Riesame per l'arresto effettuato il 10 giugno scorso del nostro compagno Bruno Bellomonte, membro del Direttivo Politico Natzionale di a Manca pro s'Indipendentzia! Entro mercoledì 1 Luglio, lo stesso Tribunale italiano dovrà dare una risposta sulla scarcerazione del nostro compagno.

    L'avvocato che difende il nostro compagno ha attaccato duramente il Pubblico Ministero che stà dietro l'inchiesta farsa ed è responsabile di questo attacco politico alle idee di Indipendenza che da anni porta avanti la nostra organizzazione. Inchiesta farsa, in quanto è basata su farneticazioni deliranti di giudici e digos italiani, che hanno l'intento di promuovere la propria immagine dinanzi all'opinione pubblica; inchiesta politica, in quanto tutti sanno (digos e magistrati italiani in primis) che il compagno Bruno Bellomonte è da anni impegnato nel Movimento di Liberazione Natzionale Sardo al fianco del popolo lavoratore e ideologicamente è e sarà sempre impegnato solo ed esclusivamente in organizzazioni che hanno l'unica finalità di lottare per l'Indipendenza della Sardigna.

    In questo contesto va inserito l'ennesimo attacco dello Stato italiano all'intero Movimento Indipendentista!

    Esprimiamo ancora una volta la nostra ferma volontà di continuare la lotta fino alla liberazione di Bruno Bellomonte e la nostra solidarietà ai compagni italiani arrestati il 10 giugno!


    Saluti

    Marco Peltz

    Ufficio Stampa-a Manca pro s'Indipendentzia-via Saffi 12, Nigoro

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    Conferenza Stampa

    Alla luce della recente acquisizione delle carte riguardanti le accuse che hanno determinato l’arresto del patriota Bruno Bellomonte, a Manca pro s’Indipendentzia convoca una conferenza stampa.
    Nell’occasione verranno mostrate le accuse inconsistenti mosse al dirigente nazionale e verrà espressa la posizione dell’organizzazione in merito.
    La conferenza stampa è convocata per sabato 20 giugno nella sede nazionale di a Manca pro s’Indipendentzia, sita a Nuoro in via Saffi 12, alle ore 10.30.
    Siete gentilmente invitati a partecipare.

     

    Cordiali saluti
    a Manca pro s’Indipendentzia

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    Manifestazione a Sassari

    In data di sabato 13/06/09 si è svolta a Sassari una manifestazione in sostegno di Bruno Bellomonte, patriota di a Manca pro s’Indipendentzia, per protestare contro l’ennesimo vergognoso attacco che le Forze d’Occupazione Italiana muovono con ogni forma e pretesto contro il Movimentu de Liberazione Natzionale Sardu.
    La manifestazione, organizzata da a Manca pro s’Indipendentzia in appena un giorno, ha visto presenti le bandiere de su Sindacadu de sa Natzione Sarda e del Partito Comunista dei Lavoratori e la partecipazione attiva di oltre trecento persone, che si sono riversate in piazza per testimoniare la loro sincera e fraterna solidarietà al patriota arrestato e gridare il loro sdegno verso i tentativi di criminalizzazione dell’ indipendentismo sardo.
    Si richiede gentilmente di dare comunicazione.

    A Manca pro s’Indipendentzia
    Nugoro, 14/06/09

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    Conferenza stampa il 13-06

    L’organizzazione comunista indipendentista A Manca pro s’Indipendentzia convoca una conferenza stampa per esplicitare la propria posizione in merito all’arresto del dirigente nazionale Bruno Bellomonte avvenuto in Roma il 10/06/09.
    La conferenza stampa avrà luogo nella sede nazionale in via Saffi 12 in Nuoro alle ore 10.30 sabato 13/06/09.
    Siete gentilmente invitati a presenziare.


    A Manca pro s’Indipendentzia
    Nugoro, 11/06/09

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    Manifestazione per la liberazione di Bruno il 13-06 a Sassari

    L’organizzazione comunista indipendentista A Manca pro s’Indipendentzia comunica che in data di sabato 13 giugno si terrà a Sassari una manifestazione per protestare contro l’arresto di Bruno Bellomonte, dirigente nazionale di a Manca pro s’Indipendentzia. Il corteo partirà alle ore 19.00 da Piazza stazione e percorrerà il Corso Vittorio Emanuele, piazza Azuni, piazza Castello, piazza Italia, via Roma e si concluderà di fronte al Tribunale in via Roma.
    La manifestazione è organizzata da a Manca pro s’Indipendentzia.
    Si richiede gentilmente di dare comunicazione.

     

    A Manca pro s’Indipendentzia
    Nugoro, 11/06/09

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    Sugli scontri di Torino (Italia)


    Martedì 19 maggio nella città di Torino in Italia, mentre si svolgevano le manifestazioni contro il vertice g8 Università, centinaia di giovani si sono scontrati con le forze di repressione italiane poste ovviamente a difesa dei "grandi" del mondo!

    Durante il corteo è stato tratto in arresto il compagno Alessandro Arrigoni, già militante del Collettivo Studentesco della Sardigna, da anni impegnato nelle lotte degli immigrati sardi in Italia e quotidiamente al fianco degli sfruttati ed emarginati di questa terra. Sappiamo molto bene il perchè Alessandro era  presente in quelle piazze! Sappiamo bene per chi parteggiava! Sappiamo che anche lì portava la nostra voce! Portava l a voce di chi non è stanco di gridare al mondo il proprio bisogno di libertà e giustizia sociale.

    Alessandro lo conosciamo bene! Siamo certi cheanche inquestomomento di difficoltà saprà trovare la forza per continuare a portareavanti le sue idee... idee di uguaglianza, idee di lotta per gli oppressi della nostra terra. A lui, in questi giorni, non faremo mancare il nostro costante sostegno e il nostro forte abbraccio patriottico!



    Marco Peltz
    Ufficio Stampa-a Manca pro s'Indipendentzia

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    Legge Statutaria e Tassa sul Lusso

    In questi ultimi giorni il dibattito politico sviluppatosi in Sardigna è stato incentrato quasi totalmente su due argomenti che negli ultimi anni sono stati al centro di aspri scontri tra i “ballerini” che sedevano e siedono sulle poltrone del “Consiglio Regionale della Sardegna”: la famosa legge Soru sulla “Tassa sul Lusso” e la “Legge Statutaria”.
    La nuova maggioranza che governa la regione sarda come prima azione politica ha eliminato la “Tassa sul Lusso”, definita dai più un balzello che impedisce e rallenta lo sviluppo turistico della nostra terra; in merito a Manca pro s’Indipendentzia, non solo si è sempre schierata favorevolmente sull’opportunità di questa tassa, ma conferma la proprio volontà di fare in modo che si sviluppi in Sardigna un grande dibattito sulla necessità che venga applicata una “Tassa di ingresso turistica”, il cui introito vada ad essere reinvestito per la salvaguardia ambientale della nostra terra (cosa che tra l’altro già avviene in Corsica senza che questo abbia mai impedito il transito turistico). Ci sembra quantomeno paradossale, se non esattamente classista, il fatto che nessuno sollevi la voce ogni qualvolta la Tirrenia, le Ferrovie dello Stato italiano o le varie compagnie aeree aumentano il prezzo del biglietto a loro piacimento  e invece si grida allo scandalo quando uno, due, cinque, dieci euro servono ad essere riutilizzati nell’interesse esclusivo della collettività,dunque del popolo sardo, e non ad andare ad ingrassare le già avide pance di qualche padroncino di turno.
    Nel merito della “Legge Statutaria” a Manca pro s’Indipendentzia si era già schierata per l’astensione al referendum esprimendo la propria posizione in cui invitava il popolo sardo a non partecipare al balletto tra gli ascari che tengono sotto scacco coloniale la nostra terra: oggi però ci risulta impossibile non intervenire sulla bocciatura da parte della “Corte Costituzionale” italiana di questa legge. Ancora una volta infatti lo Stato italiano nega ai sardi la possibilità reale di sviluppare un qualsivoglia percorso di Autogoverno, intervenendo in questioni che riguardano esclusivamente gli interessi del popolo sardo. Parafrasando le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri cubano sulle ingerenze del governo degli USA in merito alla politica di Cuba, a Manca pro s’Indipendentzia non riconosce allo Stato italiano, alle sue strutture di sottogoverno e di controllo l’autorità politica e morale su alcun tema che riguarda la vita del popolo sardo.

    9 Maju 2009

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    Comunicato di aMpI sulle scorse elezioni regionali

    Nonostante il risultato elettorale ottenuto alle recenti elezioni “regionali” dalla coalizione programmatica UNIDADE INDIPENDENTISTA, apparentemente poco consistente, l’organizzazione politica A MANCA PRO S’INDIPENDENTZIA intende proseguire nel cammino intrapreso per realizzare l’unità tra tutte quelle realtà politiche e singoli individui che riconoscono la necessità storica di riscattare la Sardigna e i sardi dal colonialismo politico, economico, sociale e culturale esercitato dallo stato italiano con la complicità della classe politica sarda.

    Riteniamo che la proposta politica di UNIDADE INDIPENDENTISTA rappresenti un utile strumento capace di rafforzare un indipendentismo che saprà fondere in un’unica lotta le istanze di liberazione natzionale della Sardigna con le istanze dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, degli studenti, degli emigrati e dei pensionati.

    L’entusiasmo riscontrato durante la campagna elettorale attorno al progetto e al programma di UNIDADE INDIPENDENTISTA ci inducono a proseguire il nostro lavoro nei paesi e nei territori della Sardigna con sempre maggiore determinazione, certi che solo l’unità e la serietà delle proposte politiche che si elaborano consentiranno al nostro popolo di conquistare sempre maggiori spazi dove affermare la propria sovranità.       

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    I lavoratori sardi e la Sardigna non sono limoni da spremere e gettare via!

    Nelle ultime ore si fanno sempre più insistenti le voci secondo cui la Polimeri Europa ha deciso di cessare definitivamente la produzione dello stabilimento petrolchimico di Portotorres lasciando sul lastrico 3000 lavoratori e dando un colpo durissimo all’economia sarda già sull’orlo del collasso.

    È la fine di un illusione con cui generazioni di politici, di industriali e di intellettuali hanno raccontato ai sardi la storiella del “piano di Rinascita”. La storiella della ricchezza e della civiltà che viene da fuori è stata per molti sardi la speranza di un lavoro ma si è rivelata un incubo. Da sempre il movimento anticolonialista e indipendentista ha denunciato l’operazione “Piano di Rinascita”, perché era evidente che si trattasse di un tentativo di bloccare ogni tentativo di sviluppo economico autonomo. Agricoltura, pastorizia, artigianato e cooperative hanno lasciato il posto alla chimica e oggi la chimica lascia il posto alla disoccupazione e all’emigrazione.

    Per 40 anni i poli chimici hanno inquinato le nostre terre e le nostre acque, sfruttato la forza lavoro dei nostri lavoratori, ma soprattutto hanno creato una economia non autoctona, del tutto slegata dalle esigenze produttive e sociali della nostra terra. Oggi la chiusura improvvisa e senza spiegazione degli stabilimenti chimici lascia dietro di sé un arido deserto e dimostra la vera faccia del colonialismo italiano in Sardigna.

    I lavoratori sardi sono stati spremuti come limoni e illusi per 40 anni. Oggi la realtà del colonialismo italiano viene a galla in tutta la sua crudezza nell’indifferenza generale dei politici della Regione che si dimostrano ben più preoccupati delle loro beghe interne che del futuro degli operai e dei lavoratori sardi.

    A Manca pro s’indipendentzia invita tutte le forze sane del nostro popolo, le organizzazioni politiche che ancora conservano una dignità, le associazioni e in generale tutti i lavoratori sardi che hanno a cuore il futuro della nostra terra a sostenere la mobilitazione dei lavoratori di Porto Torres. Occorre ribellarsi a questa ennesima ingiustizia coloniale:

    1. boicottiamo i distributori Agip. Non diamo più i nostri soldi all’ENI!
    2. Sosteniamo la mobilitazione dei lavoratori di Porto Torres
    3. Smettiamo di votare i partiti italiani. La responsabilità di tutto quello che è accaduto è dello Stato italiano che è anche il maggior azionista dell’ENI.

     

    Di fronte all’attuale crisi economica, politica, sociale e morale che sta martoriando la nostra terra abbiamo bisogno di una nuova classe dirigente che ripari i danni provocati dal colonialismo e che rilanci la nostra economia e la nostra cultura nel mondo andando incontro alle reali esigenze produttive e alle aspirazioni di emancipazione dei nostri lavoratori.

    Sassari, 2 dicembre 2008

    A Manca pro s’Indipendentzia

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    CONTINUA LA PESCA MIRACOLOSA…
    QUANDO LA BATTERIA DELLA MACCHINA SI SCARICA DI FREQUENTE...

    06 settembre 2008. Un militante della nostra organizzazione porta la propria vettura da un elettrauto. La batteria nuova di zecca non regge la carica per più di una settimana. Problemi di batteria? Di alternatore? Di accessori opzionali non richiesti? Dopo la verifica tecnica la scoperta.
    La macchina di Salvatore Sechi, militante di a Manca pro s’Indipendentzia, coinvolto nell’operazione “Arcadia” dell’11 luglio 2006, era infestata da un impianto trasmittente completo di rilevatore satellitare (vedi foto in allegato). L'alimentatore, nascosto nel vano fusibili sotto al volante, collegato alla batteria, dava energia per il funzionamento di un microfono, posizionato sotto l'altoparlante del cruscotto, i segnalatori satellitari nascosti dentro al rivestimento della capotta e una minuscola antenna.

    cimice cimice

    Non si tratta di certo del primo episodio di questo genere: i militanti della nostra organizzazione potrebbero da soli dar lavoro a tutti gli elettrauto della Nazione Sarda. 
    Una sorta di caccia al tesoro in cui ignoti, non è dato sapere per conto di chi (non risulta che alcuna delle nostre denunce abbia prodotto l’apertura anche di un solo fascicolo d’indagine), aprono le nostre macchine e le nostre case (in maniera legale? Se così fosse, perché l’apparecchiatura scoperta non viene richiesta indietro una volta “ritrovata”?), e nascondono nei pertugi piu’ impensabili preziose e, soprattutto, costose cimici.
    Una sfida un po’ noiosa per noi, impegnati a ritrovare i preziosi apparati: ad ogni nuova scoperta lo spazio per la gioia dura un attimo, ben sapendo che ancora è lunga la strada che porta al completamento di questa pesca miracolosa!
    Vorremo far sapere a queste persone che non c’è alcun bisogno di dover nascondere alcunchè: qualsiasi informazione essi vogliano siamo soliti esternarla apertamente, non avendo nulla da nascondere.
    Ci chiediamo inoltre perché si vieti l’intercettazione nei confronti di primi ministri, senatori e vallette, deputati e spacciatori, amministratori delegati e presidenti, coprendo di fatto le spalle alle peggiori malefatte che vengono compiute nello stato italiano, mentre è concesso spiare e intercettare delle persone (probabilmente in maniera illegale!), solo perche’ accusate di terrorismo, senza alcun fondamento, visto che, a oltre 700 giorni dall’ inizio della tristemente nota “operazione Arcadia”, non v’è traccia di alcun processo.

    A QUANDO LA PROSSIMA SCOPERTA?

    Nuoro, 10 settembre 2008

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    SULLA LEGALITÀ DELLE INTERCETTAZIONI

    Nella giornata di ieri, 11 settembre, è stata consegnata alla questura di Sassari l’apparecchiatura trasmittente ritrovata nella macchina del nostro militante, Salvatore Sechi. L’avvocato Agostinangelo Marras ha annunciato l’intenzione di chiedere direttamente al P.M. De Angelis chiarimenti su quanto ritrovato all’interno della vettura del suo assistito. I vertici della questura ovviamente hanno dichiarato di non saperne nulla! Allo stesso modo la possibilità di risalire alla mano di chi ha messo tale apparecchiatura nella vettura del nostro militante, così come quelle ritrovate nelle case e nelle macchine di altri compagni è una pura chimera coperta dal solito “segreto d’ufficio”.

    Ribadiamo le nostre domande, che non avranno mai una risposta ufficiale, circa le attività di indagine che vengono portate avanti nei confronti degli appartenenti ad a Manca pro s’Indipendentzia:

    1. Chi, e per conto di chi, colloca le microspie nelle nostre macchine e nelle nostre case?
    2. Questa attività di indagine è legale o illegale (cioè svolta senza la necessaria autorizzazione del magistrato inquirente)?
    3. Perché fino ad oggi il magistrato titolare dell’inchiesta che ci riguarda, Paolo De Angelis, non è mai intervenuto, a fronte delle nostre numerose denunce pubbliche che sono seguite ai vari “ritrovamenti”, per affermare la legalità di tale attività di indagine?
    4. Perché, se le apparecchiatture utilizzate per le intercettazioni ambientali sono state collocate in seguito all’autorizzazione del magistrato, nessuno si è mai presentato a chiederne la restituzione, come già avvenuto in casi analoghi in Sardegna, e considerato anche l’alto costo di tali apparecchiature?
    5. Perché, a fronte di numerose denunce, seguite ai “ritrovamenti”, fino ad oggi non è stato aperto neanche un fascicolo d’indagine per verificare la legittimità  o meno di tale attività di indagine?

     

    Eppure basterebbe poco per individuare i mandanti e gli autori dei collocamenti; basterebbe, come da noi già suggerito in almeno due conferenze stampa (a Cagliari e a Nuoro), richiedere alla TIM chi è l’intestatario delle schede che abbiamo ritrovato all’interno delle apparecchiature per l’intercettazione delle conversazioni. 

    Nuoro, 12 settembre 2008

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    ASTENSIONE!

    Su 5 de Santu Gabinu 2008 in Sardigna si botat pro tres referendum abrogativos cherfios dae sos partidos italianistas de destra. Sos referendum dimandan a sos Sardos de isseperare si mantenner o nono sa leze “salvacoste” e sas duas lezes chi sa Regione at fattu pro istituire Abbanòa, chi est s’ente unicu chi regulat sa rete idrica de tottu sa Sardigna. Nois de a Manca pro s’Indipendentziapessamus chi sa leze regionale n° 8 (connotta comente leze “salvacoste”), chentza intrare in sas intentziones bonas o malas de sos chi l’an pessada, apat unu balore de leze anticolunialista, ca difendet su territoriu sardu dae sos manizos de sos ispeculadores colunialistas e de sos teraccos sardos chi traballan pro issos. Sa Sardigna est de tottus sos Sardos, e nois amus su dovere de la protezere pro la lassare a sos Sardos chi an a naschire. Peroe pessamus puru chi custa leze siat irballada ca ponet paris unu Sardu chi si cheret fravicare una domo in campagna e un ispeculadore edile chi prenat ispiaggias e costas intregas chin milliones de metroscubos de tzimentu pro si bender sas domos. Non nos paret zustu chi non b’apat differentzia in custas duas cosas. Sa dimanda chi sun fachende a sos Sardos in custu referendum est: cherìes chi tutten sa Sardigna de tzimentu o cherìes chi non bi si podat fravicare prus nudda? Ite dimanda est? Ite sensu at? Nois non podimus e non cherimus rispondere a una dimanda che a custa! Cherimus chi in Sardigna bi siat una leze de tutela ambientale seria e non cherimus isseperare tra su chi narat una manca italianista chi cussiderat a sa matessi manera sos dirittos de sos Sardos e sos affares de sos gurturjos italianos, e una destra italianista chi non biet s’ora de facher cuntentos sos compares suos ispeculadores. Pro su chi riguardat sas ateras duas dimandas de su referendum pessamus chi s’isseperu de unu gestore unicu de s’abba podìat esser una cosa zusta in teoria, ma in sa pratica est istada unu disacattu ca Abbanoa est responsabile de sa mala gestione de s’abba sarda e at dimostrau de non bi resissire a si cunfrontare chin sos dirittos de sas populassiones de sas biddas. In custu puru sa dimanda chi sos colunialistas de sa manca e de sa destra italianas fachen a nois Sardos est una dimanda chi no at sensu: cherìes chi s’abba siat centralizzada chentza ischire nen chie, nen comente e pro s’interessu de chie s’at a gestire, o imbetzes cherìes chi bi torren a esser chentumizza cunsortzios gubernaos dae barones mannos e minores chi an a gestire comente cheren issos unu bene chi est de tottus sos Sardos? Non cherimus e non podimus rispondere a custa dimanda: a paragulas macas uricras surdas! Issos nos sun pedinde si cherimus chi s’abba siat una cosa ‘e bendere de sa Regione o una cosa ‘e bendere de sos cunsortzios locales. Nois namus chi s’abba est unu dirittu de tottus sos Sardos e no est cosa ‘e bendere! Custu referendum no at nudda de ite bier chin sos interessos beros de su Popolu Sardu, ma riguardat solu sa gherra pro su potere in intro ‘e sa classe politica compradora italianista de sa Regione. Pro custos motivos a Manca pro s’Indipendentzia narat a tottus sos Sardos chi no anden a botare, chin-d’un’astensione fatta chin cussentzia contras a cust’atera picada in ziru coluniale. Oje sos partidos italianistas de destra sun fachende propaganda contras a ‘astensionismu ca su referendum non balet si no andat a botare nessi su 33% de sos elettores. Sa manca italianista imbetzes est divisa tra sa “Corrente Cabras” chi cheret gubernare sa Sardigna fachende su chi li narat sa segreteria de Roma, e sa “Corrente Soru” chi chircat de esser credibile ghettandesi a classe politica “natzionale” sarda pro aer poteres cuntrattuales prus mannos chin su Gubernu italianu. Dae oje finas a su 5 de Santu Gabinu sos italianistas de manca e de destra s’an a prenare sa bucca de paragulas comente “zustissia”, “democrazia”, “autonomia”, aende petzi un obiettivu: facher sos interessos italianos in sa colunia Sardigna! A Manca pro s’Indipendentzia pedit a tottus sos Sardos de si ribellare a custas favulas e de difendere sa dinnidade de sa Nazione Sarda contras a cust’atera truffa chi no at a risolvere sos problemas nostros!

    Su 5 de Santu Gabinu: ASTENSIONE!

    No andezas a botare!

    A Manca pro s’Indipendentzia

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    “SA ZUSTISSIA MALA DE DE ANGELIS”

    Riprendiamo ed aggiorniamo un’espressione tante volte utilizzata dai sardi per descrivere la dolorosa gravità delle esperienze sofferte a causa della “Zustissia Mala” italiana.

    Non troviamo infatti altre parole per rappresentare l’operato di questo “Buginu” dei giorni nostri che continua, con ostinato atteggiamento inquisitorio, a dare sostegno giuridico ai teoremi persecutori elaborati nelle stanze dei palazzi coloniali.

    Muovendosi su questa linea il magistrato non aveva infatti esitato a proporre ricorso in cassazione contro il provvedimento della Corte d’Assise di Nuoro che aveva ridato, durante lo svolgimento del processo, la libertà ad Antonella Lai. Ieri la cassazione gli ha dato ragione ed Antonella è nuovamente rinchiusa in carcere.

    L’ennesima dimostrazione per il nostro Popolo che la zustissia mala italiana non è giusta. 

    Piena e incondizionata solidarietà a Antonella, Ivano e Pauleddu.

    Nuoro, 28 marzo 2008

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    CONTRO L’OCCUPAZIONE MILITARE DEL TERRITORIO!
    NO ALL’ESERCITO A NUORO!

    In questi ultimi giorni è ritornata d’attualità la questione dell’accordo stipulato nel 1997 tra ministero dell’università, giunta regionale, comando militare della Sardegna e comune di Nuoro che prevede la cessione della caserma “Loy” all’università di Nuoro in cambio della costruzione di una nuova caserma a Pratosardo (a totale onere del comune per una spesa di circa 22 miliardi di vecchie lire!!) che dovrebbe “ospitare” il reggimento “cavalleggeri di Sardegna” della brigata Sassari.

    Negli ultimi giorni si è distinto l’intervento dell’ex comandante militare della Sardegna, il generale Carta, il quale non ha perso occasione per sollecitare il ministro Parisi, il quale, bontà sua (sarà che siamo in piena campagna elettorale?), non ha perso tempo e ha immediatamente promesso il suo impegno per la costruzione della caserma. Eloquenti le parole utilizzate dal generale per “convincere” politici e popolazione nuorese circa la bontà del progetto relativo alla costruzione della caserma a Pratosardo: “…centinaia di soldati nuoresi, costretti oggi a prestare servizio fuori città, che avrebbero la possibilità di tornare a Nuoro e spendere così i loro stipendi in città; centinaia di disoccupati assunti per i servizi generali della caserma; incremento dell’attività edilizia a causa delle necessità alloggiative di ufficiali e soldati e relative famiglie”.

    Tralasciando l’aspetto chiaramente demagogico circa l’impatto “miracoloso” che la costruzione della caserma avrebbe sulla città di Nuoro con l’apparizione di ““centinaia di posti di lavoro e di centinaia di stipendi…” appare del tutto ricattatoria la richiesta di concedere la caserma “Loy” per la realizzazione di un campus universitario esclusivamente in cambio della costruzione a Pratosardo di una nuova caserma. Ciò soprattutto nel momento in cui la regione sarda taglia i finanziamenti a favore dell’università nuorese e, per bocca del “governatore” Soru, annuncia l’intenzione di investire esclusivamente sugli atenei di Cagliari e Sassari lasciando nella disperazione, questa volta si, centinaia di studenti nuoresi che rischiano di veder vanificati anni di studio e di sacrificio.

    A questo aspetto si aggiunge quello di un territorio che già subisce un pesante controllo militare e sociale da parte delle forze dell’ordine italiane, basti pensare, solo per fare un esempio, al progetto, del costo stimato in più di 380 mila euro, per il collocamento di 32 telecamere collegate con la questura da piazzare in tutta la città, progettate per acquisire immagini 24 ore su 24.

    Sindacati e partiti italianisti, da destra a “sinistra”, accolgono a braccia aperte l’idea e premono affinché si realizzi al più presto. La motivazione utilizzata è la solita: posti di lavoro! Ogni cosa va bene se crea posti di lavoro, anche pochi! A qualunque costo! Va bene il Termo-“valorizzatore”, l’importazione di scorie nucleari da far smaltire nelle fabbriche, l’occupazione delle coste fatta dai miliardari continentali per il turismo d’alto bordo, tutto! Dimenticando stranamente del disperato bisogno di aiuto di ben 900 famiglie che dipendono dal destino della Legler a cui ultimamente tutti rivolgono solidarietà ma soprattutto calma, anzi rassegnazione!Così mentre i Sardi in questi anni si sono impegnati con determinazione contro l’occupazione militare in Sardigna, in barba alle aspirazioni popolari si vuole creare una base militare nei pressi di un centro abitato. Ma quali sono i vantaggi di questa (sciagurata) scelta? Quello secondo cui il costo di costruzione della struttura ricadrà nel totale sulle tasche dei sardi?Quello per cui non si produce niente di niente ma solo guerrafondai? Quel ridicolissimo ritaglio di indotto? I vincoli che, giocoforza trattandosi di una struttura militare, saranno imposti tutt’intorno alla struttura? O sarà forse il sempre maggior controllo militare e sociale di un territorio e di una Nazione?

    In un momento in cui in Sardigna le vertenze industriali sono più di trenta, l’agricoltura e la pastorizia sono sempre più vicine al collasso e si assiste ad una crisi dove sempre più viene fatto in modo che la produzione dipenda solo dall’assistenzialismo, gli illuminati che stanno dietro a sindacati e partiti politici italianisti pensano ad aprire la strada ai progetti coloniali dello Stato.

    A Manca pro s’Indipendentzia non ha alcun timore di affermare che la nostra Nazione è militarizzata da polizie ed eserciti italiani e N.A.T.O., che Nuoro e provincia sono assediate dalle forze di occupazione italiane e invitiamo i lavoratori, gli studenti, le realtà sociali e politiche, la popolazione in generale a mobilitarsi e a creare momenti di riflessione e lotta contro la militarizzazione del territorio e dell’intera Sardigna.

    CONTRO L’OCCUPAZIONE MILITARE DEL TERRITORIO!

    NO ALL’ESERCITO A NUORO!

     

    Nuoro, 11 marzo 2008

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    I sardi sono italiani per scelta di chi?

    Riportiamo di seguito la lettera, rimasta inedita, che il responsabile dei rapporti internazionali di aMpI, C. Sabino, ha mandato alla redazione de "l'Altra voce" per rispondere alle affermazioni di Cossiga senior su quella che lui chiama "italianità volontaria dei sardi".

     

    Gentile direttore,
    le spedisco alcune considerazioni sulle esternazioni di Cossiga a proposito della volontaria appartenenza all'Italia dei sardi. Le prego, se lo ritiene possibile, di pubblicare questa mia lettera per dare sponda al dibattito da lui aperto.

    La ringrazio anticipatamente

    Cristiano Sabino (responsabile rapporti internazionali di A Manca pro s’Indipendentzia)


    Ho letto con interesse l’articolo apparso su l’Altra Voce del 4 giugno 2008 “Noi Sardi, italiani per volontà, non conquista o annessione” dove venivano riportate le posizioni in merito all’italianità dei sardi dell’on. Cossiga. Le sue posizioni non sono di certo nuove, lui fa anche il paladino a livello internazionale della causa basca. Pensi che quando illegalizzarono Batasuna, il partito della sinistra patriottica basca (isquerda aberrale), Cossiga scrisse una lettera alla Nuova Sardegna, prontamente pubblicata, dove attaccava in maniera durissima l’allora premier Aznar e il "franchismo spagnolo" (citaz. di Cossiga).
    Circa la nostra terra e il nostro popolo ha sempre riconosciuto lo statuto di "nazione" e ha proposto una carta costituzionale sarda.
    Ma la sua posizione in Sardigna è uguale a quella del PNV in Euskadi: i baschi e i sardi sarebbero spagnoli e italiani per scelta.

    I sardi sono italiani per scelta.. ma per scelta di chi?
    vediamo i fatti.
    1713 trattato di Utrecht. l'impero spagnolo è sfaldato e i suoi pezzi vengono spartiti dalle altre potenze. la Sardigna va all'Austria. dopo 13 anni il passaggio di consegne ai Savoia, perchè essendo un principato di origine imperiale non poteva da solo diventare regno. Ecco che nasce il Regno di Sardegna sulla base di un baratto stabilito dalla diplomazia internazionale. I sardi hanno scelto qualcosa?
    andiamo avanti.. i Savoia dominano con pugno di ferro anche sulla nobiltà sarda. Il sardo viene vietato insieme allo spagnolo e tutte le cariche importanti sono di nomina viceregia. Si scatena una cruenta lotta al banditismo che non finirà mai.. e scoppiano i primi tumulti.
    Nel 1793 succede qualcosa di interessante. Arrivano i francesi repubblicani ad invadere la Sardigna. I piemontesi scappano impauriti e i sardi impediscono lo sbarco a Quartu con l'utilizzo di milizie popolari comandate da Vincenzo Sulis. Allora le classi dirigenti sarde, consapevoli della loro nuova posizione di forza, chiedono ai piemontesi alcuni diritti amministrativi (i famosi 5 punti) che gli vengono però negati sprezzatamente. Quando la protesta si congiunge con il malessere delle campagne scoppia il triennio rivoluzionario 1793-1796 (ma che in realtà dura per esteso dal 1780 al 1830).
    Angioy, Mundula, Cilocco e il prete Muroni si mettono a capo delle masse popolari cittadine e contadine per fare della Sardegna una repubblica indipendente senza più feudalesimo. La repressione è durissima sopprattutto in tutti i paesi del Logudoro e vi partecipano anche i sardi che dal privilegio traggono vantaggi. Nascono i "cane sutta e'mesa", la borghesia compradora che riceve le briciole del pasto dai padroni e in cambio diventa aguzzino del suo stesso popolo. Le teste di Cilocco e degli altri patrioti che non erano riusciti a scappare o che, come lui, erano tornati in patria per continuare la lotta, vengono chiuse in delle gabbie e poste alle porte di Sassari per giorni e giorni, a perenne monito. chi si ribella farà questa fine. Quali sardi hanno deciso in questa occasione?
    Andiamo avanti. 1812. Legge delle chiudende. l' "Editto delle Chiudende" stabiliva il diritto di recintare i terreni prima appartenenti la comunità. Le rivolte popolari al grido di “torrare a su Connottu”, nonostante le recenti repressioni antifeudali, sono violentissime.Tutte represse nel sangue. Sardi traditori, preti e soprattutto “italiani” si fanno d’oro con i soldi delle comunità sarde. Cosa hanno deciso qui i sardi?
    Perfetta fusione: nel 1847 c'è la "perfetta fusione" fra Sardegna e Piemonte. lo chiedono gli Stamenti, ovvero i rappresentanti del tradimento del triennio rivoluzionario e delle aspirazioni di giustizia e indipendenza del loro popolo e quelli che si erano ingrassati con l'editto delle chiudende. Lo chiedono per ricevere ancora più benefici dai loro padroni savoiardi. Si può considerare una decisone del popolo questa?
    Unità d'Italia: tutte le regioni annesse o per insurrezione popolare (Marche, Toscana..), o per guerra di conquista (tutto il meridione) votano il plebiscito di annessione allo stato unitario. In Sardigna ovviamente non si vota. Cosa hanno deciso i sardi?
    Prima guerra mondiale: migliaia di giovani sardi sdradicati a forza dalla terra, buttati in trincea e obbligati ad uccidere altri contadini di altre nazioni per una guerra non loro. Chi lo ha deciso questo?
    Il resto è storia che tutti conoscono. povertà, gestione coloniale della nostra terra, occupazione militare, genocidio linguistico, spopolamento, devastazione ambientale, emigrazione. Di grazia sig. Cossiga, quando e come i sardi hanno deciso, non dico di essere italiani, ma qualunque altra cosa?

    Cossiga, insieme a tutti gli altri rappresentanti della borghesia sarda notarile, è un erede di chi ha fatto torturare per giorni il rivoluzionario Cilocco e poi gli ha fatto tagliare la testa ed esporre alle porte di Sassari perché tutti vedessero. Si. loro hanno scelto di essere italiani. Ma il popolo, le migliaia di trucidati, impiccati ed inforcati dalle forze regie e dalle squadre della morte dei feudatari, i pastori, i contadini, gli emigrati, la nostra gente insomma non ha mai scelto di essere niente. I sardi hanno combattuto contro i romani per 1000 anni ininterrottamente. Hanno combattuto per difendere l'indipendenza contro i catalani a Sanluri. hanno combattuto contro i Savoia. Io mi sento erede di questa gente, della mia gente. E non mi sento affatto italiano.

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    "Sovversiva" è sa Zustissia (mala)

    La sentenza di primo grado emessa ieri dalla Corte d´Assise di Nuoro nei confronti di Ivano, Pauleddu ed Antonella rappresenta un pericoloso strumento attraverso il quale da ora in poi lo stato italiano potrà facilmente imprigionare e condannare chi in Sardigna persegue ideali di libertà ed eguaglianza sociale.

    La sentenza infatti ha dichiarato colpevoli i compagni per aver partecipato ad una fantomatica associazione sovversiva. Ma la realtà è che in Sardigna non esiste alcuna associazione sovversiva, esistono invece donne e uomini che si ispirano e lavorano, singolarmente o attraverso organizzazioni politiche, per l´affermazione degli ideali della liberazione nazionale e del socialismo. Aver condannato Ivano, Pauleddu e Antonella "per partecipazione ad associazione sovversiva" significa condannare chi condivide questi ideali.

    Questa sentenza dimostra ancora una volta che la magistratura svolge il ruolo di esecutrice ideologica e materiale di un sistema politico autoritario e antidemocratico.

    "Sovversiva" è questa sentenza perché con essa si vuole scardinare un "ordine democratico" che, perlomeno nel popolo, è ancora sentito e ricercato.

    Nuoro, 14 febbraio 2008

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    QUESTIONE RIFIUTI
    FACCIAMO UN PÒ DI CHIAREZZA!

    Negli ultimi giorni abbiamo assistito al montare della protesta di fronte alla decisione assunta da una parte della classe politica compradora sarda (centrosinistra) di “accettare” lo smaltimento in Sardigna di una quantità ancora non precisata di rifiuti non differenziati italiani in seguito all’emergenza verificatasi in Campania.

    A Manca pro s’Indipendentzia vuole precisare la propria posizione politica sull’argomento e prendere in maniera netta e determinata le distanze da chi ha tentato e tenta di strumentalizzare questa legittima lotta.

    Per noi, comunisti indipendentisti, la scelta di smaltire in Sardigna i rifiuti italiani dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, il ruolo coloniale assegnato dallo stato italiano alla nostra Nazione e la funzione servile svolta dalla locale classe politica compradora.

    Secondo la regione sarda il nostro Popolo dovrebbe mostrare solidarietà con lo stato che da quasi 150 anni ci impedisce il diritto all’autodeterminazione, che ci impone un modello economico che risponde ad interessi esterni, che ci affama e ci impoverisce per spingerci all’emigrazione, che ci impesta con poligoni e basi miltari che portano la ricchezza in italia e la morte in Sardigna. Quello stesso stato responsabile del tentativo in atto di genocidio contro il nostro Popolo.

    LA LOTTA DEL POPOLO SARDO CONTRO QUESTA ENNESIMA PROVOCAZIONE COLONIALE È UNA LOTTA GIUSTA, LEGITTIMA E DI GRANDE VALENZA ANTICOLONIALE.

    IN QUANTO TALE È NECESSARIO SGOMBRARE IL CAMPO DA QUALSIASI TIPO DI AMBIGUITÀ!

    NOI NON ABBIAMO NIENTE A CHE FARE E A CHE SPARTIRE CON QUEI PARTITI ITALIANI (CENTRODESTRA) CHE STANNO CAVALCANDO IN MODO STRUMENTALE LA PROTESTA.

     

    Essi hanno un unico obiettivo: alimentare la  contrapposizione con chi al momento si trova al governo della regione! Si tratta di uno scontro tutto interno alle dinamiche della classe politica compradora, che niente quindi ha a che vedere col reale interesse del popolo sardo. I partiti italiani del centrodestra sardo in questa vicenda si portano appresso una contraddizione irrisolvibile: mentre oggi protestano per l’arrivo dei rifiuti fanno finta di dimenticare che quando si trovavano al governo della regione erano pronti a stoccare in sardigna le scorie nucleari! Che coerenza!

    Allo stesso modo strumentale è l’appello alla “solidarietà” lanciato dal governatore Soru e da chi sostiene la sua scelta coloniale. Costoro, Soru in primo luogo, si appellano al concetto di solidarietà in modo del tutto ipocrita. L’unico motivo per cui il “capo” della Regione si è lanciato (la nave per cagliari era già in viaggio da Napoli prima che iniziasse la riunione Governo italiano – regioni nella quale la Sardigna avrebbe dovuto manifestare la propria disponibilità!) nel proporre la candidatura è legato allo scontro in atto in una delle fazioni della classe politica compradora sarda, quello stesso scontro in cui Soru è uscito con le ossa rotte (vedi referendum sulla statutaria, elezione segretario PD sardo e prossime candidature per elezioni regionali 2009).

    Altro che solidarietà con la Campania!! Soru vuole semplicemente acquisire maggiore potere contrattuale con “ROMA”, con le segreterie romane dei partiti italiani, per poter poi regolare da posizioni di forza lo scontro tra italianisti del centrosinistra in atto in Sardigna.

    I SARDI DEVONO PRENDERE COSCIENZA DELLE REALI MANOVRE POSTE IN CAMPO DALLE DIVERSE FAZIONI DELLA CLASSE POLITICA COMPRADORA.

    LA NOSTRA TERRA, LA NOSTRA NAZIONE NON PUÒ CONTINUARE AD ESSERE CONSIDERATA ED UTILIZZATA COME CORTILE INTERNO (PATTUMIERA IN QUESTO CASO) D’ITALIA. LA LOTTA CONTRO LA POLITICA COLONIALE DELLO STATO ITALIANO CONTINUA!

     

    Nuoro, 14 Gennaio 2007

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    LA SARDIGNA PATTUMIERA D’ITALIA
    ENNESIMA PROVOCAZIONE COLONIALE

    Solamente la Regione Sardegna ha dato, per bocca dell’illuminato governatore Soru, il proprio assenso per “accogliere” i rifiuti campani. Le ricche regioni del settentrione italiano, Lombardia, Liguria e Friuli in testa, hanno invece subito comunicato la propria indisponibilità. Occorre sottolineare che proprio le regioni settentrionali sono tra quelle che producono le maggiori quantità tra i cosiddetti rifiuti “pericolosi”. Quei stessi rifiuti che qualcuno vorrebbe stoccare in Sardigna.

    Il tutto viene accettato sulla base di un paradossale concetto di solidarietà: il Popolo Sardo dovrebbe essere solidale con i campani e allo stesso tempo col governo italiano, soggetto maggiormente in difficoltà in questo momento nella gestione dell’emergenza.

    Il Popolo Sardo dovrebbe essere solidale con chi istituzionalmente rappresenta lo stato che da quasi 150 anni impedisce ai sardi la fruizione del diritto di autodeterminazione, che ci impone un modello economico che risponde ad interessi esterni, che ci affama e ci impoverisce per spingerci all’emigrazione, che ci impesta con poligoni e basi miltari che portano la ricchezza in italia e la morte in Sardigna. Quello stesso stato responsabile del tentativo in atto di genocidio contro il nostro Popolo.

    In tutta questa vicenda la regione sarda, col governatore Soru in prima linea, mostra il suo vero volto: classe politica COMPRADORA, volta esclusivamente alla gestione e all’intermediazione degli interessi italiani in COLONIA, assolutamente indifferente alle sorti del proprio Popolo e interessata esclusivamente al profitto e alla carriera ROMANA.

    NOI COMUNISTI INDIPENDENTISTI SARDI NON SIAMO ASSOLUTAMENTE DISPOSTI A SUBIRE QUESTA ENNESIMA UMILIAZIONE. LA NOSTRA TERRA, LA NOSTRA NAZIONE NON PUÒ CONTINUARE AD ESSERE CONSIDERATA ED UTILIZZATA COME CORTILE INTERNO (PATTUMIERA IN QUESTO CASO) D’ITALIA.

    QUALSIASI TENTATIVO DI IMPORTARE I RIFIUTI CAMPANI IN SARDIGNA, COSÌ COME QUALSIASI TENTATIVO DI RIAPRIRE LA QUESTIONE DEL TERMOVALORIZZATORE DI OTTANA, INCONTRERÀ LA NOSTRA PIÙ TOTALE, FERMA E DETERMINATA OPPOSIZIONE.

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    SEUS TOTUS DISTERRAUS!


    Dopo l’annuncio sullo svolgimento del G8 nel 2009 a La Maddalena è giunto a ruota l’annuncio che la Sardigna “ospiterà” nella prima o nella seconda settimana di dicembre un altro vertice internazionale, il cosiddetto “D10”. I ministri della difesa dell’Area Mediterranea (Algeria, Francia, Libia, Malta, Marocco, Mauritania, Spagna, Portogallo, Tunisia e Italia) discuteranno ufficialmente di “pace”, “sicurezza” e “cooperazione militare”.  Ma è facilmente prevedibile che, vista la composizione degli stati partecipanti, l’argomento principale possa essere quello dell’emigrazione clandestina. In questo senso appare molto chiara l’opera di preparazione svolta in questi ultimi mesi dagli organi di stampa sardi che hanno creato ad hoc un clima di caccia all’untore verso gli immigrati. Ad ogni sbarco di qualche decina di “disperati” è seguito un tam tam di voci allarmistiche, di paventate ondate di “terroristi islamici”, di richieste di potenzionamento  del  già ingente apparato di occupazione militare e di polizia  presente sul territorio sardo ed infine è stata proposta la costruzione di un Centro di Prima Accoglienza (CPA), ovvero di una di quelle strutture illegali dove gli immigrati vengono imprigionati senza avere commesso nessun reato e tristemente famosi per essere continuamente teatro della violazione dei più elementari diritti umani.
    Ma perché l’italia sceglie la Sardigna, il suo “cortile interno”, come sede di importanti vertici internazionali che è chiamata ad organizzare?
    Le risposte sono varie, ma tutte legate alla dimensione coloniale della nostra terra. Infatti sulla base di questa situazione oggettiva la Sardigna rappresenta per lo stato italiano la soluzione migliore. Dopo “Genova” non è più conveniente organizzare questo tipo di vertici nel proprio territorio “continentale”, troppo alto il rischio di manifestazioni di protesta e troppo pericolosa, in termini di gestione della reazione dell’opinione pubblica, la repressione del dissenso. In colonia invece esiste già un elevato e quotidiano controllo militare del territorio. La Sardigna vive quella che, agli occhi  di un osservatore obbiettivo, non può che apparire come una vera e propria occupazione militare: 2/3 delle servitù militari italiane si trovano nella nostra isola, che “ospita” basi nato, italiane e i due più grandi poligoni d’addestramento d’europa; nella nostra terra vi è una presenza di forze di polizia spropositata con caserme dei vari corpi armati italiani in ogni paese. Infine la Sardigna è un isola, per cui l’ingresso nel nostro territorio nazionale è molto più facilmente controllabile.
    Queste poche considerazioni svelano l’ipocrisia che si cela dietro le dichiarazioni ufficiali sia di esponenti della locale classe politica compradora, impegnati quotidianamente nella gestione e nella mediazione degli interessi “italiani” in colonia,  che degli alti vertici dello stato italiano, tutte tendenti a sottolineare la bontà e l’affetto paternalistico italiano nei confronti dei “poveri sardi”.

    Il nostro intento è quello di fare emergere un’altro punto di vista sull’emigrazione.  Ci interessa innanzi tutto sottolineare l’origine di questo fenomeno e le reali motivazioni che spingono migliaia di persone a lasciare la propria terra, i propri affetti e ogni certezza per approdare nel cosiddetto mondo occidentale. Sono le stesse motivazioni (povertà, miseria, fame, disoccupazione, assenza di un futuro, repressione, persecuzione politica, sociale ed etnica, etc.) che hanno spinto in passato e spingono tuttora centinaia di migliaia di sardi ad emigrare in cerca di lavoro e a scontrarsi spesso con un razzismo violento mescolato ad uno sfruttamento sul lavoro altrettanto feroce.
    Ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni politiche, ai movimenti, alle associazioni culturali e sociali e ai singoli che non condividono le scelte dello stato coloniale e della borghesia compradora di “ospitare” questo D10 e che non credono alle manipolazioni dei quotidiani locali sull’ “emergenza immigrazione” e alla campagna xenofoba e razzista che dilaga in questi giorni.
    Proponiamo un incontro pubblico che si terrà domenica 11 novembre alle ore 15.30 presso l’hotel Isa, in P.zza Mariano ad Oristano, per costruire insieme una mobilitazione popolare capace di dimostrare al mondo che la Sardigna è stata, è tuttora e continuerà ad essere terra di accoglienza e di ospitalità per i migranti.

    Cagliari, 6 novembre 2007

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    REFERENDUM STATUTARIA - VINCE L'ASTENSIONE

    LA MAGGIORANZA DEI SARDI NON SI E' FATTA INGANNARE!

    La maggioranza dei sardi ha disertato il referendum polverone, non sono caduti nella trappola del NO o del SI ad una legge che non li riguarda e che è tutta interna al sistema che intermedia la loro sudditanza.

    Non è caduto dunque nel vuoto l'appello del Comitadu pro s'ASTENSIONE che invitava i sardi a disertare le urne e dare una chiara risposta di disinteresse.

    I partiti italianisti e i loro apparati di controllo sociale costituito da: funzionari di partito, sindacati, patronati, sindaci, presidenti di enti politici ed economici, coadiuvati dalla quasi totalità dei media, sono riusciti a portare alle urne poco più del 15% dei sardi; gli altri 85% non hanno voluto farsi intruppare nelle trincee italiane per il si o per il no ma sono rimasti nella loro trincea a difesa dei loro diritti di popolo.

    Questo risultato è un chiaro segno di sfiducia dei sardi verso interventi legislativi che non modificano minimamente le condizioni di sudditanza della Sardigna e che vengono visti come dei semplici regolamenti di conti tra gruppi di potere esclusivamente italiani.

    Gli italiani di Sardegna prendano atto del fallimento, la maggioranza dei sardi non ha risposto al loro squillo di trombe, ha rifiutato, se non con la consapevolezza almeno con l'indifferenza, il tentativo di far loro votare un dettato legislativo di autoumiliazione.

    Su Comitadu pro s'Astensione, non rivendica vittorie ma prende atto di ciò che è successo: i sardi hanno disertato le urne, non si sono fatti impecorare e intruppare dai nuovi baroni.

    Est su mamentu de ispingher su CARRAMERDA pro chi fagat impresse a che bogare dae Sardigna totu sa "roba" chi faghe parte de su sistema chi umiliat e impedit sa nazione sarda.

    Nugoro 21/10/07

    pro su COORDINAMENTU NATZIONALE

    Bustianu Cumpostu, Erricu Madau, Federicu Giuntini

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    Comunicato stampa del 12 - 07 - 2007

    Martedì 11 luglio 2006 dieci militanti di a Manca pro s'Indipendentzia sono stati arrestati e successivamente condotti nel carcere di Buoncammino. Numerosi nostri compagni e altri militanti del variegato movimento indipendentista e comunista sardo hanno subito perquisizioni domiciliari, sequestro di materiale vario e diversi tra essi hanno ricevuto un avviso di garanzia in cui li si informa di essere sottoposti ad indagine per reati associativi.

    A Manca pro s'Indipendentzia respinge nella maniera più decisa tutti i capi di imputazione attribuitigli e dichiara che i suoi dieci militanti arrestati e tutti gli altri indagati sono del tutto estranei ai reati loro contestati. La nostra Organizzazione, fin dalla sua fondazione, ha sempre svolto la propria attività politica pubblicamente.

    Ricordiamo che le attività di a Manca pro s'Indipendentzia, inserite all'interno di quelle che sono le leggittime rivendicazioni del Popolo Lavoratore Sardo, ha svolto, svolge e continuerà a svolgere la propria pratica politica pubblicamente attraverso il suo giornale d'organizzazione, Soberania, distribuito in tutta la Sardigna, un sito internet accessibile a tutti e le sue sedi territoriali, aperte a chiunque.

    L'unica "colpa" di cui ci riconosciamo colpevoli è quella di essere militanti di
    un'organizzazione indipendentista e comunista che si batte per l'autodeterminazione del Popolo Lavoratore Sardo e per il Socialismo. Consideriamo le imputazioni attribuiteci come un attacco politico nei nostri confronti, tendente non a dimostrare un nostro eventuale coinvolgimento nei fatti, ma a criminalizzarci e a reprimerci in quanto soggetto politico attivo nella realtà sarda.

    Chiamiamo tutte le organizzazioni indipendentiste, comuniste e tutti i sinceri democratici, anche coloro che non condividono il nostro progetto politico, a respingere con determinazione questo vergognoso attacco alla libertà di espressione delle proprie opinioni politiche, che colpisce non solo a Manca pro s'Indipendentzia, ma tutto il Popolo Sardo.

    Chiediamo l'immediata scarcerazione dei nostri compagni e invitiamo tutti, singoli individui, gruppi, associazioni, orgnizzazioni e partiti politici, nonche i lavoratori a tenere alta l'attenzione in questo momento di attacco generalizzato ai diritti democratici.

    Nugoro, 12 de su mes'e lampadas de su 2006

    Ufficio Stampa di "a Manca pro s'Indipendentzia"

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    LA SOVRANITÀ È IN CAPO AL POPOLO SARDO
    SPETTA AL POPOLO SARDO ESERCITARLA!

    Il 24 ottobre la Corte Costituzionale italiana ha dichiarato la "illegittimità costituzionale" della legge regionale n.7 del 2006 (Istituzione della Consulta per il nuovo Statuto di autonomia e sovranità del popolo sardo), dell'art. 1, comma 1, dell'art. 2, comma 2, lettera a), e del comma 3 della stessa normativa limitatamente alle parole 'e sovranita'". Niente di nuovo sotto il sole coloniale!

    Già a luglio del 2006, nell’ambito della discussione sulle proposte di rinnovo dello statuto, lo stato italiano, in barba a qualsiasi principio di “autonomia”, non aveva avuto alcuna remora ad intervenire. La semplice utilizzazione della parola “sovranità del Popolo Sardo” infatti, secondo lo stato italiano, violava la Costituzione repubblicana italiana. Varie le “motivazioni” utilizzate: “La sovranità è dell'intero popolo italiano. Un popolo sardo sovrano non esiste”, e poi ancora: ”Il popolo sardo non è sovrano” e “no alla sovranità, si associa all’indipendenza”.

    La sentenza della corte costituzionale non fa che confermare questa impostazione ed inoltre chiarisce una volta per tutte, se mai ce ne fosse stato bisogno, quale potrà essere l’atteggiamento dello stato italiano qualora nel futuro processo di riforma dell’istituto autonomistico, tanto auspicato sia da parte della classe politica compradora quanto da alcuni settori del mondo indipendentista, si cercasse di imporre un principio assoluttamente leggittimo quale quello dell’autodeterminazione.

    Ora è assai probabile che vada in scena il consueto teatrino della classe politica compradora, che mostrerà al popolo sardo tutta la propria “indignazione” e “costernazione” per questa pronuncia “lesiva dell’”autonomia decisionale in capo ai rappresentanti del Popolo Sardo”. Indignazione e costernazione che, naturalmente, non tarderanno a lasciar spazio all’attività quotidiana di servilismo e rapina dei nostri degni rappresentanti.

    A Manca pro s’Indipendentzia ribadisce la propria posizione:

    La Sardigna è una Nazione senza Stato in quanto ha un territorio ben determinato, definito e riconoscibile dal fatto di essere un’isola; in quanto ha storicamente sviluppato una sua propria economia autoctona fondata su una struttura di tipo agro-pastorale; in quanto abitata da un popolo inteso come comunità etnica stabile che ha avuto la capacità storica di elaborare una propria lingua, una propria cultura, codici di auto-regolamento della propria società. Il diritto di autodeterminazione, in capo al Popolo Sardo, viene negato con la forza dallo stato italiano, per cui la Sardigna è una colonia dello Stato italiano.

    Di fronte alla cieca violenza coloniale di uno stato che continua a portare avanti nei confronti del nostro Popolo un consapevole progetto di genocidio la nostra risposta non può che essere una rivendicazione del diritto di esistere, resistere, decidere del nostro destino, essere soggetti della nostra storia, padroni del nostro futuro, di essere indipendenti e sovrani.

    Nuoro, 8 novembre 2007

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    LA VERA FACCIA DELLA REPRESSIONE!

    Esprimiamo la nostra indignazione per la richiesta di condanna, formulata dal P.M. De Angelis, nelle sue conclusioni nel processo che si svolge davanti alla Corte d’Assise di Nuoro contro i tre compagni imputati di essere gli autori del fallito attentato del 2006 ad una sede di AN a Nuoro.
    E’ sconcertante, se non conoscessimo la ferocia con la quale si abbatte le repressione politica dello stato italiano in Sardegna, che la pubblica accusa, rappresentata da questo zelante inquisitore, abbia richiesto per Ivano, Paolo e Antonella, rispettivamente 18, 15 e 14 anni di reclusione. Infatti, come tutti, anche i non addetti ai lavori, hanno potuto constatare, si è trattato di un processo indiziario attraverso il quale si è voluto artificiosamente sviluppare un teorema repressivo.
    E’ noto infatti che il debole impianto accusatorio si basa esclusivamente su alcune lacunose ed ambigue (per utilizzare degli eufemismi!) intercettazioni ambientali, tanto che i Giudici hanno ritenuto, già dalle prime battute del processo, di dover rimettere in libertà Antonella. Nonostante ciò il rappresentante dello Stato italiano chiede una condanna che vorrebbe essere esemplare per tutti coloro che in Sardegna lottano, politicamente, per la libertà!
    Ovviamente tutto questo non ci stupisce perché rappresenta la coerente conclusione di chi non ha voluto ricercare la verità ma ha voluto essere strumento, ancora una volta, della più feroce ed ostinata repressione.
    Condanniamo nella maniera più decisa l’atteggiamento delle guardie carcerarie nei confronti di Ivano al termine dell’udienza di ieri. Costoro non hanno avuto alcuna remora ad utilizzare i loro “metodi” brutali e fascisti anche in presenza dei familiari e dei rappresentanti degli organi di informazione, spingendo, aggredendo e malmenando senza alcun motivo il compagno. Naturalmente per tale comportamento la "Zustissia (mala)" italiana non chiamerà mai nessuno a rispondere visto che esso rappresenta, per l'appunto, uno dei volti reali della repressione.

    Nuoro, 22 Gennaio 2007

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